Il giorno dopo le esequie di monsignor Claudio Livetti, riceviamo e pubblichiamo la testimonianza del professor Pietro Solinas, 33 anni, docente e tra le tante persone che hanno avuto la fortuna di incontrare e conoscere da vicino il prevosto emerito di Busto Arsizio. Un ricordo personale e sincero che restituisce il profilo di un uomo capace di lasciare un segno profondo attraverso la sua umanità, la sua saggezza e la sua costante vicinanza alle persone.
«Gentile Direttore,
non è mia abitudine scrivere ai giornali, ma il debito di riconoscenza verso mons. Livetti me lo impone, condividendo qualche sparuto pensiero, senza la pretesa dell’esaustività e dell’unicità. Mons. Claudio è stato una figura significativa e straordinaria per la nostra città e per la vita di tante persone: prova ne è il grande afflusso di persone alla cerimonia funebre.
Posso testimoniare che nei giorni in cui la salma di mons. Livetti era presente in Battistero di San Giovanni (che chiamava “il bel San Giovanni”) sono passate varie generazioni per un saluto e una preghiera: il bene genera bene sempre e, come seme nascosto, germoglia nella vita di chi si incontra.
Sono particolarmente e personalmente grato per aver avuto modo di conoscere mons. Claudio, di aver avuto modo – per lo meno una volta al mese – di frequentare la sua persona, la sua saggezza e la sua umanità. Ha vegliato sui miei passi, così come su quelli di tanta altra brava gente, con quella dolcezza e fermezza che lo hanno sempre contraddistinto, cercando di far sì che ognuno mettesse a frutto i propri talenti e non li sprecasse. Sia lui che Angioletto Castiglioni – entrambi erano legati da sincera e schietta amicizia – sono state figure preziose e significative, segnando i miei passi con l’incoraggiamento a una vita piena e felice.
Mi unisco a tutti coloro che hanno trovato in mons. Claudio un padre e un nonno e una guida spirituale sicura e certa: ho presente i volti e i nomi mentre scrivo: gente vera, gente onesta, gente sincera. In questi giorni di lutto ho avuto modo di conoscere tanti di loro, di condividere con loro momenti di preghiera e di condivisione che ritengo preziosi e per i quali rendo grazie: Attilia, Quirino, Matteo, Oreste, Romeo, Simona, Rosella e tanti, tanti altri.
Mons. Claudio in tante occasioni è stato voce di questa nostra città; felice l’intuito dell’ing. Rosa, allora sindaco, di renderlo cittadino benemerito, di una città che ha amato e nella quale ha scelto di continuare a vivere dopo il pensionamento da Prevosto nel 2008. Certamente tanti furono i lavori fatti per valorizzare il patrimonio artistico e storico: san Giovanni, santa Maria, il Tempio Civico… ma ha amato soprattutto quei monumenti di umanità che sono i bustocchi, che sono le persone: quanto bene silenzioso e nascosto che ha fatto e del quale forse – speriamo! perché il bene è anche e soprattutto silenzioso, nascosto – non ne saremo mai totalmente a conoscenza.
L’omelia della festa patronale del 2021, per i suoi 90 anni, spronò a riconoscere in quel precetto evangelico (“Dite: siamo servi inutili”) lo sprone a compiere la propria vita e il proprio dovere senza arrancare alla ricerca di titoli e onorificenze, ma con la semplicità umana: “San Giovanni Battista – disse – ci insegna a scendere dalla predella, ci allena al passo indietro”.
Personalmente porto nel cuore il momento di testimonianza che regalò a quattro classi quinte dell’ITE Tosi che gli portai un paio di mesi fa, per un progetto che coinvolgeva la Casa di Riposo: i ragazzi rimasero affascinati dai racconti di mons. Claudio, della sua adolescenza durante la guerra e del suo incoraggiamento a non aver paura a compiere scelte profonde e significative.
Mi faccio interprete, infine, dei sentimenti di tanti che hanno trovato casa nella sua persona e nella sua umanità: ci mancherà andare in Casa Borri a trovarlo, a chiacchierare del più e del meno, a ricevere qualche consiglio e una benedizione. Indimenticabile quella che ricevetti dalla finestra, a distanza per la pandemia, mentre ritiravo alcuni testi per il Seminario: spostò la tenda, allargò le braccia e sorridente mi benedisse. In quel ricordo ritrovo la forza di due frasi: “In alto i cuori”, “Sempre avanti e mai paura”.
Grazie»,
prof. Pietro Solinas






