Economia - 16 ottobre 2026, 07:00

Autunno nel Varesotto e lungo il Ticino: sentieri, foliage e cascine a meno di un’ora da casa

Autunno nel Varesotto e lungo il Ticino: sentieri, foliage e cascine a meno di un’ora da casa

Succede ogni anno, più o meno quando si tolgono le zanzariere. Il bosco che costeggia la strada per Malpensa, quello che per mesi è rimasto un muro verde senza sfumature, comincia a cambiare colore. Prima i carpini, che ingialliscono in fretta e perdono le foglie alla prima pioggia seria. Poi i castagni. Le querce, come sempre, per ultime, e qualcuna arriva a dicembre ancora mezza vestita. Chi vive a Busto Arsizio o nei paesi della Valle Olona ha tutto questo a venti minuti di macchina, a volte meno, eppure la domenica d’ottobre finisce spesso in coda sulla Milano-Laghi, diretti verso posti che, a guardarli bene, non hanno poi così tanto in più.

Parco del Ticino in autunno: alzaie, brughiera e il belvedere di Tornavento

Il Parco del Ticino è nato nel 1974 ed è stato il primo parco regionale italiano, un dettaglio che in zona conoscono in pochi. Comincia praticamente al confine del territorio bustocco. Il posto da cui partire, per chi non lo frequenta, è Tornavento: frazione di Lonate Pozzolo, una piazzetta, una chiesa e un affaccio sulla valle che lascia un po’ interdetti la prima volta. Sotto scorrono il fiume, il Naviglio Grande e il Canale Industriale, tre corsi d’acqua quasi paralleli, e nelle giornate di tramontana dietro c’è tutta la cerchia delle Alpi, Monte Rosa compreso.

Dal belvedere si scende verso le alzaie. Erano i sentieri da cui i cavalli tiravano controcorrente i barconi carichi di marmo e sabbia; adesso sono strade bianche piatte, dove si cammina e si pedala senza fatica, anche con bambini che dopo mezz’ora cominciano a chiedere quanto manca. Più su, verso Somma Lombardo, c’è la diga del Panperduto. Non è un posto romantico, è un’opera idraulica di fine Ottocento, ma è da lì che partono il Canale Villoresi e il Canale Industriale, cioè buona parte dell’acqua che irriga l’alta pianura, e capirlo cambia un po’ il modo in cui si guardano i campi tornando a casa.

Poi c’è la brughiera, quella che resta attorno all’aeroporto. Erica, betulle, pino silvestre. In autunno prende colori bruni, quasi violacei, che altrove in Lombardia non si vedono, e il rumore degli aerei in decollo, per strano che sembri, smette di dare fastidio dopo un po’. Chi invece ha voglia di spingersi oltre la provincia nei fine settimana successivi trova spunti per laghi, valli e borghi raggiungibili anche in treno: Valentina di Beborghi ci consiglia cosa fare a Milano e dintorni in questa guida, con parecchie mete pensate per chi ha a disposizione una sola giornata.

Sacro Monte di Varese e Campo dei Fiori: dove vedere il foliage in quota

Quaranta minuti verso nord e si è in un altro paesaggio. Il Sacro Monte di Varese è patrimonio UNESCO dal 2003, insieme agli altri sacri monti di Lombardia e Piemonte, e si sale a piedi lungo il viale delle cappelle: circa due chilometri di acciottolato, sempre in salita, quattordici cappelle e un borgo in cima, Santa Maria del Monte, che sembra appoggiato sulla roccia. Non serve allenamento particolare. Servono scarpe con un minimo di suola, perché i ciottoli bagnati scivolano. In autunno c’è molta meno gente che a maggio, e certe mattine la nebbia resta incollata alla pianura mentre il monte sta sopra, al sole: è lì che il foliage dei castagni e dei faggi dà il meglio.

Chi ne ha ancora può proseguire nel Parco del Campo dei Fiori. I sentieri sono segnalati, alcuni lunghi, alcuni ripidi. Il Forte di Orino, una delle postazioni della Linea Cadorna costruite durante la Grande Guerra e mai usate per combattere, guarda il lago di Varese da una parte e il lago Maggiore dall’altra; con l’aria pulita si arriva a vedere fino agli Appennini. Dopo qualche giorno di pioggia, però, le foglie sulle pietre rendono la discesa più traditrice della salita, e conviene tenerne conto prima di partire con le scarpe da città.

Cascine, castagnate e prodotti locali tra Varesotto e Ticino

L’altra metà dell’autunno nel Varesotto si consuma a tavola. In Valganna e in Valcuvia i castagni sono ovunque e in ottobre molti paesi organizzano castagnate e sagre; date e programmi cambiano da un anno all’altro, quindi tocca controllare sui siti dei Comuni o delle Pro Loco, senza fidarsi del volantino dell’anno scorso.

Lungo il fiume la questione è diversa. Il parco assegna un proprio marchio ai produttori che rispettano determinati criteri ambientali, e diverse cascine e aziende agricole vendono direttamente riso, farine, formaggi, miele, zucche. Più a sud, superata Magenta, le risaie ormai mietute si allagano e si riempiono di aironi e garzette, e l’abbazia cistercense di Morimondo, fondata nel 1134, sta a meno di un’ora da Busto. Una mattina sulle alzaie, un pranzo in un agriturismo sulla sponda lombarda, la visita all’abbazia nel primo pomeriggio quando la luce si abbassa. Niente autostrade, niente caselli, nessuna coda al rientro, che alla fine è la vera ragione per cui tante domeniche d’autunno si passano sul divano.



 

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