Non è chiaro se un Consiglio Comunale in cui le minoranze rivendicano il diritto di esprimere le proprie opinioni possa essere percepito come uno spettacolo capace di allontanare i cittadini dalla partecipazione democratica.
È invece evidente che la scelta di convocare le sedute alle 18.30 (o alle 9:30 di mattina), senza nemmeno un confronto, anche informale, che permettesse una condivisione preventiva, non favorisca la partecipazione dei Consiglieri Comunali e del pubblico.
Nessuno ha parlato di “drastica compromissione della vita personale o lavorativa”. Si è semplicemente evidenziato come un preavviso ridotto, sommato ad un orario inconsueto, possa creare difficoltà concrete: chi ha un famigliare da assistere a casa o in ospedale, chi deve gestire gli impegni dei figli, chi non può lasciare il posto di lavoro scoperto.
La presenza, comunque garantita, di quattro consiglieri di minoranza su cinque dimostra senso del dovere, non il contrario.
Anche sul tema del rispetto in aula, è opportuno mantenere equilibrio.
Certo, tra i banchi della minoranza si scambiano brevi osservazioni volte a gestire le repliche.
Eppure, si sentono commenti provenire da membri della Maggioranza e un costante chiacchiericcio dalla sala. Irrispettoso verso gli interventi della Minoranza, mai richiamato dalla Sindaca.
Colpisce, inoltre, l’accusa rivolta alla minoranza di voler “avere l’ultima parola a tutti i costi”. In realtà, durante le sedute, accade spesso che sia proprio il Sindaco a intervenire durante i momenti di confronto con commenti piccati che, per regolamento, non consentono replica, comprimendo il dibattito anziché arricchirlo.
Manca rispetto delle Istituzioni? Sicuramente no.
Le istituzioni farebbero bene a ricordare che il comportamento “istituzionalmente corretto” è in primo luogo quello agito dall’istituzione stessa, e non sta nella mera puntuale applicazione dei regolamenti, ma si compone di rispetto, di volontà di confronto e dialogo, di saper comprendere quando la flessibilità gioca in favore dei cittadini, non certo dei singoli consiglieri seduti al tavolo.
Il Consiglio Comunale è un fatto pubblico, non personale.
La minoranza non chiede trattamenti di favore e non si sottrae ai propri doveri, chiede di poter esprimere un’opinione diversa senza che si venga definiti “analfabeti funzionali” e che si condividano per tempo le nuove sperimentazioni organizzative anche solo con un cenno informale.
Rinnoviamo la necessità di favorire il dialogo, non di ostacolarlo.
Se la Maggioranza è forte delle proprie posizioni e azioni, non avrà problemi a confrontarsi con noi Minoranze.
Permettendo un intervento in più; dando una spiegazione ulteriore; favorendo il confronto.
Fabio Lorvetti - Per una Comunità Rinnovata




