Cultura | 04 marzo 2026, 08:29

Mariella Lotti, la “Venere” bustocca rivive con l’Università cittadina

Mercoledì 4 marzo al Museo del Tessile, la storia di Mariella Lotti, diva bustocca del cinema anni ’40. Paolo Ferrario ne ripercorre vita, successi e scelte lontane dai riflettori. Un viaggio nella memoria per restituire alla città una delle sue stelle

Una spiritosa caricatura della 'diva' tratta dalla rivista satirica bustese 'La Baraonda' nata proprio nel 1939 e che per qualche decennio sarebbe uscita nei giorni del Carnevale per mettere alla berlina i personaggi più conosciuti della città

Una spiritosa caricatura della 'diva' tratta dalla rivista satirica bustese 'La Baraonda' nata proprio nel 1939 e che per qualche decennio sarebbe uscita nei giorni del Carnevale per mettere alla berlina i personaggi più conosciuti della città

Mercoledì 4 marzo alle 15.30, nella Sala Conferenze del Museo del Tessile, l’Università Cittadina accende i riflettori su un volto che il tempo non è riuscito a cancellare. Ospite dell’incontro sarà Paolo Ferrario, narratore appassionato di biografie bustocche, che guiderà il pubblico alla riscoperta di Mariella Lotti, la “Venere” del cinema anni Quaranta nata a Busto Arsizio.

Una diva dimenticata

Il nome d’arte è quello che il grande pubblico ha imparato a conoscere, ma all’anagrafe era Maria Camilla Anna Pianotti. Nata a Busto Arsizio il 17 novembre 1919, ultima di quattro figlie, Mariella cresce in una famiglia laboriosa: il padre Sperandio, falegname ebanista originario del Bergamasco, e la madre Gina Ornaghi, proveniente da Greco Milanese. Dopo un percorso scolastico interrotto presto, la giovane Mariella trova nella disciplina e nell’eleganza della ginnastica il primo palcoscenico, entrando nella squadra della Pro Patria Bustese.

Il salto decisivo arriva nel 1937, quando raggiunge a Roma la sorella Carola, già comparsa sul grande schermo accanto a Vittorio De Sica nel film “Gli uomini che mascalzoni”. Mariella studia recitazione, viene ammessa al Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1938 debutta al cinema. In soli cinque anni interpreta ventidue film, imponendosi come una delle figure simbolo del filone dei “telefoni bianchi”, icona di grazia e femminilità in un’Italia sospesa tra sogno e propaganda.

Tra cinema e teatro, oltre il regime

La sua carriera si intreccia con la storia del Paese. Pur lavorando nel cinema degli anni del regime, Mariella mantiene una distanza discreta dalle sue logiche. Dopo l’8 settembre 1943 il panorama cambia radicalmente: da protagonista assoluta si ritrova a ricevere ruoli secondari che non la soddisfano. Sceglie allora il teatro, entrando nella Compagnia Italiana di Prosa con Rina Morelli e Paolo Stoppa, sotto la direzione di Luchino Visconti, che resterà per lei un grande amico.

Tra il 1945 e il 1952 continua a lavorare nel cinema con parti meno centrali, fino alla decisione che sorprende molti: nel 1953 si ritira dalle scene per sposare un industriale romano. Una scelta che segna il passaggio a una vita più riservata, illuminata dalla nascita del figlio Giovanni e da un impegno silenzioso nella beneficenza. Rimasta vedova nel 1967, si trasferisce a Parigi, dove si spegne nel dicembre 2004.

La memoria come responsabilità

A riportare alla luce la sua figura è stato anche il Busto Arsizio Film Festival che nel 2017 ha voluto renderle omaggio, quando ormai i suoi film sopravvivevano soltanto nei ricordi di qualche anziano bustocco.

Ora tocca a Paolo Ferrario raccogliere quel filo della memoria. Bustocco doc, chimico di formazione, ha svolto attività di ricerca in campo farmacologico presso il Cnr e l’Università degli Studi di Milano, pubblicando su riviste scientifiche internazionali. Negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi a un’altra forma di ricerca: quella sulle vite di uomini e donne che hanno dato lustro alla città, per sottrarli all’oblio.

Laura Vignati

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