L'emergenza rifiuti chiede soluzioni. Salvatore Loschiavo, candidato sindaco di Busto Rinasce, sottopone le sue cittadini incassando - spiega - il via libera.
Il metodo è quello degli Ama (Ascoltare, Meditare e Agire).
Ecco il comunicato di Loschiavo.
Ascoltare, Meditare e Agire, questo il nuovo acronimo coniato da Busto Rinasce per il secondo ciclo degli AMA di quartiere, d’ora in poi focalizzati sulle possibili soluzioni ai problemi della città.
Dopo un primo giro di AMA dedicato soprattutto all’ascolto dei quartieri, il primo appuntamento del nuovo ciclo è ripartito da Borsano e Sacconago, mercoledì sera, a Villa Calcaterra, in una Sala del Camino gremita. Al centro del confronto, la questione dell’immondizia abbandonata in strada, tema emerso trasversalmente in quasi tutti i quartieri cittadini.
A condurre la serata è stato il candidato sindaco Salvatore Loschiavo, che è partito dalle criticità raccolte nei mesi scorsi, per poi mettere sul tavolo sette proposte per risolvere il problema rifiuti e chiedere direttamente ai cittadini di discuterle e perfezionarle tutti insieme: «Non vogliamo calare dall’alto decisioni già prese – ha spiegato Loschiavo –, ma proporre soluzioni da migliorare e realizzare insieme. Perché ciò che discutiamo negli AMA deve diventare il punto di partenza condiviso per costruire il programma di governo di Busto Rinasce».
Il sistema scelto per votare è stato volutamente semplice: semaforo verde se la proposta convince, giallo se l’idea è buona ma va modificata, rosso se non funziona o se serve un’altra strada.
Alla fine della serata, il dato è stato chiaro: sette votazioni, sette semafori verdi.
Prima regola: rimuovere subito il degrado
Il punto di partenza è stato metodologico: non tutti gli abbandoni nascono allo stesso modo e bisogna comprenderne le ragioni. C’è chi non è inserito nel circuito TARIP e non dispone del sacco RFID. C’è chi ricorre a qualsiasi escamotage pur di pagare meno. C’è chi vede un cumulo di rifiuti in strada e si sente autorizzato ad aggiungere anche i propri. E c’è chi vorrebbe disfarsi correttamente di un materasso o di un mobile ingombrante, ma si scontra con ostacoli pratici e burocratici.
Cause diverse, dunque, che richiedono risposte diverse.
Su una cosa, però, per Busto Rinasce non ci sono dubbi: un rifiuto lasciato per strada non può restare lì in attesa che venga individuato il responsabile. Da qui la proposta del “doppio binario”: rimozione rapida dell’accumulo, per evitare che il degrado ne richiami altro, e contemporaneamente controlli più efficaci per identificare e sanzionare chi non rispetta le regole.
«La necessità di educare i responsabili non può diventare un alibi per lasciare i rifiuti sul marciapiede – ha sottolineato Loschiavo –. L’inciviltà va identificata e perseguita, ma nel frattempo il decoro della città deve essere garantito, anche per rispetto verso i cittadini che seguono le regole».
La proposta di Loschiavo, che in prima battuta priverebbe Agesp della facoltà di lasciare in strada i sacchi non conformi, è stata approvata quasi all’unanimità.
E chi vive a Busto, ma è fuori dalla TARIP?
Da qui il confronto si è spostato su un’altra zona grigia: chi vive effettivamente in città e produce rifiuti, ma per ragioni diverse non risulta ancora inserito correttamente nel circuito TARIP. L’irregolarità amministrativa va naturalmente risolta. Ma, nel frattempo, quei rifiuti continuano a essere prodotti.
L’ipotesi portata all’AMA da Loschiavo è quella di introdurre un sacco RFID temporaneo, utilizzabile nella fase che precede la regolarizzazione dell’utenza, affiancato da un lavoro più efficace per individuare chi oggi sfugge alla tariffazione.
Anche su questa proposta è arrivato il verde della sala.
Una mappa degli hotspot, prima che diventino discariche
Via Baraggioli, via Arnaldo da Brescia, via delle Brughiere, via Gabardi, via dei Mille, via Rossini... Durante la serata sono stati citati diversi punti nei quali gli abbandoni tendono a ripetersi.
L’idea è semplice: mapparli e intervenire puntualmente proprio lì, concentrando pulizia, controlli e fototrappole nei luoghi dove il problema si presenta con maggiore frequenza.
Lo stesso principio dovrebbe valere per i cassonetti degli abiti usati. Se intorno a un contenitore qualcuno abbandona altri rifiuti, la risposta non può essere semplicisticamente quella di rimuovere il servizio anche a chi lo utilizza correttamente: prima si intensificano gli interventi di pulizia; poi si ricorre a ulteriori strumenti di sorveglianza e dissuasione; e soltanto nei punti davvero impossibili da presidiare si valuta la rimozione del cassonetto.
Su questo percorso il voto positivo è stato unanime.
Ingombranti: meno ostacoli, più servizi
Materassi, mobili, elettrodomestici e contenuti delle cantine sono tra gli elementi più visibili negli accumuli abusivi. Per questo Busto Rinasce ha proposto due strumenti da affiancare l’uno all’altro.
Il primo sono gli Amnesty Days: una giornata al mese al Centro Multiraccolta durante la quale rendere il conferimento il più semplice possibile, coniugando flessibilità e buon senso per andare incontro alle esigenze dei cittadini.
Il secondo è lo “svuota cantine” itinerante: un servizio di raccolta in giorni e orari prestabiliti, direttamente nei quartieri, per consentire ai cittadini di consegnare i rifiuti ingombranti agli addetti Agesp senza dover attraversare ogni volta la città per raggiungere il Centro Multiraccolta.
Dal pubblico è arrivato anche un ulteriore spunto di riflessione: il modello già utilizzato in altri Comuni, con il ritiro degli ingombranti su prenotazione direttamente davanti alle abitazioni.
In ogni caso, anche Amnesty Days e “svuota cantine” hanno ottenuto il semaforo verde.
Conta chi conferisce, non chi possiede il furgone
E sempre a proposito del Centro Multiraccolta, uno dei passaggi che ha acceso maggiormente il confronto è stato quello dei veicoli autorizzati a entrarvi. Più di un cittadino, infatti, ha raccontato di essersi presentato in via dell’Industria con un furgone prestato da un familiare o da un conoscente e di aver incontrato difficoltà per via dell’intestazione del mezzo.
Da qui la proposta di Loschiavo: «Quando si tratta di rifiuti domestici, il controllo deve concentrarsi su chi li conferisce e sulla provenienza del rifiuto da smaltire, non soltanto sul nome riportato sul libretto di circolazione del veicolo».
Su questo punto il voto è stato unanime.
Sacchi blu: se sono obbligatori, devono essere sempre reperibili
La discussione ha inevitabilmente toccato anche quanto accaduto durante l’estate, quando in diversi punti della città i sacchi RFID sono risultati difficili da reperire.
Un problema da poco solo in apparenza, perché se il sistema chiede al cittadino di utilizzare esclusivamente quel sacco, non può poi lasciarlo senza lo strumento indispensabile per rispettare le regole.
La proposta di Loschiavo, dunque, è quella di informatizzare l’approvvigionamento, introducendo una soglia minima di scorta, sotto la quale il riordino parta automaticamente. A ciò dovrà affiancarsi un monitoraggio in tempo reale dei distributori per evitare che qualcuno di essi resti “a secco” troppo a lungo.
Anche qui è arrivato un semaforo verde sostanzialmente unanime.
Segnalare non basta: bisogna poter tracciare i passaggi successivi
Anche l’ultimo tema della serata ha raccolto l’approvazione all’unanimità.
Già oggi, infatti, il cittadino può segnalare un rifiuto abbandonato. Ma il problema, emerso con forza durante il confronto, è ciò che accade dopo: della segnalazione si perde traccia, e spesso viene gestita in tempi lunghi.
La proposta di Busto Rinasce è quella di trasformare ogni segnalazione in un percorso semplice e visibile: fotografia, posizione, conferma che qualcuno se ne sta occupando, indicazione delle tempistiche previste e, alla fine, comunicazione che il problema è stato risolto.
Un po’ come seguire il tracking di una spedizione, ma applicato a un servizio pubblico.
«Il cittadino deve diventare parte del processo – ha spiegato Loschiavo –, ma soprattutto deve ricevere rispetto. Se segnala un problema, deve sapere che qualcuno lo ha preso in carico e quando verrà risolto».
Dai cittadini, inoltre, è arrivata anche una puntualizzazione: non dovrebbe essere sempre e solo il cittadino ad alzare la mano. Anche gli operatori che lavorano ogni giorno sulle strade dovrebbero segnalare direttamente ad Agesp gli accumuli che incontrano, e se possibile provvedere a rimuoverli contestualmente.
Un patto semplice: servizi che funzionano, regole da rispettare
Alla fine, tutte le proposte di Busto Rinasce sono state ricondotte a una regola molto semplice: da un lato l’Amministrazione deve fare la propria parte, ovvero rendere semplici i conferimenti, intervenire rapidamente sul degrado e garantire trasparenza; dall’altro, il cittadino deve collaborare, iscrivendosi regolarmente alla TARIP, utilizzando correttamente i servizi e rispettando le regole. E chi sceglie deliberatamente la via dell’inciviltà deve essere sanzionato.
È il principio di corresponsabilità che Loschiavo vuole portare dentro il programma di Busto Rinasce: «Il cittadino deve fare la propria parte, ma prima ancora l’Amministrazione deve mantenere le promesse e fornire nel migliore dei modi i servizi per i quali esiste».
Le indicazioni raccolte durante la serata passeranno ora alla fase di approfondimento tecnico e confluiranno nel lavoro di costruzione del programma.
Il prossimo appuntamento del secondo giro degli AMA è previsto per giovedì 15 ottobre, in Centro, e sarà dedicato al tema della sicurezza.
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