Subito tutto esaurito e durante il tour attenzione al massimo. Una conferma di quanto i bustocchi o anche i neo abitanti della città vogliano saperne di più sulle proprie radici. E delle radici fa parte anche un capitolo tragico come quello della peste. Nel male e nel bene: cioè nella devozione alla Madonna dell'Aiuto che quella peste fermò.
Il quarto appuntamento della rassegna "Busto da scoprire" ha visto una trentina di persone esplorare le tappe urbane e artistiche, ma anche di fede, legate all'epidemia del 1630, appuntamento firmato dalla Didattica museale e territoriale dell'assessorato alla Cultura di Busto. La guida Marco Salamon ha condotto lungo il percorso, partendo da San Gregorio e dal luogo dove una colonna ricorda la presenza del lazzaretto. Tra le due pestilenze, quella di San Carlo nel 1576-77 e quella manzoniana del 1630, ci si è soffermati proprio sulla seconda. Anche grazie a un libro cardine, quello di Franco Bertolli e Umberto Colombo che riprendono il prezioso manoscritto di Lupi.
Si ripetevano le pestilenze, con i loro nefasti effetti. «Ogni ottant'anni moriva un terzo della popolazione- osserva Salamon - a Busto c'erano le retrovie dell'esercito che assaliva Casale Monferrato». Chi portò la peste? Si fa strada l'episodio di una donna che chiede di passare eccezionalmente per vedere il figlio. Norme di prevenzione reali non ne esistevano e facilmente scattava la caccia all'untore, come testimonia l'opera di Manzoni, la "Storia della Colonna Infame". Gli stessi lazzaretti - sottolinea la guida - facevano aumentare il contagio e così le processioni. Fino all'Ottocento la peste fu un flagello, oggi si guarisce con gli antibiotici.
Allora, ecco a conoscere meglio gli affreschi di San Gregorio (altro santo decisivo, San Rocco), a percorrere le vie fino a San Giovanni e a scoprire il diverso volto del mortorio (che si ritrova poi a San Michele) e naturalmente a Santa Maria, gioiello architettonico di Busto, così innovativo per i tempi e affascinante con i suoi affreschi.
Lo stop alla peste con quella statua della Madonna che alza la mano (gesto che richiama anche altre religioni) avviene quando la chiesa era già stata costruita, ma è l'inizio di una devozione che fa parte ancora di Busto. Anche quando si è affacciata una pandemia terribile come quella del Covid: allora si fecero suonare le campane, rivolgendo una preghiera alla Protettrice della città.
IL VIDEO














