Il Calendario ci propone per il Primo di Novembre, la Festa di Ognissanti. Nella Busto Arsizio ancestrale, si diceva che "chitòi ca gan non un Santu sul calendòi, i podàn godi al di din cò" (coloro che non hanno un Santo sul calendario, possono godere al giorno d'oggi) dentro quel "Ognissanti" che raggruppa tutti i nomi plausibili. Giusepèn mi avverte che "na oelta" (una volta), i nomi da imporre ai figli nati, si ricavavano dal Calendario, ma pure dalla Tradizione. Era inveterata l'abitudine di "imporre" ai figli il nome dei nonni o delle nonne, per farli rivivere. Con l'aggiunta di qualche vezzeggiativo o di qualche diminutivo o addirittura di un soprannome che distingueva il nascituro dal caro estinto.
Ho un esempio familiare: mio nonno si chiamava Marcora Pasquale. E' deceduto nel 1939 e nel marzo 1940 è nato mio cugino a cui zia Giusaeppina e zio Antonio Marcora hanno posto il nome di Pasquale Marcora - non solo, zia Angioletta Marcora e il marito zio Enea Limido, nel 1941 hanno generato una bimba a cui hanno posto il nome di Pasqualina Limido. Il tutto, per onorare papà Pasquale (detto Pasqualeau) da parte degli figli Angioletta e Antonio Marcora (fratelli).
Ovvio che mia cugina, non garbava sentirsi chiamare, Pasqualina, ma ha preferito auto-donarsi il diminutivo di Lina e guai a chi dovesse (per caso) evocare il nome di battesimo.
Ci sono poi "casi particolari" dove esistono famiglie numerose, a cui s'è imposto lo stesso nome sia per le femmine sia per i maschi - ho esempi dove cinque fratelli, alle figlie hanno imposto il nome Carmen (nome inventato) e ai figli, il nome Basilio, col "bel risultato" di ingenerare distinguo, confusione e talvolta... scambio di Persona. Si è provveduto allora a chiamare Cai una Carmen, aggiungendo dei vezzeggiativi alle altre; con Basilio, ci si è limitati al Basi per l'uno, Ilio per l'altro, affinchè si facesse chiarezza sugli uni rispetto agli altri.
Oggi poi, ci sono nomi "impropri" che una volta la Chiesa non accettava, ma che ora, la Chiesa tollera. Non faccio esempi, ma a volte (come dice Giusepèn) "chèla genti lì", quelle persone, (riferito ai genitori) "in giusti pocu" (sono giusti poco, nel senso che non hanno fantasia).
Veniamo ora al 2 novembre - sul Calendario è specificato che si celebra la Commemorazione dei Defunti e non (come si dice in gergo) "ul dì di morti" che sembra riduttivo e pure una specie di "insulto" nei confronti di chi non può più difendersi. Sono fiero di dire che il 2 di novembre NON è il "giorno dei morti", ma è la Festa dei Defunti - commemorare significa "ricordare, evocare", pure creare una cerimonia nei confronti di "qualcosa" o qualcuno" che ci è caro. Nella fattispecie, onorare i Defunti è giorno di Festa ed è pure dignitoso avere un pensiero particolare nei confronti di chi ci ha dato la vita, ci ha educato, ci ha fornito quell'esempio di vita che ha dato l'impronta a ciò che siamo. C'è poi quello stupendo scritto di Ugo Foscolo che cita la "corrispondenza d'amorosi sensi tra il vivo ed il caro estinto" che glorifica questa data e ne fa risaltare l'efficacia di un ricordo nobile che è frutto d'amore.
Anche qui, ci metto una nota personale: il 2 novembre 1973 è nata mia figlia Sabrina... immaginate la Festa per quell'evento - tanto che in casa mia, il 2 novembre di ogni anno, è "Natale" e si ringrazia il Signore d'averci fornito una Figlia come Sabrina - a proposito, Amore, oggi sono 53 anni e tutti in Famiglia ti auguriamo tutte le gioie del mondo!




