Il titolo va approfondito. Scritto così, certamente dice un'ovvietà, ma col Dialetto Bustocco da strada, quel titolo insegna... ben oltre l'ovvietà. E lo catechizza a ragion veduta, Giusepèn.
Ecco, com'è la "lezione" di Giusepèn: "foghi non 'nparò a gota, ma sa fo a rampegò" (non fare imparare alla micia, come si fa ad arrampicarsi). L'ovvietà... trascolora, ed emerge una saggezza nuda e cruda. La "micia" possiede, sotto il pelo, autentici artigli che le servono sia per arrampicarsi meglio, sia per difendersi, ma pure per accaparrarsi "quanto le serve" per sopravvivere.
Di solito, si parla di "gatti casalinghi" ed anche qui, guai molestare il gatto. Mi dicono gli studiosi dei felini che, oltre ad appartenere a questa "famiglia", i gatti, considerano tutto loro, l'habitat in cui vivono - in altre parole, la casa è "di loro proprietà", mentre ogni umano, diventa un ospite. Quindi, il gatto è socievole, è "mammone", diventa utile, specie per gli ammalati che di fronte al loro "ron-ron" ottengono un sollievo alla loro malattia. Però, a molestarlo, il gatto. mostra i suoi acuminati artigli... ed è un dolore per chi se li sente addosso!
C'è poi la "caccia alle lucertole" che impegna il gatto e quella a passerotti che giacciono nel nido.
Noi (e con noi, il Dialetto Bustocco da strada), ci occupiamo del "valore morale" che implica i gatti. Ci sono in giro soloni di ogni specie; persone che sanno tutto di tutti (e di ogni cosa) e vorrebbero insegnare tutto, sino all'esasperazione di "presunti allievi" che vogliono, restare educati …. per non offendere i vari maestri.
Ecco allora, chi ha "sale in zucca", sbottare nel fatidico "foghi non 'nparò a gota a rampegò" e, la comparazione con la realtà è semplice: so quel che vuoi dire, so risponderti, so sostenere la mia tesi... tu, resta al tuo posto... imparo da tutti, ma tu, non mi stai fornendo una lezione.
Giusepèn annuisce. Si guarda in giro. Addita nomi di Politici... ma non solo. Dante (proprio lui, il Vate, il Maestro per eccellenza) durante la tappa a Verona, prima di approdare a Ravenna, in un suo scritto, disse (più o meno così): "i dotti sanno molte cose, gli specialisti conoscono le loro specialità, i mona sanno tutto" - sicuramente "mona" non è fiorentino, ma a Verona (e non solo) sanno cosa significa. Così, anche nel Dialetto Bustocco da strada, ci si è rifugiati nella "micia" a cui, proprio, non bisogna insegnarle come si deve adattare, per arrampicarsi.
E qui, fatemelo scrivere: "la micia si arrampica sugli alberi, ma pure sulle tende di casa, sui muri, quando è in pericolo, su qualsiasi cosa che protegga la sua velocità. Guai, però, insegnarle come si fa. Ed è una "lezione" che i saccenti devbono imparare.. loro NON sono mici!










