Alto Milanese | 26 gennaio 2026, 21:04

Il secolo di Veglia Elisabetta: «Oggi mi sono alzata e ho pensato: stai su di morale! Da domani inizio a contare i giorni verso i 101»

A Rho gli auguri del sindaco Orlandi alla signora Grandossi. «Una vita non facile, di sacrifici. Sono diventata infermiera, ho lavorato in un manicomio e in diversi ospedali»

Il secolo di Veglia Elisabetta: «Oggi mi sono alzata e ho pensato: stai su di morale! Da domani inizio a contare i giorni verso i 101»

Il Sindaco Andrea Orlandi si è recato questa mattina a fare gli auguri di buon compleanno alla signora Veglia Elisabetta Grandossi che vive nella sua abitazione nel quartiere di San Giovanni. Lei lo ha accolto chiedendogli “Ma come fa a sapere del mio compleanno? Ma è davvero lei?”. E via con i ricordi del suo passato, prima di un brindisi, di un aperitivo e di qualche pasticcino per festeggiare.

Nata il 26 gennaio 1926 a Grumello del Monte, in provincia di Bergamo, la signora Veglia ricorda perfettamente l’infanzia con mamma, papà, cinque sorelle e un  unico fratello morto bambino. Una sorella di 98 anni vive in una casa di riposo sul lago di Garda, lei vive sola, a pochi metri da una delle due figlie. Fiera delle sue origini, Veglia mostra una foto del 29 giugno 1944, in tempo di guerra, dove è ritratta anche una sua sorella. “Papà è morto a 101 anni, la mamma purtroppo quando era molto più giovane – racconta – La sera in cascina mi ricordo che lei cuciva e noi bambine eravamo intorno a lei a recitare in ginocchio le preghiere. Una vita non facile, di sacrifici. Sono diventata infermiera, ho lavorato in un manicomio e in diversi ospedali. A Desio, mentre era ricoverato per una appendicite, ho incontrato il mio futuro marito, Giulio Moiraghi, che era di Rho e faceva il manutentore. Ci siamo sposati e sono venuta a vivere a Rho, abbiamo avuto due figlie, Marina e Oriela. Oggi ho tre nipoti, Marco, Sara e Pietro, e tre pronipoti. Mio marito è mancato dieci anni fa, a  90 anni”. 

La signora gode fortunatamente di una buona salute, ama mangiare a pranzo la polenta con la trippa o con lo stinco di maiale, la sera si limita a una minestra. Ha superato fratture, problemi a un occhio, grandi fatiche. Ama guardare la televisione, fare le parole crociate, concedersi un pisolino pomeridiano. Di sé dice: “Ho una bella cosa, la bocca buona per mangiare. Il piatto lo lascio pulito e mi piace quel che cucina mio genero Fabrizio, marito di Oriela. Ho sempre lavorato tanto. Dopo avere messo su famiglia, sono stata a servizio dalle signorine Del Grande e poi sono stata bidella alle scuole Bonecchi e Manzoni, dove ho conosciuto la professoressa Melchiori. Finché ho potuto non ho mai smesso di fare iniezioni, andavo in bicicletta anche fino a Pregnana o Cornaredo per raggiungere i pazienti a casa”.

Al mattino ha ricevuto la visita delle amiche dell’oratorio di San Giovanni. La sera una festa con tutti i parenti. A chi commenta la sua età dice: “Oggi mi sono alzata e ho pensato: stai su di morale! Da domani inizio a contare i giorni verso i 101. O Gesù che sei lassù, pensaci tu!”. 

Faccio alla signora Veglia i miei migliori auguri e quelli di tutta la città – ha detto il Sindaco Andrea Orlandi - Bello trovarla così scattante, attiva, desiderosa di raccontare. Una vera colonna, cui auguriamo il meglio possibile. Come dice lei stessa, altri cento anni!”.

Comunicato Stampa

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