Calci in aria - 27 aprile 2026, 08:26

L’INTERVISTA. Mario Beretta: «Il calcio italiano? La situazione non è così drammatica, basta guardare i risultati delle giovanili nazionali. Ma dobbiamo cercare insieme le soluzioni»

Il presidente del Settore Tecnico Federale, ex mister della Pro Patria: «Smettiamo di cercare i colpevoli, disperde energie». Campi di calcio, italiani di seconda e terza generazioni e altre direzioni da seguire: «Troveremo la strada per uscire dalla crisi anche se sarà un cammino molto lungo»

Mario Beretta - foto dal sito Figc

«Dobbiamo fare sistema o fare rete, altrimenti non si riuscirà a risolvere la crisi del calcio italiano». Sono le parole di Mario Beretta, presidente del Settore Tecnico Federale, docente a Coverciano dei vari corsi per allenatori Uefe A e Uefa B nonché apprezzato mister della Pro Patria nella stagione 1995/96. Pro Patria che portò, da matricola e lui da esordiente nei professionisti, ai playoff contro il Lumezzane di Trainini. Successivamente Beretta raggiunse le vette della serie A con il Parma e con il Chievo.

Dal suo importante osservatorio ritiene che la situazione pallonara «non sia così drammatica come si va dicendo, basta guardare i risultati di spessore delle giovanili nazionali, il che vuol dire che si sta lavorando bene e che si lavora bene anche nei club  se poi, a vestire la maglia azzurra, vanno dei ragazzi che sanno dire la loro. Ciò non toglie che bisogna migliorarsi e che i problemi esistono. C'erano comunque anche se avessimo vinto ai rigori contro la Bosnia e non sarebbero scomparsi se fossimo andati ai Mondiali».

Quindi meglio averli sbagliati quei calci di rigore almeno abbiamo preso coscienza che la casa stava bruciando?

Questo no. Ci mancherebbe. Meglio sempre partecipare ad un campionato del mondo soprattutto per i bambini ed i ragazzi che non hanno mai visto l'Italia ai Mondiali.

Da dove cominciare allora e non da zero?

Innanzitutto smetterla di cercare colpevoli, un lavoro che disperde energie, ma andando invece alla ricerca di soluzioni e tutti assieme, mi riferisco sia agli organi federali, alle sue componenti tecniche, alle società, ai dirigenti ed anche alla politica.

Partiamo da quest'ultima.

Trovare le risorse per le infrastrutture per favorire la crescita dei ragazzi. Campi di calcio per essere molto chiari. Oggi un ragazzo si allena massimo cinque ore alla settimana tenendo conto di due allenamenti e della partita perché gli spazi sono ridotti. Un tempo che dovrebbe essere giornaliero. Venendo a mancare la strada ed anche gli oratori dove si giocava ore, palestre in cui si affinava la tecnica, i piedi acquisivano sensibilità, diventa indispensabile avere strutture che permettano agli allenatori di stare di più sul campo per la formazione. E poi un'altra cosa.

Avanti.

Ci sono italiani di seconda ed anche di terza generazione, quelli nati da genitori extracomunitari, che non possono giocare in Nazionale perché siamo nel campo dei professionisti mentre ne abbiamo in altri sport, come l'atletica, perché lì siamo invece nei dilettanti. Il mondo è cambiato ed è arrivato il momento di prendere atto di questa nuova realtà. Oggi i giocatori italiani sono appena il trenta per cento e mi sembra che questo dica tutto.

Pesa eccome l'inverno demografico con i suoi trecentomila bambini nati nel 2025 a fronte del milione del 1965. Situazioni storiche, economiche e culturali differenti con le quali sta facendo i conti anche il mondo del calcio che le rispecchia da sempre. Un pallone che però non può rimanere passivo e forse qualche riflessione su se stesso se la deve porre, ad esempio su un' eccessiva attenzione alla tattica anziché alla tecnica che imprigiona il talento.

Vero. Però occorre fare anche un'altra considerazione.

Quale?

Anche gli allenatori dei settori giovanili vengono esonerati e sai perché? Non raggiungono i risultati e quindi sono costretti a pensare alla tattica in funzione del risultato per non perdere il posto di lavoro. Devono formare i giocatori o devono vincere i campionati? Mettiamoci d'accordo. E non mi riferisco agli allenatori di squadre di serie A, ma a tutti gli altri e non si campa con quegli stipendi se non hai un secondo lavoro.

Quindi servirebbe una scuola di formazione anche per i presidenti?

Serve una visione. Se il mio compito è costruire un valido settore giovanile devo poter lavorare con serenità primo, perchè devo formare il ragazzo e secondo serve accanto un buon compenso. Con queste basi ho la possibilità di far crescere i ragazzi che alleno e magari mandarne qualcuno anche in prima squadra e quando ne arrivano un paio, hai fatto un gran lavoro e ripaga la dirigenza degli sforzi fatti.

Che ne pensi delle scuole calcio?

Se sono occasione di formazione ben vengano, ma se sono principalmente fonte di reddito con famiglie che devono sborsare settecento/ottocento euro non ci siamo, a maggior ragione con questa situazione economica.

E della scuola come istituzione?

Siamo indietro con l'attività motoria ed è lì che occorre cominciare per creare nei bambini e nei ragazzi la cultura sportiva.

Sono circolate ipotesi di far giocare un under 19 o di mettere cinque italiani in squadra: sono percorribili?

No. Non hanno nessun valore dal punto di vista tecnico e giuridico e poi se giocano in serie A tanti stranieri è perché questi costano meno dei nostri.

Quindi?

Sediamoci tutti attorno ad un tavolo, ragioniamo e sono convinto che troveremo la strada per uscire dalla crisi anche se sarà un cammino molto lungo. 

Giovanni Toia


Vuoi rimanere informato sulla Pro Patria e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 347 2914992
- inviare un messaggio con il testo PRO PATRIA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP PRO PATRIA sempre al numero 0039 347 2914992.