Sport - 25 marzo 2026, 15:50

Taekwondo, alla e-work Arena i campionati italiani Cadetti. E Busto si candida per le “qualificazioni olimpiche” nel 2027

Sabato 28 e domenica 29 marzo attesi 550 giovani atleti da tutta Italia per i tricolori, cinture nere e rosse. Il presidente regionale Ferrario svela: «Per il prossimo anno puntiamo a portare in città, prima in Italia, un prestigioso torneo internazionale G1 che darà punti in vista delle Olimpiadi»

Emanuele Antonelli, Stefano Ferrario e Luca Folegani

Emanuele Antonelli, Stefano Ferrario e Luca Folegani

Un fine settimana all'insegna delle arti marziali e dei giovani talenti, ma con lo sguardo già rivolto a un traguardo di caratura internazionale. Sabato 28 e domenica 29 marzo la e-work Arena di Busto Arsizio ospiterà i Campionati Italiani Cadetti di Taekwondo per cinture rosse e nere. Un evento organizzato dalla FITA (Federazione Italiana Taekwondo) che porterà in città centinaia di atleti tra i 12 e i 14 anni.

A fare gli onori di casa, in apertura di presentazione, è stato il vicesindaco e assessore allo sport Luca Folegani: «Ringrazio Stefano Ferrario per tutto quello che porta e organizza nella nostra città. Dopo l'Insubria Cup, che abbiamo ospitato poche settimane fa ed è ormai una grande classica del panorama sportivo cittadino, oggi proponiamo un evento nuovo, un'ulteriore eccellenza per il nostro territorio».

Il cuore organizzativo dell'evento è Stefano Ferrario, presidente regionale Fita Lombardia, che ha snocciolato i numeri di una manifestazione che si preannuncia imponente e che fa il paio con l'Insubria Cup di febbraio: «Abbiamo raggiunto numeri da record: circa 550 iscritti provenienti da ben 185 società di tutta Italia. Sarà un banco di prova impegnativo. Inizieremo sabato alle 8.30 con le cinture rosse, per una giornata che durerà fino alle 19, mentre domenica dalle 9 toccherà alle cinture nere. Si gareggerà su sei campi simultaneamente. Questi ragazzi dai 12 ai 14 anni sono la linfa del taekwondo del futuro: basti pensare che Simone Alessio, oggi numero uno nel ranking mondiale, è passato dai campionati Cadetti. Il movimento sta vivendo un momento di forte crescita».

Ma la vera notizia emersa durante la presentazione riguarda il futuro a breve termine. Ferrario ha infatti lanciato un'esclusiva assoluta: «Siamo ufficialmente candidati per ospitare un torneo G1 nel 2027, indicativamente per la fine di febbraio. Si tratta di una competizione d'élite riservata alle cinture nere senior, che assegna il massimo del punteggio per le qualificazioni olimpiche. Attualmente in Italia non esiste una gara del genere e portarla qui a Busto Arsizio è un obiettivo cruciale per la Federazione. Le probabilità che ci venga assegnata sono alte».

La scelta di Busto Arsizio non è casuale. Ferrario ha voluto sottolineare l'ottima sinergia con la politica locale e la posizione strategica della città: «La collaborazione con l'amministrazione è fondamentale. Qui ho sempre trovato porte aperte e un'immediata risoluzione ai problemi logistici e organizzativi, cosa che non sempre accade altrove. Inoltre, Busto Arsizio è logisticamente strategica: la vicinanza agli aeroporti, insieme ai collegamenti autostradali e ferroviari, permette a chi arriva da fuori di raggiungere il palazzetto comodamente. Ci aspettiamo un indotto di circa 1500 o 2000 persone tra atleti, tecnici, dirigenti e famiglie, con un impatto notevole su alberghi e ristoranti del territorio».

A chiudere l'incontro e a confermare il pieno appoggio dell'amministrazione ci ha pensato il sindaco Emanuele Antonelli: «Busto Arsizio si conferma una città capace di accogliere i grandi eventi sportivi e di gestirli nel migliore dei modi. Strutture di prim'ordine e un'organizzazione collaudata ci permettono di ospitare manifestazioni di questo livello, garantendo un grande ritorno d'immagine e un importante indotto economico per la città. Sosteniamo con assoluta convinzione il lavoro della Federazione e l'ufficializzazione della candidatura per il torneo internazionale G1 del 2027 ci riempie di orgoglio: saremo pronti a fare la nostra parte».

Giovanni Ferrario

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