Politica | 24 gennaio 2026, 11:30

«Sentenza ridicola, una vergogna». Sabba contro la condanna a 6 anni per lo stupro della 14enne

L'assessore alla Sicurezza non è d'accordo con il verdetto per la violenza di via Vercelli: «Servirebbero 15 anni senza sconti». E sulla sicurezza in città: «Siamo in balia di una giustizia che non funziona, serve prevenzione»

«Sentenza ridicola, una vergogna». Sabba contro la condanna a 6 anni per lo stupro della 14enne

«Una vergogna», una sentenza dalla «logica ridicola». Non usa mezzi termini l'assessore alla Sicurezza Matteo Sabba per commentare la notizia della condanna a sei anni di reclusione inflitta al 21enne che lo scorso aprile violentò una ragazza di 14 anni (LEGGI QUI). Un verdetto che infiamma il dibattito sulla giustizia e la sicurezza in città.
La sentenza è stata emessa mercoledì dal Gup Anna Giorgetti, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero negando le attenuanti generiche all'imputato. Ma per l'assessore, la pena è tutt'altro che adeguata alla gravità del crimine.
«Una persona che si macchia di tali colpe dovrebbe scontare 15 anni senza alcun tipo di sconto», ha commentato duramente Sabba. «Chi uccide, chi stupra o chi ruba nelle abitazioni non dovrebbe uscire dalla galera prima di aver scontato interamente pene severe. Oggi c'è un disperato bisogno di una giustizia che sia davvero tale».

È proprio questa percezione di una giustizia inefficace a spingere l'assessore a insistere sulle misure di prevenzione a livello locale. «La realtà è che siamo in balia di una giustizia che non funziona e, dato che è impossibile avere un poliziotto a ogni angolo di strada, l'unico modo per difendersi è la prevenzione» ha recentemente affermato Sabba.
Secondo l'assessore, questa autotutela non deve però essere confusa con il giustizialismo privato: «Bisogna tutelarsi installando telecamere e partecipando al controllo del vicinato per scambiarsi informazioni e avvisarsi a vicenda. Ma non è un sistema abbandonato a se stesso: il controllo del vicinato è un servizio presidiato e coordinato ufficialmente dalla Polizia Locale, rimane sempre sotto la nostra supervisione istituzionale».

GioFe

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