La prima cosa che si notava, entrando a Villa Erba a Cernobbio in quei giorni, erano le voci. Inglese, spagnolo, francese, arabo, lingue dell’Est europeo e dell’Africa si rincorrevano nei corridoi affacciati sul Lago di Como, mescolandosi in un brusio che sapeva di viaggio, di incontro, di attesa. Ragazzi con il badge al collo e il computer sotto il braccio si cercavano e si presentavano con un sorriso un po’ timido. Poi si sedevano attorno a un tavolo e cominciavano a lavorare insieme come se si conoscessero da sempre. Venivano da oltre quaranta Paesi, e li univa una domanda semplice e vertiginosa: che futuro ci aspetta con l’Intelligenza Artificiale?
Era il cuore pulsante di Next Gen AI 2026, il secondo Summit internazionale sull’IA nella scuola voluto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’evento si è chiuso giovedì 22 ottobre con un finale tutto dedicato a loro, gli studenti, chiamati a consegnare le proprie proposte direttamente nelle mani del Ministro Giuseppe Valditara.
La storia, però, era cominciata qualche giorno prima, lunedì 19, in uno dei luoghi più simbolici d’Italia. Al Teatro alla Scala di Milano il sipario si era alzato davvero, e non per modo di dire. Sotto gli stucchi dorati e i palchi illuminati, il Ministro aveva aperto i lavori davanti a rappresentanti istituzionali e delegazioni arrivate da tutto il mondo. Poche ore dopo la carovana era già in viaggio verso il lago. Nella cornice di Villa Erba, tra il parco e l’acqua del Lario, il filosofo Luciano Floridi e Chris Heemskerk hanno inaugurato la sessione plenaria. Da quel momento la villa si è trasformata, per quattro giorni, in una piccola capitale mondiale della scuola. L’hanno attraversata più di seimila tra studenti e docenti, oltre centocinquanta formatori e mentor, cinquanta aziende e startup e i rappresentanti delle consulte studentesche di tutte le regioni italiane.
Il lavoro dei ragazzi si è sviluppato lungo quattro traiettorie, come quattro finestre aperte sul futuro. Da quella di AI for Work si intravedeva il mondo del lavoro che verrà, con professioni ancora senza nome e competenze tutte da costruire. AI for Life mostrava l’Intelligenza Artificiale che entra nella ricerca e nella medicina e diventa alleata della salute e del benessere delle persone. AI for Earth spingeva lo sguardo più lontano, sul pianeta e sulla responsabilità di decisioni capaci di proteggerlo. Infine AI for Arts apriva sul territorio più delicato, quello della creatività, dove l’uomo e la macchina si incontrano e i linguaggi cambiano forma.
Davanti a ciascuna finestra i ragazzi hanno seguito lo stesso cammino in tre tempi: Meeting, Learning e Sharing. Prima l’incontro e le domande, poi lo studio e il confronto con gli esperti, infine la condivisione di ciò che avevano scoperto. Nelle AI Stations, tra una sessione e l’altra, le idee diventavano esperienza: si poteva provare, sperimentare, vedere con i propri occhi.
Mentre sulla scena si moltiplicavano idee e progetti, dietro le quinte si svolgeva un’altra storia, meno visibile ma altrettanto decisiva. Il Ministero aveva affidato la macchina organizzativa del Summit a una rete di scuole polo nazionali. Tra queste c’era il Liceo Daniele Crespi di Busto Arsizio, che quella sfida la conosceva già, dopo il Summit di Napoli e l’evento di NEXT GEN LAB a Milano.
Il team operativo, formato dal personale del Crespi insieme ai colleghi delle altre scuole polo, si è mosso come un’unica squadra. Le sue giornate cominciavano presto e finivano tardi. C’erano le delegazioni internazionali da accogliere, la logistica da governare, plenarie, laboratori e sessioni parallele da far scorrere senza intoppi. Tutto si reggeva su un equilibrio sottile: da una parte una pianificazione costruita al minuto, dall’altra la prontezza di cambiare tutto in un attimo. Bastava un orario da spostare, una sala da riorganizzare, una richiesta piovuta all’ultimo momento, e la macchina si riadattava in silenzio. Spesso gli imprevisti venivano risolti prima ancora che qualcuno se ne accorgesse.
E a Villa Erba non c’erano soltanto le delegazioni. Ogni giorno, ai cancelli, si fermavano anche i pullman delle scuole in visita, più di mille alunni in tutto. Venivano accolti, accompagnati negli spazi e guidati nelle attività del Summit. Per molti è stato il primo incontro ravvicinato con l’Intelligenza Artificiale e con un mondo che, fino a quel momento, avevano visto solo da lontano. Lo si capiva dagli occhi spalancati con cui si guardavano intorno.
In mezzo a tutto questo c’erano anche sei ragazzi di Busto Arsizio. Tre di loro hanno vissuto il Summit da una prospettiva privilegiata. Anna D.P. e Anita G., studentesse di quinta, e Anna P., ex studentessa del Liceo Classico, erano state selezionate dal Ministero e per tutta la durata dell’evento hanno lavorato accanto ai referenti del MIM. Hanno osservato dall’interno come si costruisce e si governa un evento istituzionale internazionale: un’occasione che capita raramente a vent’anni, e che hanno saputo cogliere con serietà e maturità.
Gli altri quattro erano nelle aule e nei laboratori, a rappresentare il liceo: Alessandro G. della 4ª DL, Giovanni B. e Daria C. della 4ª CL e Giorgia C. della 4ª AC, guidati dalla prof.ssa Alice Z. Per quattro giorni hanno lavorato gomito a gomito con coetanei di mezzo mondo. Hanno discusso, si sono confrontati, hanno progettato e proposto, fino a vedere il frutto del loro impegno confluire nella restituzione finale davanti al Ministro.
Quando giovedì sera le luci di Villa Erba si sono spente e le delegazioni hanno ripreso la strada di casa, nello zaino dei ragazzi c’era qualcosa in più. C’erano idee nuove, amicizie nate in una lingua straniera, numeri di telefono scambiati all’ultimo momento e la sensazione, rara e preziosa, di aver contato davvero.
Tra gli ultimi a lasciare la villa c’era Luca Belotti, docente del Liceo Crespi e tra i coordinatori del team operativo, che per oltre 7 giorno non si era quasi mai fermato. «Organizzare un evento così significa prevedere tutto, sapendo che qualcosa cambierà comunque», racconta. «Abbiamo passato settimane a costruire orari, percorsi, accoglienze. Poi ogni mattina c’era una novità da gestire, e ogni volta la squadra trovava una soluzione. È stata la cosa che mi ha colpito di più: nessuno si è mai tirato indietro.»
E la squadra, sottolinea, era fatta di tante persone. «Il primo grazie va ai colleghi delle altre scuole polo. Abbiamo condiviso fatica, responsabilità e anche molte risate, lavorando davvero come un solo gruppo. Grazie al nostro dirigente, Giovanni F., che ha sostenuto questo progetto fin dal primo giorno. E grazie alla segreteria amministrativa del Crespi, in particolare alla DSGA Rosa e al suo braccio destro Teresa. Senza il loro lavoro silenzioso e preciso, nulla di quello che si è visto a Villa Erba sarebbe stato possibile.»
Fuori, sul piazzale, l’ultimo pullman sta partendo. Dai finestrini qualche ragazzo saluta ancora, il telefono in mano per un’ultima foto del lago. Belotti li segue con lo sguardo finché non spariscono oltre il cancello. «Siamo venuti qui per parlare di Intelligenza Artificiale», dice. «Ma alla fine la lezione più importante ce l’hanno data loro: le tecnologie cambiano, le persone e le domande restano. E finché ci saranno ragazzi capaci di farsi le domande giuste, il futuro sarà in buone mani.




