Quale posto occupa l’uomo in un mondo che corre sempre più velocemente e nel quale l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo di lavorare, comunicare e prendere decisioni? È da questa domanda che ha preso le mosse la serata organizzata dall’Ucid, l’Unione cristiana degli imprenditori e dei dirigenti, al Dinner di Legnano, con l’intervento del filosofo Silvano Petrosino, studioso di filosofia contemporanea e docente all’Università Cattolica.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente Roberto Caironi, che ha sottolineato il valore della riflessione proposta agli imprenditori, ai professionisti e ai dirigenti cattolici. «Voi avete voglia di riflettere su dove vogliamo andare. Noi abbiamo il compito di porre la persona al centro. È un concetto non nuovo, ma significa dare dignità alla persona».
Una responsabilità che assume un significato particolare nell'attuale fase di sviluppo tecnologico. «Siamo in un mondo che va velocissimo. Il rischio che l’uomo sia a servizio degli algoritmi è alto. È auspicabile, invece, che venga elevato a qualcosa di più di un algoritmo». Da qui il richiamo al titolo dell’enciclica, che, secondo Caironi, racchiude la bellezza della natura umana.
L’enciclica e la custodia dell’essere umano
Nel suo intervento, Petrosino ha allargato lo sguardo oltre il tema tecnologico, invitando i presenti a interrogarsi sul significato dell’essere umano e sulla visione dell’uomo che guida le nostre scelte. «Simmel, uno dei fondatori tedeschi della sociologia, dice che un mezzo, quanto più è potente, tanto più viene percepito come un fine. Inconsapevolmente, il mezzo viene vissuto come fine». È questo uno dei rischi che accompagnano il progresso tecnologico: perdere di vista lo scopo per cui gli strumenti vengono creati, finendo per attribuire loro un valore assoluto.
«L’enciclica non è sull’intelligenza artificiale», ha precisato il filosofo. «Nell’enciclica emerge l’antropologia cristiana». Una riflessione che invita a riconoscere quale idea di uomo sia alla base della nostra cultura, in un mondo nel quale convivono visioni e concezioni differenti.
«Non si può più dire semplicemente: “Noi crediamo”. La civiltà cristiana è finita. Questa enciclica manifesta e rivela l’antropologia cristiana». Il punto centrale, nella lettura di Petrosino, è la custodia della persona umana: un tema che attraversa la tradizione biblica e trova nella Genesi una delle sue immagini più significative.
Il riferimento è al giardino dell’Eden, nel quale Dio colloca l’uomo perché lo custodisca. Il giardino è un luogo bello da vedere e ricco di frutti buoni da mangiare: un ambiente da abitare, conoscere e proteggere. Anche le capacità umane, dalla razionalità ai sentimenti, dal senso estetico alle emozioni, fanno parte di questa ricchezza da coltivare.
«Il Papa applica il tema della custodia all’essere umano: l’umanità va coltivata e custodita». Non basta, dunque, riconoscere il valore dell’uomo in astratto. Occorre prendersene cura, creare le condizioni perché possa sviluppare le proprie potenzialità e vivere pienamente la propria umanità.
La magnificenza e la fragilità dell’uomo
Uno dei passaggi più intensi della riflessione ha riguardato il rapporto tra la grandezza dell’essere umano e i suoi limiti.
Nella prospettiva cristiana, ha spiegato Petrosino, l’uomo è magnifico perché creato a immagine e somiglianza di Dio, capace di amare. Ma questa magnificenza non cancella la fragilità, né rende l’uomo onnipotente.
«La magnificenza si intreccia con la fragilità e il limite». È proprio nel riconoscimento di ciò che non possiamo controllare, nella consapevolezza delle nostre debolezze e nella capacità di accettare di non essere autosufficienti, che si apre una possibilità di crescita.
Il limite, in questa prospettiva, non è soltanto una mancanza da superare. Può diventare un dono, perché costringe a riconoscere la presenza dell’altro e a costruire relazioni fondate sulla cura e sulla solidarietà.
«Ognuno di noi è un non tutto e il non tutto ti apre alla pietà», ha osservato il filosofo. Una frase che riassume il valore della fragilità come esperienza capace di generare comprensione e vicinanza.
La debolezza, il dolore e l’impossibilità di avere sempre il controllo sulla propria esistenza non rappresentano necessariamente una sconfitta. Possono diventare, al contrario, il punto di partenza per una rinascita personale e comunitaria. È nella consapevolezza dei propri limiti che si impara a diventare adulti e a riconoscere la dignità degli altri.
L’intelligenza artificiale: una meraviglia che non deve diventare un fine
Il confronto è quindi tornato all’intelligenza artificiale, individuata come una delle grandi questioni del nostro tempo. Richiamando il precedente storico dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, Petrosino ha sottolineato come ogni epoca sia chiamata a confrontarsi con le trasformazioni che modificano profondamente la società.
«Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa». Le tecnologie emergenti si inseriscono nella trama della quotidianità, influenzano i processi decisionali e incidono sull’immaginario collettivo. Non modificano soltanto il nostro modo di giudicare la realtà, ma anche il modo in cui la percepiamo.
Un potere straordinario, che il filosofo non ha demonizzato. «L’intelligenza artificiale è una meraviglia, la scienza è una meraviglia». Il problema nasce quando la potenza dello strumento finisce per farci dimenticare il suo scopo, trasformando il mezzo in un fine.
La questione decisiva, quindi, non è soltanto che cosa le macchine siano in grado di fare, ma quale idea di essere umano vogliamo difendere e quale uso intendiamo fare delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia.
La ragione umana va oltre l’intelligenza
A rendere concreto il ragionamento è stato l’esempio degli scacchi. Un computer è programmato per vincere una partita, mentre una persona può scegliere anche di perdere, per esempio quando gioca con un nipote.
«Il computer ha sempre davanti un avversario, per me mio nipote è un amico», ha spiegato Petrosino. La differenza non sta nella capacità di calcolare le mosse, ma nel significato attribuito alla relazione.
Una persona può decidere di accettare la sconfitta perché riconosce nell’altro qualcuno a cui vuole bene. Può rinunciare alla vittoria, modificare il proprio obiettivo e attribuire valore a un'esperienza che non si misura in termini di efficienza o di risultato.
È qui che emerge la distinzione tra intelligenza e ragione. «La razionalità non è riducibile all’intelligenza, ma comprende anche la ragione. L’intelligenza è una parte della ragione».
La capacità di elaborare informazioni e trovare soluzioni, per quanto sofisticata, non esaurisce dunque la complessità dell’esperienza umana. Esistono la responsabilità, l’affetto, la libertà di scegliere e la possibilità di attribuire significati che vanno oltre il calcolo.
Anche la verità, in questa prospettiva, non può essere ridotta alla sola esattezza. Il pensiero umano si misura con domande morali, con le relazioni e con il valore delle scelte: dimensioni che non possono essere comprese soltanto attraverso la prestazione di un algoritmo.
I prossimi appuntamenti dell’Ucid
Alla serata ha partecipato Manuela Maffioli, deputata e assessore alla Cultura di Busto Arsizio.
Silvano Petrosino, studioso di filosofia contemporanea, è conosciuto a livello internazionale per le sue ricerche sul pensiero francese del secondo dopoguerra, con particolare attenzione a Emmanuel Lévinas e Jacques Derrida, dei quali ha tradotto diverse opere e ai quali ha dedicato due monografie, successivamente tradotte anche in francese.
Titolare della cattedra di Teorie della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, insegna Filosofia morale nella sede di Piacenza. I suoi studi approfondiscono, tra gli altri temi, il rapporto tra razionalità e dimensione morale dell’agire umano, la struttura dell’esperienza e il legame tra parola e immagine.
L’Ucid ha già fissato i prossimi appuntamenti del calendario associativo: il 18 novembre, con una serata dedicata ai 35 anni della Liuc e il 3 dicembre, quando il Dinner di Legnano ospiterà la cena di Natale.
Al termine della serata ai presenti è stata donata l'Enciclica "Magnifica Humanitas" di papa Leone XIV.






