Il nostro viaggio su donne e politica in un anniversario importante prosegue attraverso le voci femminili del territorio. Oggi parliamo con la presidente del Consiglio comunale di Busto Arsizio, la più popolosa città della provincia, Laura Rogora (FdI).
Ottant’anni fa il voto alle donne: cosa le trasmette questo anniversario, ha dei ricordi da mamma o nonne su quel momento storico?
Questo anniversario rappresenta la radice della nostra democrazia moderna. Non si è trattato semplicemente di un atto formale, ma del riconoscimento tardivo di una verità fondamentale: la comunità si costruisce insieme, a pari titolo. Per me, guidare l'aula consiliare con questo traguardo alle spalle è motivo di profonda gratitudine e responsabilità. Ricordo che i miei genitori accompagnavano le nonne a votare ed era sempre un momento particolare della nostra vita Le nonne si vestivano “della festa “come si diceva un tempo e avevamo l’ansia di andare a votare per fare il loro dovere preparando i documenti, tessera elettorale e carta identità, già nei giorni precedenti. Trasparivano dai loro volti di persone umili fierezza, dignità, emozione e orgoglio. La scheda nell’urna decideva il futuro dei figli e dell’Italia intera
Ritiene che le donne oggi abbiano adeguato spazio nella politica? O che cosa serve per dare loro ulteriore consapevolezza, oltre che spazio?
Grandi passi avanti sono stati fatti, e la mia presenza alla presidenza dell'assise cittadina ne è un segnale concreto. Tuttavia, non dobbiamo scambiare la presenza di singole figure apicali per un'equità pienamente raggiunta. Spesso le donne devono dimostrare il doppio per ottenere la stessa autorevolezza, affrontando un carico familiare e di conciliazione che pesa ancora in modo sbilanciato sulle loro spalle. Bisognerebbe mettere in campo politiche sociali che permettano di non dover mai scegliere tra maternità, lavoro e impegno civile. Un cambio di passo collettivo affinché il contributo femminile non sia percepito come una quota da rispettare, ma come una risorsa indispensabile per la qualità delle decisioni pubbliche.
Lei copre un ruolo importante, a tutela del rispetto delle regole e dell’istituzione consiliare ma non solo. Come ha improntato questo suo compito?
Ho sempre concepito la Presidenza del Consiglio Comunale non come una posizione di potere, ma come una funzione di garanzia e di servizio verso tutti i cittadini e tutte le forze politiche rappresentate in aula. I pilastri del mio mandato sono:
- Imparzialità e rispetto delle regole: L'aula è la casa di tutti i bustocchi; garantire il rispetto del regolamento significa tutelare i diritti di maggioranza e opposizione in egual misura.
- Ascolto e mediazione: Mantenere sempre aperto il canale del dialogo, smussare le contrapposizioni sterili e valorizzare il confronto sui contenuti.
- Dignità delle istituzioni: Ricordare a ciascun consigliere la responsabilità e il decoro che il ruolo richiede, affinché il Consiglio sia percepito dalla città come un luogo autorevole e vicina ai problemi reali.
A Busto, come tante altre città, l’adesione al voto è molto calata: in qualità di presidente, come si è impegnata a comunicare prima di tutto alle giovani e ai giovani il valore di un diritto e dovere conquistato per tutti 80 anni fa?
L'astensionismo è una ferita per la democrazia. Come Presidente mi sono impegnata a portare l'Istituzione fuori dalle mura del Palazzo di Città e dentro i luoghi della comunità, a partire dalle scuole. Abbiamo promosso iniziative per far conoscere da vicino il funzionamento del Consiglio Comunale, invitando gli studenti ad assistere alle sedute e organizzando momenti di simulazione e dibattito sul territorio. Il messaggio che cerco costantemente di trasmettere ai giovani è semplice: la politica non è "qualcosa che fanno gli altri", ma lo strumento con cui si decide la qualità della nostra vita quotidiana, dalla scuola al lavoro, dai trasporti all'ambiente. Il voto conquistato 80 anni fa è un'eredità preziosa; non esercitarlo significa lasciare che siano altri a scegliere per noi.
Che cosa direbbe a una giovane che vorrebbe avvicinarsi alla vita politica? Oggi ha pari opportunità, sul campo oltre che sulla carta, rispetto a un ragazzo?
La politica ha bisogno della determinazione, della visione e del pragmatismo femminile. Sulla carta le opportunità sono pari, ma sul campo il percorso per una donna richiede spesso più tenacia. Resistono stereotipi culturali e ritmi di lavoro che non agevolano chi si trova a gestire molteplici ruoli. Ma le cose stanno cambiando e cambiano solo attraverso la partecipazione diretta. Le direi di studiare, di prepararsi con rigore, di non snaturarsi per omologarsi a modelli maschili e di fare rete con altre donne. Il suo punto di vista non è una quota da riempire, ma un valore aggiunto fondamentale per la comunità.




