C’è un nuovo “arredo urbano” ai margini del parcheggio del liceo scientifico Arturo Tosi di Busto Arsizio. Non una panchina di design, non un’installazione artistica contemporanea e nemmeno una provocazione culturale degna di una biennale. No. Si tratta di un divano azzurro, placidamente abbandonato nel boschetto che costeggia l’area parcheggio della scuola.
Un divano vero. Con tanto di seduta, schienale e quell’aria stanca di chi ne ha viste tante.
È lì, appoggiato al limite del marciapiede, immerso in una vegetazione incolta che sembra ormai averlo adottato come parte integrante del paesaggio. A prima vista potrebbe quasi sembrare una scena surreale: un salotto improvvisato nel verde, un angolo relax per scoiattoli e piccioni metropolitani. Ma basta fermarsi qualche secondo in più per capire che qui non c’è nulla di poetico.
C’è invece il solito, amaro segnale di degrado urbano.
Il salotto nel bosco
Qualcuno, evidentemente, ha pensato bene di liberarsi del vecchio divano trasformando il boschetto in una discarica personale. Un gesto comodo per chi lo compie, molto meno per la collettività. Perché un divano non arriva lì da solo. Non è stato trascinato dal vento. Non è precipitato da un camion in corsa. Qualcuno ha scelto deliberatamente di abbandonarlo. E il problema non è soltanto estetico, anche se l’impatto visivo è già sufficiente a suscitare indignazione. Il problema è culturale.
Un messaggio sbagliato davanti a una scuola
La presenza del divano assume un significato ancora più spiacevole perché si trova accanto a una scuola superiore. Una scuola che ogni giorno educa centinaia di ragazzi non solo alla matematica, alla fisica o alla letteratura, ma anche ai valori della convivenza civile.
L’educazione civica, il rispetto degli spazi comuni, la sensibilità verso l’ambiente e il senso del bello dovrebbero essere parte integrante della crescita di ogni studente. E invece, appena fuori dal cancello, ecco la lezione opposta. Il messaggio implicito rischia di essere devastante nella sua banalità: “Se qualcosa non serve più, lo si scarica dove capita.” Una filosofia che trasforma il territorio in una gigantesca stanza degli oggetti dimenticati.
Il paradosso educativo
Fa quasi sorridere - amaramente - pensare che dentro le aule si organizzino progetti sulla sostenibilità ambientale, campagne contro l’inquinamento, giornate ecologiche e incontri sul rispetto del bene comune, mentre all’esterno compare un sofà abusivo degno di una discarica improvvisata. Da una parte si insegnano le regole della cittadinanza. Dall’altra il territorio sembra rispondere con un’alzata di spalle. È difficile parlare di decoro urbano ai ragazzi quando il primo esempio visibile è un divano abbandonato tra erbacce e incuria.










