«Non stiamo parlando di numeri, stiamo parlando dei nostri figli». È questa frase, pronunciata a voce alta dalla platea, a fotografare meglio di qualsiasi grafico la serata di ieri in sala consiliare a Gallarate. Una sala quasi piena, più di cento persone tra genitori, nonni e dipendenti della Fondazione Scuole Materne, sedute fianco a fianco non per assistere a un dibattito istituzionale, ma per chiedere risposte su un futuro che, nel giro di poche settimane, è diventato improvvisamente incerto.
Il confronto pubblico, voluto dall’amministrazione dopo giorni di proteste e prese di posizione politiche, ha messo nero su bianco una frattura profonda: da una parte i conti, dall’altra la vita quotidiana delle famiglie. Al banco dei relatori il sindaco Andrea Cassani, il presidente della Fondazione Marco Castoldi, gli assessori Claudia Mazzetti (Cultura e Istruzione), Corrado Canziani (Bilancio). In aula, oltre ai cittadini, il consigliere di opposizione Carmelo Lauricella e, tra il pubblico, Rossella Glorioso e Cesare Coppe.
È stato il sindaco ad aprire il quadro economico, tentando di riportare la discussione sul piano della sostenibilità. La Fondazione, ha spiegato, può contare su circa 400 mila euro di contributi statali, 40 mila regionali e 680 mila euro stanziati dal Comune. Le entrate da rette ammontano a circa 690 mila euro l’anno, a fronte di un costo del personale che supera i due milioni. I bambini iscritti sono 303, di cui 40 alle sezioni Primavera, con un rapporto di un dipendente ogni cinque alunni. Numeri che, letti così, restituiscono l’immagine di una struttura centrale per la città, ma finanziariamente fragile. «Lo scopo di questa serata – ha detto Cassani – è trovare un accordo. Ma è chiaro che l’impegno delle famiglie dovrà essere più elevato».
Marco Castoldi ha scelto di iniziare con delle scuse pubbliche per le modalità con cui sono stati comunicati gli aumenti delle rette, ammettendo errori nel metodo. Ha poi annunciato valutazioni in corso sul plesso di Madonna in Campagna per ampliarlo e aumentare le iscrizioni, mentre l’assessore Mazzetti ha ricordato come «un bambino su quattro a Gallarate frequenti una scuola della Fondazione», ribadendone il ruolo strategico.
Ma dalla platea le risposte non sono bastate. «Un aumento improvviso del 40 per cento non è una necessità, è mala gestione», ha detto una madre. Un padre ha parlato di un vero e proprio strappo contrattuale: «I comitati e i rappresentanti dei genitori non sono stati avvisati. Avete parlato di coinvolgimento della comunità, ma noi siamo stati esclusi».
Il presidente Castoldi ha richiamato scelte del passato che avrebbero inciso sull’attuale situazione. Duro l’intervento di Lenzi della Cgil, che ha denunciato l’assenza totale di comunicazioni preventive a dipendenti e sindacati, parlando di una “tempesta perfetta” che rischia di produrre esuberi.
Tra le voci più applaudite, quella di un padre che ha ricordato il valore sociale delle scuole consorziate: «Se non ci fosse stato il post scuola mia moglie avrebbe dovuto lasciare il lavoro. Qui non si fa solo istruzione: si fa comunità, si tengono vivi i quartieri. I bambini non sono un costo, sono una risorsa». Corrado Canziani ha riconosciuto apertamente «carenze nella governance», giudicata non più adeguata alla dimensione e alla complessità della Fondazione, mentre il sindaco ha lanciato uno sguardo al futuro: «Chi verrà dopo di me dovrà portare le scuole paritarie alla completa autonomia».
In chiusura, un annuncio atteso: lunedì sera, in Consiglio comunale, verranno comunicate le tempistiche con cui saranno applicati gli aumenti delle rette. E le famiglie, a fine incontro, hanno consegnato al sindaco e al presidente della Fondazione una formale contestazione scritta, chiedendo il blocco degli aumenti per i bambini già frequentanti, incrementi contenuti per i nuovi iscritti, la conferma delle sezioni Primavera, un piano economico-finanziario dettagliato e risposte rapide, prima della scadenza delle iscrizioni.







