In un tempo in cui la parola “verità” sembra essersi frantumata in mille versioni, c’è un bisogno urgente di ritrovare una bussola. E forse quella bussola passa da una parola tanto semplice quanto potente: potere. Ma non un potere qualunque. Un potere che si declina, che si trasforma, che cresce. Un potere “su, di, per, con”.
È da qui che è partito, martedì 28 aprile al Fratello Sole, l’intervento di Alberto Pellai — medico, psicoterapeuta e specialista in Medicina preventiva — protagonista della conferenza dal titolo “Quale verità ricercano gli adolescenti e quale verità trasmettono gli adulti”, inserita nel ciclo “I martedì al sole”, sostenuto da Lions e San Carlo Istituto Clinico. Presente in sala anche l’assessore all’economia Alessandro Albani.
Pellai ha aperto la serata con una constatazione tanto semplice quanto disarmante: oggi gli adolescenti vivono immersi in una confusione diffusa, in un mondo dove le verità si moltiplicano fino a perdere consistenza. «Troppe verità - ha osservato - rischiano di equivalere a nessuna verità. Ed è proprio in questo scenario che il ruolo degli adulti diventa decisivo».
Il cuore della riflessione si è sviluppato attorno alle quattro forme del potere. Il potere “su”, che richiama immediatamente una posizione di superiorità: è il potere dell’autorità, necessario ma da maneggiare con cura. Il potere “di”, cioè la capacità di fare, di agire, di incidere sulla realtà. Ma è nel passaggio successivo che il potere cambia davvero volto: il potere “per”, orientato al bene, al servizio, alla crescita dell’altro. Senza questa direzione, ogni forma di potere rischia di diventare sterile o addirittura dannosa.
E poi c’è il più complesso, il più delicato: il potere “con”. Un potere condiviso, che non schiaccia ma accompagna, che non impone ma costruisce. È il potere che genera riconoscimento autentico, quello che porta un ragazzo a dire: “Cavolo, è stato bravissimo”. Non per imposizione, ma per esperienza vissuta.
Un tema, questo, che Pellai aveva già affrontato al Fratello Sole nove anni fa, in un contesto però molto diverso. Oggi, più che mai, emerge l’urgenza di adulti capaci di essere punti di riferimento credibili. Perché — ed è uno dei passaggi più incisivi della serata — non si può insegnare la verità senza essere, prima di tutto, veri.
In questo percorso entra in gioco anche la resilienza, strettamente legata al modo in cui esercitiamo il potere. Essere adulti significativi significa testimoniare passione, senso, direzione. Non basta dire “sono stanco”: occorre saper dire “sono stanco perché ciò che faccio ha valore, mi appassiona, mi realizza”. È questo il linguaggio che educa.
Vivace e partecipato il dialogo con il pubblico, che ha portato sul tavolo questioni concrete: è giusto regalare lo smartphone per la Cresima? È corretto adeguarsi alle richieste dei figli per evitare che si sentano esclusi? Fino a che punto un genitore deve cedere? E ancora: è utile mostrare ai figli la fatica dell’educare?
Le risposte non sono state ricette, ma orientamenti. «Un insegnante - è stato sottolineato - non deve essere un amico: i ragazzi non cercano complicità, ma competenza. È da lì che nasce l’autorevolezza, e con essa il rispetto. E cercano passione, autenticità, presenza».
La verità, allora, non si impone: si costruisce. Attraverso un equilibrio dinamico tra potere “su, di, per” e infine “con”. Un percorso che passa anche da gesti semplici ma fondamentali: il dialogo quotidiano, il tempo condiviso, persino l’organizzazione di momenti tra famiglie con figli coetanei, per creare spazi di confronto e crescita.
La serata si è chiusa con un pubblico attento e coinvolto, segno che il bisogno di riflettere su questi temi è tutt’altro che marginale.
Il ciclo “I martedì al sole” proseguirà fino al 12 maggio, quando interverrà don Paolo Alliata, sacerdote milanese e rettore del Liceo Montini, autore di numerose pubblicazioni sospese tra letteratura, arte e spiritualità.
Nel frattempo, resta una traccia chiara: educare non è rinunciare al potere, ma trasformarlo. Da “su” a “di”, da “di” a “per”, fino ad arrivare — con coraggio e responsabilità — al più difficile e più umano dei traguardi: il potere “con”.










