Da sempre il verde è croce e delizia per i Comuni, per certi aspetti un fiore all’occhiello, per altri un forte investimento di denaro pubblico per tenerlo in ordine: solo nel 2024 a Busto Arsizio un impiego di fondi oltre un milione di euro.
D’altronde l’amministrazione della nostra città, già nel preambolo del Regolamento Comunale per la Promozione, la Tutela e la Valorizzazione del verde urbano pubblico approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 8 del 23.02.2021, ai punti 2, 3 e 4 afferma che “2. Tutto il verde pubblico presente sul territorio del Comune di Busto Arsizio è patrimonio della Città e ne costituisce una risorsa irrinunciabile. 3. La sua presenza è un fattore imprescindibile di miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente urbano. 4. Il Comune di Busto Arsizio riconosce pienamente il valore del verde presente in Città, in tutte le sue diverse forme e stadi di sviluppo, e l’importanza delle funzioni che esso svolge: a) termoregolazione (miglioramento del microclima nel suo complesso); b) controllo attivo e passivo dell’inquinamento atmosferico, chimico e fattori inquinanti; c) attenuazione dei rumori (acustica); d) miglioramento della qualità dell’ambiente urbano, sociale, culturale, educativo; e) ricreativa”.
Pertanto il documento mette nero su bianco il prezioso contributo di qualsiasi forma di verde, quindi anche lo spazio prospiciente il Sempione, anche se esiguo. Il punto successivo del regolamento recita che l’amministrazione comunale di Busto Arsizio, con il presente Regolamento, intende quindi garantire la consistenza della componente verde, la sua tutela, mantenerne le caratteristiche strutturali e morfologiche, garantirne la funzionalità e la fruizione da parte della collettività, per aumentare la generale sensibilità ambientale, coinvolgendo la cittadinanza, assicurando anche gli aspetti di sicurezza e incolumità pubblica.
Ora è chiaro che i poco più di 3000 mq di verde sarà “un fazzoletto”, per dirla con le parole del vicesindaco, tuttavia quel verde sottratto alla comunità, quel verde oltre a tutto quello che è stato fatto sparire sorprendentemente in pochi anni (decine di alberi in viale Stelvio, così come altri in via Minghetti, mai più ripiantumati, senza considerare i numerosi grattacieli che hanno cambiato, stravolto il volto del quartiere), aggiunge inevitabilmente altri posti auto, altro traffico: una immissione di automobili che o sul Sempione o verso il viale Stelvio dovrà necessariamente trovare sbocco.
Dato che il Comune, così come si continua a leggere sempre nel documento sopra citato, riconosce il valore delle aree verdi per la promozione della cultura del verde e la sensibilizzazione ambientale non è importante se quel terreno “qualcuno lo usa”, perché è un bene per tutti, dalle persone che ci camminano, a quelle che lo guardano mentre ci passano vicino, ai bambini che ci corrono sopra a volte dietro un pallone o un fresbee.
Si è parlato di battaglia ideologica, ma per noi non è così, non è neanche corretto utilizzare il termine “battaglia”, è solo volere affermare un principio: se il buon senso prevale, non si dovrebbe fare nulla dove c’è già una sovrapposizione di costruzioni anche in essere.
Quel terreno è vero che da anni è edificabile, ma crediamo non sia questo il momento (e neanche lo spazio), come anche centinaia cittadini hanno sottolineato adoperandosi con celerità a firmare la petizione che dal 10 di gennaio, quando è nata la petizione, ha raccolto più di cinquanta firme al giorno.
Quell’area verde, anche quell’area, non basta che non la si utilizzi per dire che non serve. Per fare esempi monumentali neanche la fontana di Trevi a Roma viene usata, neppure la fontana Pretoria (detta anche Fontana della Vergogna) a Palermo e così numerosi altri spazi in tutta Italia.
Un rettangolo verde è provato che faccia bene a chi lo vede e permette di mitigare in parte gli effetti del clima quando il caldo si fa sentire, poca cosa forse, ma certamente più di costruzioni di cemento e mattoni.
Una interessante relazione del The Guardian ci dice che “nelle zone più povere (dell’Inghilterra) le abitazioni hanno un terzo di spazi verdi in meno” e attraverso i dati dell’Office for National Statistics è emerso che “nelle aree più ricche le proprietà hanno in media 379 mq di giardino, contro una media di 114 mq delle zone povere, dove tra l’altro si concentra un’alta percentuale di abitazioni senza alcuno spazio verde”.
Va da sé che Beata Giuliana e Busto Arsizio ovviamente non sono l’Inghilterra, tuttavia il dato è interessante e, per certi aspetti, sembra riproporsi su piccolissima scala anche qui da noi: alta percentuale di case, palazzi e strutture con pochissimi spazi verdi.
Pensare a un altro sito per edificare non crediamo sia impossibile e neanche sia una proposta irricevibile.
Piuttosto piantumare una bella dose di alberi è un chiaro ed evidente “contributo alla salute fisica, psichica e sociale” come ricorda Francesco Ferrini, docente di arboricoltura urbana all’Università di Firenze.
Il verde potrebbe risanare i nostri quartieri e nello specifico quello di Beata Giuliana che pare vessato dal cemento imperante.
Alessio Fini, docente di arboricoltura ornamentale e verde urbano alla Statale di Milano, ci ricorda che “gli alberi non fanno solo ombra, ma dissipano calore con la traspirazione dell’acqua dalle foglie. Così sotto di essi, in estate, la temperatura può essere 5-7 °C minore che al sole”.
Ridurre le temperature urbane è buona cosa, a differenza di aree dove cemento e assenza di vento rendono insopportabile il calore e se quel verde fosse mantenuto e magari alberato potrebbe giovare e molto.
Se nessuno discute sulla liceità del percorso tecnico amministrativo ricordato dal vicesindaco, ma sull’opportunità sì.