Sociale - 15 giugno 2026, 20:26

LE VOCI. «Un amico, una guida, un uomo d'azione». Così bustocchi e associazioni hanno salutato monsignor Livetti

Dai poveri agli imprenditori, dagli scout ai donatori: una città intera ha voluto raccontare il suo prevosto. Tra gli anziani in Rsa «ogni giorno benediceva i biscotti e raccontava una barzelletta». Quando portò gli scout al raduno mondiale di Atene.

C'è chi lo ricorda mentre raccontava una barzelletta davanti a un vassoio di biscotti. Chi lo ha avuto accanto nei momenti più dolorosi della vita. Chi ne ha seguito gli insegnamenti spirituali per decenni e chi, semplicemente, ne ammirava la capacità di essere sempre presente senza mai mettersi al centro. E non ultimo chi lo ha definito “un rivoluzionario”.

Ai funerali di monsignor Claudio Livetti, storico sacerdote e prevosto per lunghi anni a Busto Arsizio, il dolore si è mescolato alla gratitudine. Sul sagrato della chiesa, al termine della celebrazione, rappresentanti di associazioni, volontari e amici hanno tratteggiato il ritratto di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella comunità.

«Ogni giorno benediva i biscotti e raccontava una barzelletta»

Tra i primi a ricordarlo è Carlo Casto della Protezione civile.

«Era un signore per bene. Quando era ospite dell'Rsa ricordo che tutti i giorni, dopo la sua passeggiata, arrivava al nostro tavolo. Benediceva i biscotti e poi raccontava una barzelletta. Era il suo modo semplice e bello di stare in mezzo alle persone».

Un'immagine quotidiana che racconta meglio di molte parole la naturalezza con cui monsignor Livetti sapeva avvicinarsi agli altri. La Provvidenza oggi sui social l'ha ancora ricordato così: «La sua presenza è stata per molti una testimonianza silenziosa ma preziosa di ascolto, serenità e dedizione».

«Socio fondatore della nostra associazione, vicino a chi soffriva»

Profonda commozione anche nelle parole di Franca Garavaglia, presidente dell'associazione Bianca Garavaglia.

«Era una persona speciale. Sapeva stare vicino a tutti. Quando avevamo appena fondato l'associazione Bianca Garavaglia, lui fu tra i soci fondatori. È sempre stato vicino alle famiglie che soffrono ed è sempre stato vicino anche alla nostra famiglia e alla nostra associazione».

Una presenza costante accanto a chi affrontava il dolore e la malattia, senza mai far mancare sostegno umano e spirituale.

«Per noi era uno di famiglia»

La scomparsa di monsignor Livetti ha colto di sorpresa anche il mondo dell'Aido.

«Mi ha colto completamente di sorpresa», racconta la presidente Maria Iannone. «È come se fosse mancato uno di famiglia. Non era soltanto un sacerdote, ma una guida spirituale per me e per tutta la nostra associazione».

Iannone ricorda il legame profondo tra i valori della fede e quelli della donazione.

«Ci ha insegnato l'importanza di fare del bene agli altri. I principi che guidano l'Aido trovavano nella sua testimonianza una concreta applicazione. Ci ha lasciato un po' in anticipo. Speravo che fosse presente per il cinquantesimo anniversario dell'associazione, che celebreremo il prossimo anno. Ci aveva promesso che avrebbe celebrato una messa per quell'occasione. La celebrerà da lassù».

Lo scout che portò i ragazzi fino ad Atene

Tra i presenti anche alcuni scout che lo avevano conosciuto negli anni della giovinezza. Don Claudio fu infatti assistente scout e lasciò un ricordo indelebile in molti ragazzi.

Silvio Marchetti, che pronunciò la promessa scout insieme a lui nel 1958, ne traccia un ritratto intenso.

«Era un rivoluzionario. Sempre dalla parte dei poveri e dei bisognosi. Un uomo controcorrente, ma sempre dedicato agli altri. Ci portò persino al raduno mondiale scout di Atene nel 1963. Era un uomo d'azione».

Parole che raccontano un sacerdote capace di tradurre immediatamente i principi in gesti concreti.

«Andava dai ricchi per aiutare i poveri»

Sul sagrato, una componente di una cantoria ha ricordato uno degli aspetti che più l'avevano colpita.

«Monsignor Livetti non aveva paura di chiedere ai ricchi per aiutare i poveri. Lo faceva con determinazione perché sapeva che quelle risorse sarebbero servite a chi aveva bisogno».

Un'immagine che richiama il suo impegno costante a favore degli ultimi e delle persone più fragili.

L'esempio della donazione e della solidarietà

Particolarmente significativo il ricordo di Marilena Langè, vicepresidente dell'Avis.

«Don Claudio è stato donatore di sangue dal 1987 al 2011, quando ha dovuto smettere per raggiunti limiti di età. Ricordo che ogni volta che partecipava alle celebrazioni dedicate ai donatori incitava tutti alla donazione come gesto naturale di vicinanza agli altri».

Un impegno che non si fermò con la fine della sua attività di donatore.

«Anche dopo aver smesso continuava a ricordare l'importanza della donazione e la sua naturalezza come gesto di umanità capace di alleviare le sofferenze. Oggi l’arcivescovo Delpini, nell'omelia, ha parlato di un sacerdote che conosceva la tristezza del mondo. Credo che questo si inserisca perfettamente in quella descrizione».

Guida spirituale anche per gli imprenditori

Monsignor Livetti è stato per molti anni punto di riferimento anche per l'Ucid, l'Unione cristiana imprenditori dirigenti.

«Sono entrato nell'Ucid venticinque anni fa e lui era già consulente ecclesiastico della nostra sezione», ricorda il segretario Alberto D'Elia. «Ha mantenuto quel ruolo fino all'arrivo di monsignor Franco Agnesi».

Un incarico vissuto con grande partecipazione.

«Era molto attivo, sempre presente e disponibile. Non ha mai fatto mancare il suo contributo spirituale. Con grande discrezione sapeva suggerire gli orientamenti generali da seguire. Ha contribuito concretamente all'organizzazione di alcune nostre iniziative ed è stato un punto di riferimento importante. Partecipava spesso alle conviviali dell'associazione».

D'Elia sintetizza così la sua eredità.

«È stato una guida spirituale e un esempio di vita. Era una delle più alte espressioni della dottrina sociale della Chiesa e ne rappresentava una testimonianza concreta».

Il Rotary: «Una presenza discreta ma costante»

Profondo anche il legame con il mondo rotariano, ricordato da Carlo Casavecchia, presidente del Rotary Club Busto Gallarate Legnano Ticino.

«Era socio onorario del nostro club. Ha celebrato matrimoni e comunioni di tanti soci ed è sempre stato vicino alla nostra realtà». Un rapporto costruito nel tempo.

«Ci ha accompagnato con una presenza discreta ma costante, capace di trasmettere valori di servizio, solidarietà e attenzione verso il prossimo. Per il suo novantesimo compleanno il club gli aveva conferito il Paul Harris Fellow, il più alto riconoscimento rotariano».

Per Casavecchia, don Claudio era ormai parte della famiglia del Rotary.

«Lo consideravamo una presenza familiare. La sua dedizione alla comunità è stata davvero instancabile».

L'eredità di una vita spesa per gli altri

Dalle testimonianze raccolte emerge un filo comune. Per gli scout era un uomo d'azione, per le associazioni una guida, per i volontari un amico, per chi soffriva una presenza rassicurante.

Monsignor Claudio Livetti lascia il ricordo di un sacerdote che ha saputo attraversare mondi diversi senza mai perdere la propria autenticità. Un uomo che ha fatto della vicinanza agli altri la sua missione quotidiana e che, proprio per questo, continuerà a vivere nella memoria di una comunità che oggi lo piange come si piange una persona di famiglia.

Laura Vignati

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