Ieri... oggi, è già domani | 01 marzo 2022, 04:00

"ul gioeugu" (il gioco)

Stavolta, lo stupore di Giusepèn è quasi contagios

"ul gioeugu" (il gioco)

Stavolta, lo stupore di Giusepèn è quasi contagioso. Ricorda certi giochi che si facevano in antichità e "colora" la sua parlata con una mimica che ....Gilberto Govi  l'avrebbe scritturato per le sue opere. A proposito, per i pochi non addentro ai lavori del Commediografo, specifico che Gilberto Govi è il grande Commediografo genovese che mette in piazza il Dialetto Ligure, molto simile al Dialetto da strada che si utilizza da noi. Parecchie parole "liguri" sono presenti nella parlata Bustocca ed io per .. una Commedia di Gilberto Govi, "spenderei" una cifra per semplicemente ascoltarla e viverla.

Chi non conosce il "Grande Genovese" non può comprendere interamente il Dialetto Bustocco da strada che (modestamente) porto avanti, alla faccia dei "faccendieri" che si accaniscono (a disdoro) a non comprendere come la gente antica nostra, si esprimeva. Bastano poche parole per dimostrare la "somiglianza" del Dialetto Ligure col Dialetto Bustocco.

Le "palanche" ad esempio, per dire "i soldi"....palanche tuttora vigenti a Genova e non più nelle giovani leve di Busto Arsizio. Io, di "palanche" ne ho sentito parlare e le ho viste spendere. Poi c'è il classico "centu franchi" per dire "cento lire", ben sapendo che in Italia si spendevano le "lire" e non i "franchi" che rappresentavano l'unità monetaria francese. Mi si potrebbe dire....che ci azzecca il "franco francese" con la "lira italiana?" ...... semplicemente che in Liguria si "respirava" anche l'aria di Francia e taluni francesismi, dalla Liguria sono approdati a noi....francesismi, come i "tumatas" per i pomodori (o pomidoro) e i "pom da tera" per le patate. Chi, se non i Liguri hanno portato a noi questi vocaboli? Ce n'è poi uno, "fresco di giornata" che ho sentito in TV che dà la stura a talune ... traduzioni che fanno solamente ridere. Il femminile di Belen? .risponde "bacere baciccia"..."Belin" che proprio non è....ha un altri significato, ma serve per ridere un po' sulle battute che coinvolgono i Liguri con Busto Arsizio.

Giusepèn dimostra il suo ....stupore, snocciolando i giochi in uso nella sua gioventù. A braccio, ne colgo l'occasione per qualche esempio ...."a gossa", "a tola" ...."a scondàs"..."ul tigalè"..".i figuiti"... "i bugetti" e tanti altri (invito i Lettori a farmi conoscere i giochi che loro stessi conoscono)...per il culmine della ...scemenza che sconfinava a chi, sui muri ....pisciava più in alto.

Giusepèn si fa serio e quasi mi ...redarguisce. Nel senso di emettere una morale sui giochi stessi, da tenere sempre in saccoccia e a portata di ....cervello: "ul giugu par essi bèl, la à essi cortu". Bello e stupendo Giuseppino: "il gioco per essere bello, deve essere corto" per una ragione semplice. Col "gioco corto" ci si diverte appieno e magari, in maniera "competitiva". Giocare a lungo, ci si assuefa e si rischia nel cadere nel banale o addirittura nel rischio di far male agli amici.

Prendiamo ad esempio, "ul tigalè" che consiste nel correre dietro a un compagno di giochi e con la mano "toccarlo" per dirgli "s'è suta ti" (sei sotto tu) ....sotto a nulla...vuol dire solo che chi è stato toccato, deve rincorrere qualcun altro sino a quando lo acchiappa. A furia di correre e di giocare, qualcuno inciampa, qualcun altro tocca duro il compagno, si può cadere ....ed ecco che il gioco, da.. divertente, diventa pericoloso. Giusepèn sposta quel gioco a un ...gioco moderno che coinvolge (si può aggiungere, purtroppo?) tanta gioventù.... quello di trascorrere troppe ore davanti alla TV con una sequenza di giochi violenti, demenziali e diseducativi. Poi, al gioco si applica la realtà e vediamo in giro molti giovani alle prese con la violenza e pure con la smodata trasgressione. Teniamo presente il fatto di cronaca di qualche giorno fa, quando una quindicenne (sic) accoltella una diciassettenne (sic) per motivi di gelosia .....(ma va là....)

Teniamolo a mente ...."ul giugu par essi bèl l'à a essi cortu". E' ora del Nocino, Giusepèn!

Gianluigi Marcora

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