Il dolore della guerra e la bellezza della rinascita si incontrano in via Monsignor Borroni. Dopo il taglio del nastro dello scorso 22 marzo, che ha ufficialmente restituito alla città di Busto le ex carceri austriache in veste di nuovo polo culturale (LEGGI QUI), oggi, giovedì 26 marzo, alle 18 lo spazio ha vissuto il suo primo, vero debutto artistico.
A inaugurare la programmazione dei locali appena ristrutturati è la mostra “Siria, cosa resta di Palmira. Viaggio nella storia ferita di un territorio di guerra” del fotoreporter Giorgio Bianchi. L'esposizione si inserisce nel cartellone della XIV edizione del Festival Fotografico Europeo, curato dall'AFI (Archivio Fotografico Italiano) e intitolato quest'anno “Geografie Umane”.
Durante la presentazione, il sindaco Emanuele Antonelli ha espresso grande soddisfazione, sottolineando l'importanza di veder finalmente vivere questo edificio storico, consegnato alla comunità come nuovo spazio interamente votato alla cultura.
Un concetto ribadito e approfondito dall'assessore alla partita, Manuela Maffioli, che ha evidenziato la forte connessione simbolica tra l'edificio e le opere esposte: «È motivo d'orgoglio l'inaugurazione di questa esposizione perché è la prima che apriamo in questo spazio e, soprattutto, è pensata in relazione e in dialogo con esso. La mostra parla di un sito ferito all'interno di un luogo ristrutturato e recuperato. C'è un'unione per contrasto tra il contenuto e il contenitore».
L'esposizione porta con sé un forte messaggio di tutela del patrimonio, tema caro all'amministrazione, che pochi giorni prima ha posto lo "Scudo Blu" a protezione di Palazzo Marliani Cicogna in caso di conflitto (LEGGI QUI). «Palmira ha pagato le spese di un conflitto bellico che, oltre a spegnere vite umane, spegne anche l'identità dei popoli, andando a colpire ciò che hanno costruito nei secoli», ha spiegato Maffioli, ricordando inoltre che per far conoscere la storia del nuovo polo culturale sono state attivate delle visite guidate architettoniche che hanno già quasi esaurito i posti disponibili.
A illustrare il valore documentaristico degli scatti è intervenuto Claudio Argentiero, presidente di AFI e curatore artistico del Festival: «Abbiamo scelto di esporre un lavoro dedicato a un luogo simbolico, per riflettere sul sentimento identitario di un popolo e sulla salvaguardia della storia. L'autore non è un fotografo di architettura, ma un reporter. La mostra è divisa in due livelli: una parte è dedicata ai monumenti saccheggiati, l'altra è più reportagistica e vuole dare un segnale sul perché siano nate queste situazioni, dai conflitti interni agli scontri religiosi».
Argentiero ha posto l'accento sull'importanza di una narrazione lenta, in contrapposizione al consumo distratto delle notizie, lodando inoltre la conformazione delle ex carceri: «Oggi viviamo con i mass media che passano velocemente da una cosa all'altra: ci stiamo occupando dell'Iran, abbiamo dimenticato Gaza e domani scoppierà un'altra guerra. Chi invece ha deciso di approfondire queste tematiche, facendo ben otto viaggi in Siria, riesce a raccontare l'esperienza di vita delle persone. Ritrovarsi in questi salottini così intimi, luoghi ideali in cui vivere e dialogare, dà un valore aggiunto».
L'autore, Giorgio Bianchi, sarà presente alle ex carceri l'11 aprile per una visita guidata in cui racconterà la sua esperienza sul campo e presenterà due volumi.
La mostra sarà visitabile a ingresso libero fino al 26 aprile. Gli orari di apertura sono: venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 18; sabato e domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30. Lo spazio espositivo resterà chiuso domenica 5 aprile.











