Angelo è stato un bambino sfortunato. Se n’è andato, all’età di tre anni, per una malattia crudele e invincibile. Ma era circondato dall’affetto dei suoi familiari. A distanza di decenni, lo ricordano ancora le sue sorelle: la tomba in cui riposa, al cimitero centrale di Busto, è meta di visite regolari. Un legame che ha attraversato il tempo. Sfregiato da ignoti. Nei giorni scorsi, la statua che di Angelo riproduceva fedelmente le fattezze è stata trafugata. Dolore, sgomento, impossibilità di comprendere come si possa scegliere, per un utile modesto, di generare un affronto così totale a persone, memoria, valori.
Parla una delle sorelle, che preferisce mantenere l’anonimato. «Non voglio suscitare un caso personale – premette - ma fare capire a che punto siamo arrivati». Poi: «Non riuscivo a crederci, quando ho visto che la statua non c’era più la prima reazione è stata lo smarrimento. Il dolore per un lutto come quello, mai svanito nonostante gli anni, è difficile da spiegare. E non si può spiegare nemmeno il nuovo carico di pesantezza, di sconforto e rabbia provato scoprendo il furto».
Recente, ricostruisce, perché le visite alla tomba di famiglia, nella parte storica del camposanto, sono regolari. Non solo, grazie alla sensibilità di un conoscente la statua era stata da poco tirata a lucido. Ma i furti di questo genere sono tutt’altro che rari (vedi QUI). «Ovviamente ho denunciato ai Carabinieri. E, sul posto, ho chiesto a un addetto se qualche videocamera potesse avere ripreso l’accaduto, almeno in parte. La risposta è stata una delusione (l’attivazione dell'impianto di sorveglianza al cimitero è in stallo, vedi QUI, Ndr)».
«Un furto come questo – rincara la signora - non si fa in un minuto, mettendosi sottobraccio una statua. Parliamo di un oggetto alto un metro circa, metallico, pieno e pesante». Infine: «Un appello lo lancio. Alla coscienza di chi ha rubato la statua di mio fratello, perché la faccia ritrovare in qualche modo. Non mi faccio illusioni ma è giusto provarci».