La preoccupazione cresce nelle scuole (LEGGI QUI) e anche all’Ite Tosi molti genitori erano allarmati. Condividendo le paure dei figli, spiega la dirigente Amanda Ferrario, che certo non temono i loro compagni o altri studenti, ma qualche malintenzionato mentre escono, ad esempio, dalle lezioni del pomeriggio in questo clima e devono andare a prendere i mezzi per rincasare.
Per questo motivo, nell'istituto di viale Stelvio a Busto Arsizio è stata diramata una lettera a ragazzi e famiglie. Non solo, si svolgeranno settimana prossima delle assemblee studentesche, aperte, cioè interverranno anche forze dell'ordine e altri soggetti che possono essere interessanti e interessati al confronto.
«Cara studentessa, caro studente, gentili genitori - inizia il messaggio - La scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono e si acquisiscono saperi, ma è, prima di tutto, uno spazio di crescita democratica, di confronto e di cittadinanza attiva. È il terreno in cui le giovani generazioni imparano l’arte dell’ascolto, della parola e del dibattito costruttivo. E, in questo, la nostra scuola non è seconda a nessuno, come dimostrano le numerosissime iniziative legate al dibattito promosse dai nostri docenti». Poi lo sguardo su ciò che sta accadendo: «In questi giorni, le cronache nazionali ci pongono drammaticamente di fronte a ripetuti episodi di violenza di piazza, scontri, atti vandalici e distruzione di beni pubblici e privati. Davanti a queste immagini, che colpiscono le nostre città e la nostra sensibilità, la comunità scolastica non può rimanere indifferente ed è chiamata a una riflessione profonda».
Con una precisazione: «È fondamentale ribadire un principio democratico imprescindibile: il diritto alla protesta, al dissenso e alla manifestazione del proprio pensiero è un pilastro fondamentale della nostra Costituzione e un segno di vitalità civile. Tuttavia, la protesta pacifica e legittima non ha nulla a che vedere con il sopruso, l'illegalità, la devastazione di vetrine o l'aggressione. La violenza non è mai uno strumento di espressione, ma rappresenta la negazione stessa del dialogo e del rispetto dell’altro - e prosegue - Quando subentra il vandalismo, si esaurisce ogni forma di autentico valore sociale o politico, scivolando nell'arbitrio e nell'offesa alla collettività».
Amanda Ferrario mette a fuoco ciò che dev'essere invece il ruolo della formazione, tecnica e umana: «La nostra scuola si propone quotidianamente come un'alternativa a questa deriva. Vogliamo che le nostre aule siano palestre di confronto, dove anche le opinioni più distanti possano incontrarsi e scontrarsi, ma sempre con le armi della parola, dell’argomentazione critica e del rispetto reciproco. Saper dissentire in modo civile e proporre soluzioni con spirito costruttivo è la più alta forma di maturità a cui i nostri studenti possano aspirare».
Di qui l'invito ai docenti affinché vengono creati momenti di riflessione e dibattiti in classe «per aiutare i ragazzi a decodificare la complessità del presente». Ma l'appello è appunto anche alle famiglie affinché stringano «ancora una volta quel patto educativo con la scuola, dialogando a casa con i propri figli per promuovere insieme i valori della non-violenza e della responsabilità civica».
La dirigente poi ci conferma: «Faremo assemblee anche con le forze dell'ordine, spiegando che non sono nemiche ma con noi... non hanno intenzione di caricarci, ma di garantirci, rifletteremo su perché c'è questo malessere collettivo e sociale. La protesta si fa anche in piazza, con striscioni e slogan, anche in modo provocatorio ma mai violento». E ancora, «il dissenso è normale, ma prima di protestare bisogna dialogare, ascoltarsi e comprendere, manca questa fase in Italia».
Né si può scadere in una «generica protesta contro le scuole che vanno a pezzi - sostiene la dirigente - perché si fanno tanti interventi, certo rimangono i problemi in alcune scuole ma quelli strutturali necessitano di tempo e intervento, come pure rispetto di tutti. Se si tinteggia un'aula e poi viene sporcata, non è più un intervento straordinario, diventa emergenza quotidiana».
Così come il diritto allo studio significa poter entrar in classe e dialogare, senza staccarsi dai doveri.
«Non è questione politica, ma di cittadinanza- conclude - Non posso protestare per un mondo migliore, per i miei diritti, distruggendo il lavoro degli altri».
Ma c'è un altro tema centrale, lo strumento dei social. Anche su questo occorre fare chiarezza. Giovedì prossimo, 29 ottobre (ore 20.30), l'Ite Tosi ha già in programma un incontro con Francesca Barra su “I no che vorrei dirti”. Un libro- si spiega - pensato per creare consapevolezza, offrire strumenti pratici e diventare un punto di riferimento per madri, padri, educatori e professionisti del mondo della scuola.




