Lettera aperta di un genitore. Riceviamo e pubblichiamo.
«Scrivo a titolo personale, come genitore.
Mia figlia è iscritta a una sezione Primavera della Fondazione Scuole Materne di Gallarate.
L’ho fatto per una scelta convinta: ho trovato un servizio educativo di eccellenza, con personale competente, un ambiente curato e un’attenzione autentica ai bambini.
Una scelta ponderata e fatta con fiducia.
Proprio per questo oggi mi sento profondamente preoccupato.
Non tanto per l’esistenza di difficoltà – che posso comprendere – quanto per il modo in cui queste difficoltà vengono raccontate e scaricate sulle famiglie.
Solo pochi mesi fa, nel maggio 2025, leggendo le dichiarazioni del Presidente del CdA sul bilancio consuntivo 2024, la Fondazione veniva descritta come una realtà solida, in salute, con prospettive positive.
Oggi, improvvisamente, ci viene detto che “i conti non tornano, il modello non regge e le decisioni non sono più rinviabili”.
Da genitore faccio fatica a capire come uno scenario possa cambiare in modo così radicale in così poco tempo.
E se davvero questo cambiamento c’è stato, mi chiedo perché le conseguenze debbano ricadere quasi esclusivamente su chi ha scelto questa scuola in buona fede.
Oggi il problema principale sembra essere il numero dei dipendenti e il loro costo. Si tratta di 63 persone.
Lo stesso numero che fino a pochi mesi fa veniva considerato adeguato, virtuoso, coerente con il progetto educativo.
Da genitore non posso accettare che ciò che ieri era un punto di forza oggi diventi una colpa.
Si parla di calo dei bambini, ma so anche che dal 2021–2022, includendo le sezioni Primavera, il numero complessivo degli iscritti è rimasto sostanzialmente stabile.
So invece con certezza che le sezioni Primavera sono state sospese con una decisione improvvisa, non condivisa, presa a ridosso degli open day e che oggi pesa enormemente su molte famiglie.
Famiglie che avevano già iscritto i propri figli, organizzato lavoro, orari, vita quotidiana.
Oggi si trovano costrette a cercare in pochissimo tempo una soluzione alternativa, mentre le iscrizioni in altre strutture stanno per chiudere.
Questo non è un disagio teorico.
È un impatto reale sulla vita delle persone.
A tutto questo si aggiunge il tema delle rette: aumenti tra il 40% e il 70%.
Non dico che non si possa discutere di sostenibilità, ma aumenti di questa portata, in tempi così rapidi, mettono in seria difficoltà molte famiglie e rischiano di trasformare una scuola che era inclusiva in un servizio accessibile solo a pochi.
E qui non posso non fare riferimento, con amarezza, alle recenti dichiarazioni del Sindaco, secondo cui ogni bambino costerebbe alla comunità gallaratese 2.500 euro.
Un’affermazione che, di fatto, ci dipinge come privilegiati agli occhi degli altri cittadini, come se scegliere una scuola dell’infanzia di qualità fosse un lusso e non un investimento educativo e sociale.
Da genitore, questo racconto credo sia scorretto.
Resto inoltre disorientato su quanto detto sul tema dell’agibilità.
Scopro solo ora che le sezioni Primavera, che mia figlia frequenta tuttora, sarebbero inadeguate, quando erano attive da anni.
Mi chiedo perché questi problemi emergano solo oggi, quando le decisioni sono già state prese.
Parlo per me, ma credo di rappresentare il sentimento di molti altri genitori.
Io non voglio che la Fondazione venga smontata o ridimensionata.
Voglio che venga gestita con coerenza, trasparenza e rispetto per le famiglie che hanno creduto in questo progetto.
Siamo disponibili a fare la nostra parte, anche a discutere soluzioni difficili e sostenibili.
Ma non possiamo accettare che l’unica strada sia aumentare le rette e comprimere il costo del personale, senza una visione più ampia, senza alternative, senza un vero confronto.
Abbiamo bisogno di essere coinvolti prima, non informati dopo.
E soprattutto abbiamo bisogno di sapere che chi governa e chi controlla questa Fondazione si assuma fino in fondo la responsabilità delle scelte fatte, invece di lasciare intendere – come ho letto – che “finalmente” sia arrivato il momento di chiuderla.
Fatelo per i bambini.
Per i loro genitori.
Per gli insegnanti e per tutti i lavoratori della Fondazione».
Un genitore




