Calcio - 03 giugno 2026, 18:00

Pro Patria, Travagin rompe il silenzio: «Siamo ostaggi della prelazione di Bassi. Noi pronti a partire»

L'imprenditore piemontese svela i dettagli del patto firmato a metà maggio con Patrizia Testa: «Dal 15 giugno, se Bassi non esercita il diritto di prelazione, diventeremo proprietari del 51%. Pronti a collaborare con lui per la scelta di tecnico e squadra, siamo anche noi ambiziosi. Ma questa melina ci fa perdere treni importanti»

Un limbo societario che rischia di paralizzare la programmazione della Pro Patria proprio alla vigilia di una stagione cruciale per il riscatto in Serie D. La mancanza di un accordo "totale" sul possibile futuro dei biancoblù "frizza" il futuro della società biancoblù, in attesa di capire chi governerà il nuovo corso tigrotto.

Il punto di vista di Travagin

Giancarlo Travagin, l’imprenditore che ha già siglato un accordo con Patrizia Testa per l'acquisizione del 51 per cento del club, prova a fare chiarezza sulla situazione societaria e il possibile passaggio di quote. 

L'accordo tra il sessantenne verbanese e la proprietaria di maggioranza del sodalizio biancoblù implica, per ora, una certezza: a metà giugno la Pro Patria avrà una nuova guida societaria, che sia proprio Travagin, oppure Luca Bassi o qualsivoglia altro soggetto scelto dal rappresentante della Finnat per affiancarlo (possibile ritorno in corsa di Estrella?). 

La "ricostruzione" di Travagin parte dalle date e dalle firme. «Patrizia e io abbiamo già firmato l’accordo - spiega l'imprenditore piemontese - La nostra intesa è datata inizio maggio, messa nero su bianco il 13. Successivamente, come da obbligatorietà statutaria, abbiamo fornito tutte le informazioni a Luca Bassi. Avevamo già fissato l'appuntamento dal notaio entro il 20 maggio, ma due giorni prima dell'atto la trattativa è stata bloccata da Bassi, intenzionato a esercitare la sua prelazione».

Lo stallo 

Da quel momento, però, è calato il gelo. È passato quasi un mese e Travagin non ha più avuto aggiornamenti. «Luca Bassi non si fa più trovare e non rilascia dichiarazioni. Siamo spiazzati, prigionieri di questa situazione» dichiara l'imprenditore, che aveva presentimenti diversi dopo l'incontro con Bassi. Travagin ricorda con favore il primo approccio con il socio di minoranza: «All'inizio di maggio io e Bassi abbiamo avuto un bel colloquio. Si è dimostrato una persona aperta, fornendoci tutti i documenti necessari per la due diligence. Alla fine dell'incontro mi disse di dargli qualche giorno perché, a partire dal mercoledì di due settimane fa – parliamo dello scorso 27 maggio, ndr – ci sarebbe stato da lavorare. Ha usato il plurale, dicendo 'dobbiamo lavorare'. Cosa intendesse di preciso non lo so, ma questo silenzio successivo ci perplime».

Il ritardo sta creando forti disagi sia sul fronte del mercato che della composizione dello staff, per quelli che dovrebbero i programmi di Travagin: «Tutto resta sospeso. Ho dovuto bloccare i miei collaboratori, i professionisti e la nuova classe dirigente che avevo già mobilitato. C’è gente tra i miei uomini che ha ricevuto offerte anche in Serie B e che ora si trova in una situazione di stallo. Gli industriali e le importanti aziende che mi appoggiano vorrebbero capire la situazione e, in alternativa, scegliere altre strade. Questa melina ci sta facendo perdere treni importanti. Cose che io e Patrizia avevamo pianificato nella serenità e tranquillità di un'operazione normale, ora sono diventate un'operazione "arlecchina"».

L’imprenditore smentisce le voci diffuse negli ultimi giorni su possibili allenatori o dirigenti, bollandole come notizie infondate. «Non voglio fare nomi, ma l'unico profilo reale è quello di Orlando Urbano, mio amico da una vita con cui ho condiviso esperienze calcistiche fin dai tempi della Juventus. Le altre voci? Spesso infondate».

Alla domanda sul perché abbia scelto proprio Busto Arsizio, Travagin non esita: «C'è un legame di lunga amicizia sportiva con Patrizia Testa. Mi ha espresso la sua stanchezza e la necessità di uscire dal club. Noi eravamo orientati a rilevare un club in Serie D e la retrocessione della Pro Patria ha creato questa opportunità, altrimenti in Serie C sarebbe stato molto più difficile».

Serie C immediata. O quasi

In caso di fumata bianca, i programmi per i tigrotti sono ambiziosi. «Bassi mi disse che voleva un progetto ambizioso, e io gli risposi che lo siamo anche noi. Il nostro programma prevede il ritorno in Serie C, investendo cifre importanti. Vogliamo fare calcio con umiltà, valorizzando il vivaio locale e forgiando campioni. L'obiettivo massimo sarebbe vincere subito il campionato, ma se dovessimo passare dai playoff andrebbe bene comunque. L'importante è ridare entusiasmo ai tifosi con una squadra affamata, dopo una stagione inguardabile. Non riesco a capacitarmi di come si sia arrivati a questo punto, ma ora bisogna ripartire con un assetto pressoché tutto nuovo».

L'imprenditore ribadisce la propria disponibilità a collaborare con Bassi, valorizzando il suo peso societario: «Bassi non è un socio normale, ha esperienze importanti. Gli ho offerto massima apertura per scegliere insieme allenatore, direttore e giocatori, ma dal giorno del nostro incontro non l'ho più sentito. Non possiamo fare trattative importanti né parlare con i giocatori della rosa attuale perché formalmente non siamo ancora dentro la società».

Tra i nodi da sciogliere c'è anche il futuro di Patrizia Testa. «Le ho formulato una proposta, quella di diventare presidente onorario - rivela Travagin - Al momento ha il cuore in lacrime per come sono state trattate alcune cose ed è una donna tutto d'un pezzo, vuole staccare la spina. Ma merita il massimo rispetto da parte di tutta Busto Arsizio, senza di lei non so dove sarebbe oggi la Pro Patria».

Ora lo sguardo è rivolto alla scadenza decisiva. «Il diritto di prelazione scade il 14 giugno. Se Bassi non eserciterà il riscatto entro quel giorno, a partire dal 15 giugno, a mezzanotte e uno, diventeremo proprietari del 51% della società. O la prende lui o entriamo noi, non ci sono altre vie percorribili. Noi siamo pronti a intervenire subito su campagna acquisti, dirigenza e impegni economici. Ora non resta che attendere».

Giovanni Ferrario


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