Oltre due anni e mezzo di lavoro, con quaranta sedute e quarantuno audizioni di soggetti istituzionali, parti sociali, esperti e operatori di settore.
Oggi, martedì 17 febbraio, il risultato di questo impegno è stato presentato in Consiglio regionale con l’illustrazione della relazione conclusiva della commissione di inchiesta Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un documento bipartisan: è stato il presidente di questo organismo, il consigliere varesino del Partito Democratico Samuele Astuti, a relazionare in aula sul lavoro svolto, insieme alla vicepresidente Silvana Snider (Lega).
Il testo contiene nove raccomandazioni operative al governo nazionale e ventuno a livello regionale, con cui si vuole mettere al centro una nuova visione della cultura della sicurezza, intesa come valore aziendale condiviso e come un investimento sul futuro capace di garantire prevenzione e competitività.
Per la costruzione di questo percorso la relazione individua lo strumento del “Safety by Design” che integra la sicurezza già nelle fasi iniziali della progettazione di ambienti, processi produttivi, macchinari e strumenti di lavoro. Infine, la relazione intende superare l’approccio burocratico alla formazione obbligatoria, rendendola continua, interattiva, contestualizzata e orientata alla pratica, con aggiornamenti periodici e percorsi di addestramento mirato.
Astuti: «Emergenza da affrontare con soluzioni all’avanguardia»
«Negli ultimi 35 anni il numero delle morti e degli incidenti sul lavoro è rimasto stabile, soprattutto nei settori costruzioni, agricoltura e metalmeccanica e colpisce in modo significativo i lavoratori stranieri. La sicurezza sul lavoro è a tutt’oggi un’emergenza che va affrontata con maggiore impegno e con soluzioni all’avanguardia», sottolinea in una nota, dopo la discussione in assise, il consigliere Astuti, presidente della commissione d’inchiesta. Ricordando che la richiesta di istituzione di questo organismo era stato il primo atto delle opposizioni di centrosinistra all’inizio della legislatura, nel marzo 2023.
La commissione ha evidenziato che la formazione deve essere mirata al rischio specifico del lavoratore: «Troppo spesso oggi i corsi sono generici e poco attinenti alle reali mansioni. È necessario che i percorsi formativi tengano conto dei rischi concreti del singolo lavoratore. Colpisce che tra le vittime un terzo sia di origine straniera, questo impone che formazione e prescrizioni siano resi comprensibili a tutti. Un’attenzione particolare va diretta alle micro e piccole imprese, che per ragioni strutturali incontrano maggiori difficoltà nell’implementazione delle misure di protezione e nei percorsi di formazione».
Inoltre «è necessario risolvere anche il problema della carenza di personale addetto alle ispezioni che deve oggi potersi dotare anche di tecnologie avanzate, come droni, software predittivi e intelligenza artificiale. Il lavoro della commissione rappresenta un punto di partenza, ora è fondamentale tradurre queste indicazioni in scelte concrete e continuative. Serve inoltre proseguire nell’azione istituzionale per trasformare le analisi e le indicazioni in risultati tangibili, perché l’obiettivo imprescindibile è arrivare a zero vittime».
Dell’Erba: «Varese modello di riferimento»

Nel corso del dibattito al Pirellone, sono intervenuti anche i consiglieri varesini Romana Dell’Erba (Fratelli d’Italia) e Giuseppe Licata (Forza Italia).
Durante la dichiarazione di voto, Dell’Erba ha evidenziato l’importanza dei “Near misses”, cioè gli eventi mancati che, se non segnalati, potrebbero trasformarsi in incidenti: «C’è ancora tanto da fare per promuovere la segnalazione immediata di qualsiasi rischio, evitando che un mancato incidente diventi un infortunio. Penso, ad esempio, all’episodio della scuola di Saronno: la mia sfida di oggi è lavorare affinché nulla di brutto accada».
La consigliera ha anche sottolineato il ruolo cruciale del servizio Psal e delle Ats, con un focus sulla nostra provincia: grazie a controlli puntuali, attività formative e supporto alle aziende e alle strutture pubbliche, Varese riesce a proteggere concretamente i lavoratori più esposti, garantendo sicurezza anche in ambienti ad alta frequentazione. I dati confermano che, anche in un contesto industriale intenso, la gestione attenta dei rischi e l’adozione di buone pratiche permette di contenere gli infortuni, mentre i lavoratori extra-Ue continuano a mostrare livelli di rischio più elevati, confermando la necessità di interventi mirati.
La provincia di Varese, fa notare la consigliera di Fdi in una nota – si conferma un modello di riferimento per la sicurezza sul lavoro in Lombardia. Tra il 2019 e il 2023, la media annua di denunce di infortunio è stata di circa 8.850, con un’incidenza tra le più basse della regione. Il settore predominante è quello della meccanica e plastica, mentre particolare attenzione viene riservata anche alle scuole e agli uffici pubblici, dove la prevenzione è essenziale per proteggere lavoratori e cittadini.
«Prevenzione, formazione e cultura della segnalazione – conclude dell’Erba – non sono solo obblighi normativi, ma strumenti concreti per tutelare la salute di chi lavora e di tutta la comunità».
Licata: «Alzare gli standard qualitativi degli enti formatori»

Anche Licata ha citato la realtà di Varese, portando in aula l’esempio virtuoso del “Protocollo d’Intesa per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e per la prevenzione dagli infortuni e dalle malattie professionali”, recentemente rinnovato. Un’intesa che ha coinvolto, tra le altre realtà, Prefettura, Provincia, Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura, Ats Insubria, Inaul, Inps e ispettorato del lavoro, università, sindacati, organizzazioni rappresentative delle imprese.
«I dati Inail del 2025 confermano un quadro nazionale che resta critico – ha osservato l’esponente forzista –. Dalla relazione emerge che, nonostante la solidità del quadro normativo, c’è la necessità di un impegno incisivo per fronteggiare la sfida degli incidenti che si verificano ancora troppo speso anche in Lombardia».
Fondamentale la formazione: «Occorre alzare gli standard qualitativi degli enti formatori». Intendendo salute e sicurezza non come «meri adempimenti tecnici», ma come «pilastri imprescindibili, principi irrinunciabili del vivere civile».
Anche perché, «dai lavori della commissione di inchiesta, dalle audizioni e dalla ricerca realizzata da Polis Lombardia, emerge tra le principali criticità una formazione non sempre rispondente alle esigenze specifiche dei lavoratori e dei diversi settori produttivi: si evidenzia la necessità di potenziare la rete di formatori qualificati, alzando gli standard qualitativi degli enti formatori, inserendoli nel sistema di accreditamento di Regione Lombardia. Istanze che trovano una risposta concreta nella recente legge n. 4 del 10 febbraio 2026 dedicata proprio alla formazione in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, approvata nelle scorse settimane dal Consiglio, frutto del lavoro sinergico degli assessori Bertolaso e Tironi. Il primo atto importante dopo la conclusione dei lavori della commissione d’inchiesta, la prima legge regionale in Italia su questo importante tema: una scelta condivisa di responsabilità verso i lavoratori, le imprese e tutto il settore produttivo».
«Altro ambito su cui investire è quello dell’innovazione», ha proseguito. Si tratta di una «importante leva per migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Implementazione di sistemi digitali avanzati per il monitoraggio delle attività ispettive e formative, utilizzo di sensori e dispositivi indossabili per rilevare condizioni di rischio, come affaticamento o esposizione a sostanze nocive, sviluppo strumenti basati sull’intelligenza artificiale per analizzare in tempo reale il rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, sono solo alcune delle proposte emerse nel corso delle audizioni».










