Dopo le tensioni politiche delle ultime ore (QUI gli interventi di rappresentanti delle minoranze in Consiglio comunale, QUI quello del sindaco) e le preoccupazioni tra le famiglie, arriva la presa di posizione del presidente della Fondazione Scuole materne di Gallarate, Marco Castoldi, che in un’intervista chiarisce le ragioni alla base dell’aumento delle rette e rivendica un percorso di responsabilità, costruito su analisi economiche e sulla necessità di garantire continuità a un servizio educativo storico della città.
Castoldi colloca l’origine della decisione in un lavoro avviato da tempo. «Le valutazioni sulle rette – spiega – non nascono oggi. Già dalla metà del 2025, e anche prima, erano emerse criticità strutturali condivise con l’amministrazione. Il modello tariffario applicato negli anni passati non era più funzionale alla sostenibilità della Fondazione». Una situazione che, secondo il presidente, non può essere compresa senza partire dai numeri ufficiali. «L’unico strumento serio di analisi è il bilancio di esercizio, pubblico e consultabile. Dal bilancio 2024 emerge con chiarezza che a fronte di circa 1,3 milioni di euro di ricavi da rette e servizi, il costo complessivo supera i 2,3 milioni. Senza i contributi pubblici – Comune, Regione, Provincia – la situazione sarebbe oggettivamente critica».
Nel dibattito politico, il tema del contributo comunale è stato spesso richiamato come elemento dirimente. Castoldi non lo elude, ma lo inquadra in modo analitico. «Nel 2026 nelle casse della Fondazione entreranno circa 600mila euro dal Comune. È una cifra importante, ma non sufficiente da sola a garantire l’equilibrio strutturale. Su questo occorrerebbe aprire una riflessione seria, non ideologica, su quale debba essere il perimetro di sostenibilità di una Fondazione che gestisce un servizio complesso». A fronte della diminuzione delle entrate e dell’aumento dei costi, il Consiglio di amministrazione ha già agito su altri fronti. «Abbiamo ridotto i costi dei fornitori in misura superiore al 50%, senza intaccare la qualità del servizio educativo. Ma la Fondazione è, nei fatti, una piccola azienda: ha dipendenti, contratti, obblighi. Gli stipendi vanno garantiti, anche alla luce dei recenti aumenti previsti dal contratto degli enti locali, che incidono in modo significativo sul costo del lavoro».
Castoldi respinge con decisione la narrazione di un Cda distante dalle difficoltà delle famiglie. «Rappresentare il Consiglio come un gruppo di persone che, senza coscienza, mette le mani nelle tasche dei cittadini non corrisponde alla realtà. La decisione non è stata semplice: ci abbiamo lavorato per sei mesi, valutando rischi e conseguenze». E sottolinea come l’aumento non sia stato uniforme. «Le rette sono state rimodulate per fasce di reddito. In alcune situazioni gli incrementi sono stati contenuti, in altre molto limitati. Comprendo il disagio, ma i dati vanno letti nel loro complesso».
Sul fronte del rapporto con le famiglie, il presidente rivendica un impegno diretto. «Sto rispondendo personalmente alle mail dei genitori. Stiamo organizzando incontri vis-à-vis per spiegare nel dettaglio la situazione. Non mi sottraggo al confronto: credo che la trasparenza sia un dovere, soprattutto quando si assumono decisioni difficili».
Nel quadro delineato da Castoldi emerge anche una prospettiva di medio periodo. «C’è un progetto di trasformazione della Fondazione, che l’amministrazione ha individuato come una realtà che non deve sovrapporsi alle scuole dell’infanzia comunali. La Fondazione si colloca in una fascia intermedia: non è il servizio comunale, ma nemmeno un operatore di élite. È una posizione delicata, che richiede equilibrio tra accessibilità e sostenibilità».
Quanto alle richieste di dimissioni avanzate da una parte dell’opposizione, il presidente mantiene un profilo istituzionale. «In questa fase, dimissioni per ragioni politiche non sarebbero funzionali. Sono in corso processi condivisi con le parti sindacali, finalizzati a garantire il servizio e a tutelare l’occupazione. Questo è il nostro obiettivo prioritario». E aggiunge un invito al confronto informato: «I documenti sono pubblici. Prima di esprimere giudizi, anche sui social, sarebbe utile analizzarli e comprendere il contesto che ha portato a determinate scelte».
Castoldi chiarisce infine il ruolo del Consiglio di amministrazione. «Il Cda svolge una funzione di sorveglianza e opera a titolo completamente gratuito. Nessun componente percepisce compensi. Siamo volontari che hanno scelto di mettersi a disposizione per affrontare problemi reali, non per trarne benefici personali».
La partita, però, resta tutta politica e riguarda il peso complessivo che l’educazione dell’infanzia ha ormai assunto nei bilanci delle giovani famiglie. Tra rette, buoni pasto, servizi di pre e post scuola, doposcuola e attività integrative, il costo della scuola materna è diventato una voce sempre più rilevante, spesso difficile da sostenere per nuclei con uno o due figli, soprattutto in una fase di generale aumento del costo della vita.
È su questo terreno che la sinistra gallaratese intende ora spostare il confronto, puntando sulla Commissione Cultura formalmente richiesta nelle scorse settimane per affrontare in modo trasparente la situazione della Fondazione Scuole materne, il quadro economico e le prospettive future. Un passaggio che, nelle intenzioni dell’opposizione, dovrà chiarire se l’aumento delle rette sia un intervento isolato o il segnale di una più ampia ridefinizione del ruolo dell’educazione dell’infanzia nella visione di città dell’attuale amministrazione.