Sport - 01 luglio 2026, 19:17

Pro Patria, parla Travagin: «Tutto ufficiale, sono il presidente»

L'imprenditore piemontese succede a Patrizia Testa. Nel nuovo consiglio di amministrazione, insieme a Luca Bassi, anche Paolo Polidori. Situazione in ritardo: «L'immobilismo di Finnat ci ha fatto perdere tempo». Sulla nuova composizione societaria: «Giovanditti non sarà il direttore sportivo ma gli farò una proposta seria». Rassicurazioni per i tifosi: «Voglio solo essere giudicato per il lavoro che faccio, non per quello che è stato»

Giancarlo Travagin è il nuovo presidente della Pro Patria. Il Consiglio di amministrazione odierno ha delineato infatti una svolta definitiva per il destino societario del club, quasi inattesa visto che in un primo momento, come confermato dall'ormai ex presidentessa Patrizia Testa (leggi QUI), Finnat, socio di minoranza, sembrava aver esercitato il proprio diritto di prelazione sul 51%. La proposta del gruppo guidato da Luca Bassi, però, evidentemente non ha trovato il benestare dei legali della famiglia Testa, rimettendo così in gioco l'imprenditore piemontese, colui il quale aveva fatto l'offerta vincente (leggi QUI) per acquisire la maggioranza del club di via Ca' Bianca. 

«È tutto ufficiale» esordisce con fermezza il nuovo proprietario della Pro Patria. «Abbiamo svolto l'intero iter per il passaggio delle quote e oggi, in consiglio di amministrazione, abbiamo deliberato. Del cda, oltre a me e a Luca Bassi, farà parte anche Paolo Polidori, imprenditore di Varese».

Dietro questo passaggio si cela però un retroscena dai contorni complessi, che l’imprenditore ripercorre partendo dalle ultime, convulse settimane: «A oggi la situazione è molto complicata. Quando era arrivata la notizia che Bassi aveva esercitato la prelazione sul 51%, avevo preso atto della cosa e comunicato a tutte le persone che avrebbero potuto lavorare con me di quanto accaduto; mi stavo anche già muovendo per interessarmi ad altri club. Purtroppo, a causa di quel blocco, molti membri dello staff che avevo allertato all'epoca hanno dovuto fare altre scelte e prendere impegni differenti. Poi, all'improvviso, ho ricevuto una telefonata da Patrizia Testa, dalla Norvegia. Mi ha chiesto se fossi ancora disponibile per ritirare il 51 per cento. Ho risposto subito di sì. Ovviamente in quel preciso istante stavo valutando altre opzioni, ma ho deciso di rimettermi in gioco e recuperare le forze perse. Abbiamo subito definito l'accordo e a formalizzato il contratto per il passaggio delle quote».

Travagin non usa giri di parole per descrivere lo stato dell'arte e le difficoltà ereditate: «Dobbiamo essere onesti: ci troviamo in forte ritardo per la programmazione della nuova stagione. Ma eravamo in ritardo già a inizio luglio, quando Bassi aveva la possibilità di esercitare la propria prelazione. Non so quale fosse la sua strategia, ma è andata così. Di certo c'è una cosa importante che voglio sottolineare: il tempo prezioso che purtroppo è andato perduto non è in alcun modo addebitabile a noi, al mio staff o al mio gruppo. Con questo atteggiamento hanno fatto perdere settimane fondamentali e hanno messo in seria difficoltà la Pro Patria».

Sul perché l'operazione di prelazione della Finnat non sia andata in porto, il neo-presidente offre una sua lettura: «Bassi è senza dubbio un uomo di finanza, ma in questo settore specifico devi conoscere profondamente il diritto sportivo. Ed è proprio lì, nella procedura legale e sportiva, che probabilmente è mancato qualcosa. Se i legali di Patrizia le hanno consigliato in modo fermo di non firmare quell'atto, un motivo valido e serio dove per forza esserci stato. E' l'unica spiegazione che riesco a darmi». 

Ora c'è immediatamente da iscrivere la squadra al prossimo campionato di Serie D: «La finestra per l'iscrizione al campionato chiude il 10 luglio: faremo tutto il necessario per farci trovare pronti. Non procedere sarebbe da folli: il mio obiettivo primario in questo momento è salvare la matricola e tutelare la Pro Patria».

Oltre ai nodi legati al passaggio delle quote e l'iscrizione, una grande questione che il nuovo numero uno biancoblù si trova ad affrontare riguarda l’assetto tecnico e, nello specifico, il ruolo di direttore sportivo. Solo qualche settimana fa, infatti, la precedente gestione aveva annunciato l’insediamento di Giovanni Giovanditti nel ruolo di DS della prima squadra (leggi QUI). Travagin, tuttavia, solleva una questione formale legata ai titoli abilitativi: «Giovanditti non è provvisto del necessario patentino e non ricoprirà la carica di ds. Abbiamo già visto altri casi in cui sono state comminate pesanti sanzioni alla società e in queste situazioni è il presidente che ne risponde in prima persona». Travagin tiene comunque a precisare che c'è stima per l'ex responsabile del vivaio e che intende coinvolgerlo sotto un'altra veste: «Mi dicono sia un ragazzo stupendo, seppur io non lo conosca personalmente. Lo chiamerò in questi giorni e gli farò una proposta seria per un ruolo serio all'interno della società».

La priorità assoluta per il neo-presidente è ora quella di ricompattare l'ambiente e ritrovare il feeling con i sostenitori biancoblù, reduci da un'annata sportivamente molto dolorosa: «Voglio far ritrovare l'entusiasmo ai tifosi, un entusiasmo che nell'ultimo anno è mancato del tutto» prosegue Travagin. «Mi è stato detto che molti di loro preferivano addirittura una squadra in Serie D piuttosto che assistere a una Serie C di quel genere: l'ultima stagione della Pro è stata sinceramente inguardabile. Non riesco a capacitarmi di come si sia potuti arrivare a questo punto. Ormai, però, è inutile piangere sul latte versato. Siamo qui e da qua dobbiamo ripartire. Si riparte con umiltà, caratteristica che esigo. Non andremo a cercare giocatori che pensano di essere dei fenomeni, ma gente che corre, gente con la fame, per poter pensare di riportare subito in alto la Pro Patria».

I prossimi passi saranno decisivi, e le lancette dell'orologio corrono veloci. Travagin si prende una piccolissima finestra temporale per definire i primi tasselli ufficiali della nuova stagione sportiva: «In questo momento ho bisogno di 48 ore per definire alcune cose» ammette in conclusione il presidente. «Non ho ancora messo nessuno sotto contratto, proprio per evitare che poi le scelte mi vengano smentite. Adesso vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, anche rispetto ai pensieri di Bassi. Di sicuro c'è che io voglio solo essere giudicato per il lavoro che faccio e per quello che costruirò, non per quello che è stato».

Giovanni Ferrario


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