La protesta per l’ex calzaturificio Borri di Busto Arsizio finisce nella cassetta delle lettere. Nelle scorse ore, alcuni cittadini residenti nella zona del complesso industriale di viale Duca D’Aosta hanno trovato fra la propria posta un maxi volantino.
Da un lato, la scritta «Ex Borri… dopo 10 anni, i pasticci del sindaco Antonelli», con la firma «Comitato di quartiere Borri». Dall’altro, il titolo di un articolo del Bustese riferito all’interrogazione su questo tema presentata da Partito Democratico e Progetto in Comune e il testo integrale del documento protocollato dai due gruppi di minoranza il mese scorso, all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale in programma martedì 30 giugno.
Alcuni residenti nella zona hanno ritrovato il materiale ieri, proprio nel giorno della patronale e della Festa del ringraziamento, tenutasi all’ex macello civico, luogo scelto come simbolo del recupero di un pezzo di storia della città.
Rispetto ad altre “incompiute” già inaugurate o vicine al taglio del nastro, l’ex Borri dovrà attendere ancora del tempo prima della completa rinascita. Gli autori del volantino se la prendono con la gestione Antonelli e quindi con gli sviluppi più recenti di una vicenda travagliata che ha origini antiche (l’acquisto del complesso industriale da parte del Comune risale al lontano 2000).
Da parte sua, il sindaco non si scompone: «Come al solito arrivano in ritardo, visto che è fuori il bando per fare i lavori - commenta -. Ma li ringrazio perché mi portano fortuna: ogni volta che dicono che non facciamo qualcosa, poi la facciamo. Se vogliono risparmiare i soldi e la carta la prossima volta…».
Nei mesi scorsi, anche l’ex assessore Salvatore Loschiavo, che nel frattempo ha lanciato la realtà civica Busto Rinasce con vista sulle elezioni del prossimo anno, aveva criticato la decisione dell’amministrazione di trasferire nel comparto dell’ex calzaturificio alcuni uffici comunali, lanciando la contro-proposta di un mercato coperto.