La chiesa di Santa Croce è stata troppo piccola per accogliere tutto l'affetto e tutta la commozione della gente che ha voluto tributare l'ultimo saluto a Piero Tovaglieri. Molti dei presenti sono rimasti in piedi lungo in fondo alle navate e diverse persone radunate all'esterno, sul sagrato, per rendere un omaggio silenzioso e composto a una figura riconosciuta nella vita del rione e dell'intera città (leggi QUI).
Tra le prime file, visibilmente commossa, ha assistito alla funzione la presidente del consiglio comunale Laura Rogora, legata a Piero da un lungo legame di amicizia e stima (leggi QUI), insieme al consigliere Orazio Tallarida. Presente anche la presidentessa della Pro Patria Rosanna Zema, affiancata da una foltissima rappresentanza del mondo del ciclismo, la grande passione che ha accompagnato Tovaglieri per tutta la vita. C’erano il presidente della Bustese Olonia Alessandro Cardi, l’ex professionista Stefano Zanini e due giovani promesse del ciclismo professionistico come i fratelli Filippo e Matteo Turconi, giunti per stringersi attorno alla famiglia e condividere il ricordo di un appassionato vero, legato ancora adesso a questo sport grazie alle gesta del nipote.
Il parroco di Sant'Edoardo don Antonio Corvi durante l'omelia ha tracciato un ritratto intimo e autentico del pasticciere, partendo proprio dal valore del suo operato: «Piero è nelle mani di Dio, e le mani di Dio significano il Suo cuore. E le mani di Piero hanno fatto tante cose: non hanno plasmato solo la pasta frolla, ma hanno plasmato anche i vostri cuori, il vostro modo di vivere e di stare insieme. Erano le mani di un papà lavoratore, mani forse ruvide e grezze, ma efficaci, che sanno segnare in profondità».
Il sacerdote ha poi voluto richiamare la generosità discreta che ha sempre contraddistinto Tovaglieri, lontano da qualsiasi forma di ostentazione: «Quanta beneficenza ha fatto, senza mai farla pesare o pubblicizzarla. Proprio come è scritto nel Vangelo, dove la mano sinistra non deve sapere quello che fa la destra».
Un passaggio centrale della riflessione è stato dedicato al parallelismo evangelico con la figura di Marta di Betania, donna di servizio e di instancabile operosità: «Marta era una donna che "trafficava", che si dava da fare, e in questo mi ricorda molto Piero. Marta sapeva soprattutto essere un'amica vera per Gesù. Quando Cristo andava a Gerusalemme e incontrava contrarietà, la sera non restava lì ma andava a Betania, a casa dei suoi amici. E mi pare che anche Piero sapesse essere un grande amico. Gli amici veri sono schietti, e trovare persone schiette oggi è un regalo preziosissimo: è facile nascondersi dietro a un'ipocrisia, mentre la schiettezza non ha prezzo».
Don Corvi ha quindi ricordato come per Tovaglieri il mestiere quotidiano fosse il mezzo principale per comunicare i propri sentimenti: «Ci sono persone che dicono le cose più importanti attraverso il loro lavoro. Si può dire “ti voglio bene” facendo bene un lavoro per te. Si può dire “ti insegno a vivere” insegnando a lavorare. E si può dire “amo la vita” condividendo le proprie passioni, proprio come faceva lui con la bicicletta. Figure così aiutano a essere uomini migliori, rendono migliore una famiglia e una città, grazie alla loro presenza, alla loro laboriosità e anche al loro silenzio».
Al termine della celebrazione, l'uscita del feretro sul piazzale è stata accompagnata dagli sguardi commossi e dai saluti dei tantissimi conoscenti, clienti, amici, uniti a una famiglia che ha saputo raccoglierne l'insegnamento e che continuerà a portarne avanti la memoria dietro il bancone di piazzale Crespi e non solo.







