Busto Arsizio | 27 giugno 2026, 15:29

«I figli non si programmano, si accolgono»: a Villa Calcaterra il confronto sulla genitorialità oggi

Partecipato, a Busto, l'incontro promosso dal consigliere Fiore in collaborazione con il Cav. Tra testimonianze di famiglie numerose e il ruolo dei nonni, l'appello delle istituzioni per creare una rete di supporto. Presenti anche l'assessore Cozzi e il consigliere Geminiani

Villa Calcaterra ha accolto un folto e attento pubblico per l’incontro intitolato «Vorrei e posso… Genitori oggi». L'evento, voluto dal consigliere comunale Emanuele Fiore in stretta sinergia con il "Centro di aiuto alla vita Anna e Giovanni Rimoldi" di Busto, l’associazione Nonni 2.0, la casa editrice Albaccara e l’associazione culturale Spes. L'iniziativa ha proposto alla cittadinanza una riflessione aperta sul valore della natalità, dell’accoglienza della vita nascente e sulla necessità di una genitorialità consapevole.

La moderazione della mattinata è stata affidata a Carla Vetere, insegnante di lettere classiche e rappresentante dell'associazione Spes. Carla ha introdotto i temi offrendo una prospettiva storica e culturale sull'accoglienza dell’infanzia nel mondo antico: «Nella Grecia antica e in molte civiltà del passato, i neonati non sani o giudicati fragili venivano spesso eliminati o abbandonati. A Roma, pur non mancando casi di abbandono, era molto forte e sentita la pratica dell'adozione, intrapresa per motivi affettivi o politici. Basti pensare che l'imperatore Augusto fu un figlio adottivo di Giulio Cesare». La moderatrice ha poi descritto il cambiamento epocale introdotto dal cristianesimo e dalle leggi di Costantino, che sancirono la tutela dell'infanzia e posero fine all'infanticidio, tutelando anche le figlie femmine, storicamente considerate un onere economico a causa della dote.

Anche la presidente del consiglio comunale Laura Rogora, impossibilitata a presenziare, ha voluto far pervenire un messaggio. «Come amministrazione abbiamo patrocinato l'evento con profonda convinzione: riflettere sulla genitorialità non è solo un atto culturale, ma una necessità sociale. Il ruolo dei genitori, dei nonni e dell'intera famiglia si trova oggi a dover tracciare rotte nuove, spesso senza una mappa predefinita. In questo percorso le famiglie non possono essere lasciate sole, ed è perciò necessario fare rete, saper ascoltare e rispondere». Rogora ha infine richiamato la frase simbolo dell’incontro: «Una società giusta si misura dalla cura della vita più fragile: questo è un monito per le istituzioni a custodire la vita fin dall’inizio e a supportare la maternità».

Presenti anche l'assessore alla sicurezza Claudia Cozzi e il consigliere Paolo Geminiani. Cozzi ha richiamato il proprio vissuto personale: «Si tratta di un tema molto importante e che, da mamma, mi sta ancora più a cuore. All'interno delle mie deleghe, la sicurezza gioca un ruolo centrale, e ritengo che parte del mio operato debba concentrarsi proprio sul creare una città e un ambiente più sicuro per i nostri figli e per le famiglie. Se queste ultime non riescono a vivere bene il proprio territorio, l'intero sistema cittadino va a rotoli». Geminiani ha riflettuto sulle moderne sfide educative: «Oggi educare è diventato un compito molto difficile, segnato dall'influenza dei social media, dall'isolamento e da dinamiche del tutto diverse rispetto a vent'anni fa. Le istituzioni non hanno il compito di educare direttamente i figli, ma devono porsi come un sostegno valido e vicino, offrendo opportunità di dialogo e aiutando le famiglie a crescere in modo sano, trasmettendo i valori fondamentali».

La tavola rotonda è entrata nel vivo con la testimonianza di Soemia Sibillo, direttrice del CAV Mangiagalli di Milano e vicepresidente del Movimento per la Vita nazionale. Sibillo ha illustrato l'operato quotidiano dei centri, spiegando che l'accoglienza e il sostegno non si esauriscono nella pur fondamentale fornitura di aiuti materiali o economici, ma si basano principalmente sul contatto umano, sulla disponibilità all'ascolto e sulla vicinanza morale alle madri che affrontano situazioni di grave fragilità.

Un momento di profonda condivisione è coinciso con l'intervento di Elisabetta de Martini, madre di sei figli, che ha portato la propria esperienza di famiglia numerosa nella società contemporanea: «Ho cercato di individuare alcune parole chiave che riassumono ciò che ho appreso in questi anni in cui siamo diventati una famiglia numerosa. La prima è l'accoglienza, perché i figli non si programmano a tavolino come un semplice progetto, ma si accolgono. La seconda è la flessibilità, ossia la capacità di mettersi costantemente in discussione e di aprirsi all'apprendimento di cose sempre nuove, una scelta che per noi si è tradotta anche nell'istruzione parentale. Infine, la prospettiva, che insegna a compiere il passaggio dall'io al noi, comprendendo che quest'ultimo non è la banale somma dei singoli individui, ma un soggetto del tutto nuovo».

A seguire, Peppino Zola, intervenuto come portavoce dell'associazione Nonni 2.0, ha allargato la riflessione sul tema della denatalità da un punto di vista culturale, citando una recente analisi del giornalista Robi Ronza: «La denatalità è un problema complesso che spesso si tende a semplificare a seconda degli interessi in gioco. Tuttavia non si tratta solo di una questione politica o economica, bensì di un nodo prima di tutto culturale e di mentalità. Vi è inoltre un elemento di cui di solito si tace, ovvero la fede: chi ha fiducia nella positività della propria esistenza e della storia mostra una maggiore propensione a donare e moltiplicare la vita». Zola ha quindi rimarcato l’importanza di strutturare una rete di punti di riferimento per sostenere le famiglie in questa complessità.

Durante l'incontro è stata presentata anche la biografia di Carolina, storica volontaria e figura di riferimento del CAV, ricordata dai presenti come un esempio straordinario di accoglienza vissuta non solo come attività di supporto, ma come autentica vocazione personale.

In chiusura, il consigliere Emanuele Fiore ha voluto esprimere viva gratitudine alla giunta per la concessione del patrocinio, al CAV e a tutti i cittadini intervenuti: «Siamo commossi per questa grande partecipazione in una giornata di caldo così torrido. Questo interesse ci rende ancora più motivati ad andare avanti, per tenere sempre accesa la fiammella dell'accoglienza e della tutela della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, in un momento storico in cui tali riflessioni vengono talvolta reputate anacronistiche».

Giovanni Ferrario

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