C'era anche Paolo Macchi al centro del dibattito andato in onda ieri sera, domenica 25 ottobre, sugli schermi di Retequattro. Macchi, segretario generale provinciale del Siulp, ha preso parte alla nuova puntata di "Fuori dal Coro", il programma di approfondimento e inchiesta condotto in prima serata da Mario Giordano.
La trasmissione ha dedicato la propria apertura a una delle questioni più delicate e discusse delle ultime settimane sul fronte dell'ordine pubblico: la galassia delle proteste riconducibili al cosiddetto Movimento 17 ottobre. Il reportage ha acceso i riflettori sulla complessità della gestione delle piazze, un terreno in cui la salvaguardia del fondamentale diritto costituzionale a manifestare liberamente il proprio pensiero rischia talvolta di collidere con aggressioni mirate, danneggiamenti e scontri diretti con i reparti inquadrati. In questo scenario di crescente contrapposizione, il dibattito in studio ha richiesto la testimonianza di chi la divisa la indossa ogni giorno e ne tutela i diritti sul piano sindacale e sociale.
È qui che si è inserito l'intervento di Paolo Macchi, figura nota anche grazie all'impegno divulgativo e solidaristico dell'associazione «Lampi Blu». L'intervento del segretario varesino è stato netto e senza esitazioni: «Quando alle forze dell'ordine viene consentito di fare il loro lavoro, quello per cui sono pagate e formate, ecco che accade una cosa strana: che tutto funzioni. Lo Stato fa lo Stato, i cittadini vengono protetti, i violenti vengono fermati anche preventivamente, e diritti garantiti. Ieri nelle piazze le nostre uniformi, il nostro idrante, è stato lo strumento giusto nelle mani giuste che ha consentito a chiunque di scendere in piazza anche protestando. Vi sembrerà strano, ma quando possiamo lavorare senza catene e senza che si giustifichino i violenti, ecco che l'ordine pubblico smette di diventare argomento da salotto e diviene un risultato concreto. Io sono orgoglioso di questo. Orgoglioso degli uomini e delle donne che ogni giorno scendono nelle piazze e nelle strade per garantire a chiunque di protestare e per rimettere le piazze nella disponibilità di tutti, perfino di quanti ci odiano».




