Sport | 06 marzo 2026, 08:20

EDITORIALE. Paralimpiadi, il simbolo più puro dello sport: nessun eroe, ma persone che inseguono sogni

I Giochi, che si inaugureranno stasera alle 20 con la cerimonia all'Arena di Verona in diretta su Rai 1, sono ricchi di storie e speranze. Chi partecipa lo fa per sé, ma anche per chi sta a casa: associazioni e famiglie che, non ogni quattro anni ma ogni giorno, si vestono da autisti, organizzatori, sponsor, volontari e cercano spazi, considerazione, luce e opportunità. Eppure, anche qui, politica e interessi riescono a infilarsi tra le corsie e le pedane...

I varesini della Polha in pista con la Nazionale di para ice hockey: da sinistra Gabriele Lanza, Santino Stillitano, Alessandro Andreoni e Roberto Radice

I varesini della Polha in pista con la Nazionale di para ice hockey: da sinistra Gabriele Lanza, Santino Stillitano, Alessandro Andreoni e Roberto Radice

Questa sera alle 20 su Rai 1 cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 all'Arena di Verona con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: 45 le delegazioni che sfileranno, mentre 11 Paesi non parteciperanno, così come non ci saranno portabandiera. Al loro posto saranno i volontari a portare i vessilli delle 56 nazioni presenti. Motivazione ufficiale: problemi logistici dovuti agli spostamenti degli atleti dalle sedi delle gare, per molti si tratta invece di un boicottaggio per la decisione del comitato paralimpico di ammettere gli atleti di Russia e Bielorussia. Diretta su Rai 1 e Rai Play.

Lo spettacolo unico delle Paralimpiadi si presenta puntuale, ricco di storie e sogni, distribuito tra la Lombardia, il Veneto e il Trentino Alto Adige con le sue gare di sci alpino, sci di fondo, curling, biathlon, hockey su ghiaccio e snowboard. Unico per quello che ogni volta sa raccontare e insegnare, unico per regole e caratteristiche degli atleti, unico per come sa contagiare chi per diversi motivi e in diverse condizioni crede di non poter avere o aver perso il comando della propria vita.

Quella distribuita nelle diverse sedi è l’Italia Paralimpica Invernale più numerosa di sempre: 5 donne e 37 uomini, più le 3 guide dello sci alpino. Dodici gli esordienti ai quali si aggiungono il neo presidente del Comitato Paralimpico Giunio De Sanctis e il neo segretario generale, varesino, Simone Rasetti.  L’azzurro più giovane è il ventunenne bergamasco, tesserato Polha Varese, Davide Epis dello snowboard, mentre la veterana è Angela Menardi del curling, classe 1964, alla sua terza paralimpiade invernale. Il sempre presente da Torino 2006 è invece il torinese Gianluca Cavaliere, colonna dell’hockey su ghiaccio. 

Varese è rappresentata da Alessandro Andreoni nell’hockey su ghiaccio. In squadra con lui anche altri tre giocatori della Polha Varese: Santino Stillitano, Roberto Radice e Gabriele Lanza. Ma la società della presidentessa Daniela Colonna Preti gioca i suoi assi anche nello snowboard: Riccardo Cardani, Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner e il già citato Davide Epis.

Non un mondo a parte, nessun eroe, prima di tutto persone. Atleti di 56 Paesi arrivati fin qui per merito, a fronte di un impegno totale, inseguendo un sogno che per la stragrande maggioranza del movimento paralimpico resta tale. Chi gareggia lo fa anche per chi sta a casa. Per associazioni e famiglie che, non ogni quattro anni ma ogni giorno, si vestono da autisti, organizzatori, sponsor, volontari. Cercano spazi, considerazione, luce, ogni opportunità per avvicinare alla pratica sportiva i giovani con ogni disabilità. 

Questi giorni sono tutti per loro. Giorni, spazio e luce che meritano e che non devono essere ridotti o sporcati da tutto il peggio che sta succedendo nel mondo.

Le Paralimpiadi sono il simbolo più puro dello sport: persone capaci di dimostrare al mondo come trasformare una difficoltà in forza.  

Eppure, anche qui, politica e interessi riescono a infilarsi tra le corsie e le pedane. Quando le gare vengono distribuite in sedi lontane tra loro per convenienza economica e quando governi impediscono ai propri atleti di condividere la stessa cerimonia inaugurale per ragioni politiche, il messaggio dello sport diventa debole. 

Gli atleti continuano a dare lezioni di coraggio e dignità. Chi organizza e governa continua a mortificare la potenzialità dello sport di educare e unire. 

Roberto Bof

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