Un’altra fermata verso la Serie D. La Pro Patria esce sconfitta anche da Lumezzane e vede il baratro sempre più vicino. Ai bresciani è bastata una rete a “freddo”, nella partita di ieri, per piegare i biancoblù, ancora una volta costretti a inseguire una gara che hanno cominciato a giocare davvero solo poco prima dell’intervallo.
Il copione, purtroppo, è stato quello visto troppe volte in questa stagione.
Nel primo tempo i tigrotti hanno faticato a entrare in ritmo e a prendere le misure (nel post-partita Bolzoni ha detto: «È colpa mia») e hanno pagato caro un’incertezza difensiva che ha spalancato la strada a Ghillani.
Nella ripresa, invece, la squadra bustocca ha cambiato passo, ha preso campo e ha provato a spingere con generosità. Ma la pressione non è bastata: è mancato ancora una volta l’ultimo guizzo, la giocata o il gol - mai davvero vicino, per la verità - che avrebbe potuto cambiare il destino della partita.
Così il predominio del secondo tempo è diventato l’ennesimo rimpianto di una stagione in cui alla Pro Patria è sembrato mancare sempre qualcosa per completare l’opera: un movimento difensivo, un pizzico di cinismo sotto porta, l’episodio giusto. E, a dire il vero, stavolta non c’è stato nemmeno molto da recriminare sugli episodi in area di rigore: Sassaro si è lasciato cadere in modo troppo plateale e le immagini - poche e lontane, come spesso accade con le telecamere della Serie C - non hanno evidenziato un contatto netto sul suo piede; mentre la presunta trattenuta su Masi è apparsa irrilevante per concedere una massima punizione.
Alla fine è rimasta soltanto un’altra sconfitta e la sensazione, guardando la classifica e la fredda matematica, che il destino dei biancoblù sia ormai appeso a un filo sottilissimo.
Le prossime due gare saranno cruciali: prima il Lecco allo “Speroni” (domenica 22 nel lunch match), poi la trasferta del 28 marzo contro la Pergolettese, l’avversaria alla quale i tigrotti dovranno necessariamente rosicchiare sei punti nelle sei giornate che restano, oltre ai tre da recuperare alla Virtus Verona. Novanta minuti più novanta per provare a tenere viva la speranza di restare tra i professionisti. Per evitare che, nel giorno di Pasquetta, la sfida contro la Triestina si trasformi in un malinconico incrocio tra due squadre già condannate.




