Busto Arsizio - 04 luglio 2026, 07:50

BENEDETTO ORATORIO - Bella Fra! Ci vediamo a Beata

Dopo il San Luigi del centro entriamo nel San Luigi della parrocchia che confina con Gallarate, un rione popoloso che ha la chiesa e l’oratorio come perno e punto di riferimento. Oltre 200 presenze giornaliere all’estivo, una sessantina di animatori. Parola al coordinatore, Paolo Pazzaglia

Oratori feriali, centinaia di ragazze e ragazzi, bambine e bambini che si radunano, passano il tempo insieme, si conoscono, giocano, fanno i compiti, si muovono, scoprono e si scoprono. Da decenni il rito, anche a Busto, si ripete, uguale a se stesso e diverso ogni volta. Un servizio indispensabile per molte famiglie, prezioso per altre, scelto, pur potendo rivolgersi altrove, da altre ancora. Il viaggio in questo mondo vivace e colorato, non privo di problemi, dopo il San Luigi del centro (vedi QUI) prosegue con il San Luigi di Beata Giuliana.

Non incontriamo un don, ma il coordinatore Paolo Pazzaglia. La diminuzione delle vocazioni ha, non da oggi, portato alla diffusione della figura del coordinatore, in sostegno ai sacerdoti, più o meno ovunque. Paolo, curriculum oratoriano maturato nella parrocchia di San Giovanni, oggi in trincea a Beata Giuliana, risponde a qualche domanda mentre si destreggia tra messaggi al megafono e richiste assortite. Al suo fianco Corrado Colombo, responsabile di segreteria e logistica. «Perché l’organizzazione serve, è indispensabile. Abbiamo 220 iscritti, tra bambini e bambine, con una lieve prevalenza numerica dei primi. Un buon numero, direi. Al quale vanno aggiunti i circa 60 animatori».

Adesioni soddisfacenti?

Sì, con una precisazione. Gli animatori sono, più o meno per il 50 per cento, ragazzi e ragazze che vengono all’oratorio anche negli altri periodi dell’anno. Gli altri arrivano adesso. Da una parte viene da chiedersi e da chiedergli: perché non frequentare anche nelle altre stagioni? Dall’altra va registrato il dato positivo. Scelgono di mettersi in gioco, di stare al fianco dei loro coetanei e di essere al servizio dei più piccoli. Bravi.

La parrocchia di Beata Giuliana e il rione, popoloso, nella percezione dei bustocchi si identificano. È proprio così?

Direi di sì (Paolo si consulta con Corrado, “nativo” di Beata, ndr). Qui le immigrazioni, al plurale, hanno lasciato il segno. L’immigrazione dal sud, poi quelle dall’estero. Però parrocchia e rione hanno un’identità che si percepisce.

Tanti bambini di origine straniera? Altrove la possibilità accordata ai musulmani di pregare in spazi della parrocchia ha sollevato polemiche enormi…

Di stranieri nelle parrocchie e negli oratori ce ne sono da un pezzo. Anche persone di altre religioni, mica sono una novità. Qui tutti vengono accolti. Gesù accoglie. Importante è che si percepisca, forte, l’impronta cristiana del nostro agire. Ogni giorno partiamo con la preghiera, non è un caso.

“Bella Fra!” è il filo conduttore degli oratori estivi. Dove “Fra” è Francesco d'Assisi. È una figura che ancora piace, che comunica con i più giovani? O, in attività come quelle in pieno svolgimento, la voglia di svago prevale?

Ovviamente all’oratorio si viene per divertirsi. E per non tradire le aspettative bisogna adattare la proposta. Anche osando. Un tempo organizzare dei laboratori avrebbe portato a reazioni negative. Oggi bisogna fare i conti con un caldo esasperato: si alternano sport, attività dinamiche e altre più tranquille. I giochi d’acqua, insieme alla puntata settimanale in piscina, ci andiamo con San Giuseppe, aiutano. Quanto a Francesco, ai ragazzi arriva eccome. Nel nostro caso l’abbiamo anche collegato ad altre figure. Chiara, ovviamente. E Carlo Acutis, di cui abbiamo visitato la parrocchia. Ecco, per molti ragazzi che frequentano l’oratorio Acutis è più o meno un coetaneo. In un certo senso, uno che ce l’ha fatta. Perché siamo chiamati a diventare santi e lui, senza rinunciare mai al suo essere ragazzo, ha raggiunto la Santità. Questa cosa colpisce.

Quindi l’oratorio è vivo, i pilastri reggono...

Certo, l'oratorio è vivo. E continuerà a vivere finché riuscirà a essere quello che è stato finora: una palestra. Un luogo in cui ci si allena alla vita, in cui si cresce come cristiani ma, in generale, in cui ci si arricchisce, ci si forma dal punto di vista umano.

S.T.

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