Dici “Ucraina” a Busto e non puoi che pensare ad Antonio Tosi, al Pedèla. Cioè a colui che, con Aubam, da decenni organizza soggiorni italiani ai “bambini di Černobyl”. Un impegno per la salute dei più giovani che si è via via intrecciato a tanti altri temi. Ultimo in ordine di tempo, ovviamente, la guerra. Il conflitto, e le conseguenti difficoltà, non hanno fermato i volontari e i viaggi. Sabato sera, Tosi ha partecipato alla serata del Busto Arsizio Film Festival dedicata ad Abel Ferrara e ha seguito la proiezione del suo “Turn in the wound”, documentario anomalo, in gran parte dedicato alle testimonianze provenienti dalle zone bombardate. Storie di morte e sopravvivenza, di fughe e mutilazioni. Alle prime deflagrazioni, ha raccontato il regista all’inizio del suo dialogo col pubblico, «…mi sono detto: io sono anche un autore di documentari. Dovrei andare là, in Ucraina».
L'impegno di Busto e il sollievo per 5.500 bambini
«Abel Ferrara – confida, a freddo, Tosi - mi ha colpito, a partire dal fatto che non si è seduto sul palco del Sociale ma ha cercato di rimanere il più possibile a portata di pubblico. Poi, con le sue parole, mi ha fatto pensare. Anche a Busto, alla mia città. Ad Aubam e al tanto che è stato portato avanti, nel tempo, per i bambini ucraini». Ad avvicinare cineasta e volontari del territorio c'è una sequenza, un rapporto di causa-effetto: una catastrofe inizia (un incidente nucleare, una guerra) e qualcuno non riesce a voltarsi dall’altra parte, sente l’urgenza di fare qualcosa, agisce.
«I numeri sono noti – prosegue Tosi – Aubam ha portato in Italia, per allontanarsi temporaneamente da un ambiente compromesso, oggi anche dalle bombe, qualcosa come 5.500 bambini. Giovanissimi che hanno vissuto momenti salutari, e di spensieratezza, altrimenti impossibili. Con noi, con i volontari, la città si è impegnata. Magari con alti ed evidenti bassi ma proprio l’arrivo a Busto di un regista di fama internazionale che parla di Ucraina, e che lo fa con parole semplici e dirette, aiuta a guardare il cammino fatto, nel suo complesso. Un cammino lungo. Importante. Non siamo rimasti fermi, inermi».
La prossima estate, fra colonia dell'Aprica e famiglie accoglienti
Tosi ha alle spalle una ventina di viaggi in Ucraina: «Nei quartieri, negli edifici devastati che Abel Ferrara mostra col suo lavoro ritrovo quelli che ho visto io, in cui magari sono entrato, anche con mia moglie. Da quel male il regista cerca di trarre qualcosa, di raccontare, di ricordare a tutti che cosa è davvero la guerra. Ecco, anche noi cerchiamo di trarre qualcosa dal male. Un po’ di salute, un periodo di svago sicuro».
I preparativi, la fondamentale collaborazione offerta dal Comune di Busto e i contatti con l’associazione ucraina “Difendere i bambini di Černobyl”, partner di Aubam, vanno avanti. Perché il percorso deve proseguire anche nell'estate 2026: 35 tra bambini e ragazzi sono attesi nella colonia dell’Aprica. «Ma ne arriverà qualcuno in più. È motivo di grande soddisfazione constatare che, dopo gli anni di stop seguiti al Covid, anche le famiglie tornano a farsi avanti. Abbiamo lanciato un appello, nei mesi scorsi, e ce ne sono almeno cinque che accoglieranno i bambini nelle loro case».
Tosi la sua città la conosce. La elogia, la critica, la striglia a ragion veduta. Questa volta conclude così: «Ritroviamo un gesto concreto per i bambini e un bel segno per tutti. Abel Ferrara si è espresso più o meno così: nonostante il male che racconto, esprimo il mio amore per la vita. Ecco, è ancora possibile reagire, perfino al peggio. A Busto ne siamo capaci».




