Il sole scende lentamente all’orizzonte e tinge il cielo di arancione, mentre il verde dei prati si distende tutt’intorno. È uno scenario che invita a rallentare, respirare e guardare le cose da una prospettiva diversa. Proprio qui, nella cornice suggestiva della fattoria didattica Erba Fina, in via Favana a Busto Arsizio, una quarantina di imprenditori e professionisti si sono ritrovati ieri, giovedì 15 ottobre, per parlare di un tema che attraversa ogni ambiente lavorativo: il benessere delle persone e la qualità delle relazioni.
Un luogo insolito per affrontare questioni che normalmente trovano spazio nelle sale riunioni e negli uffici. Eppure è proprio questa la scommessa di «Coltivare Cura - Un seme di consapevolezza per il benessere nel lavoro e nelle relazioni», l’iniziativa gratuita patrocinata dal Comune di Busto Arsizio e organizzata da Erba Fina insieme a Coaching Farm e Pasticceria Chiara.
La location non è stata una semplice cornice, ma una protagonista della serata. Circondati da prati immensi, alberi e vegetazione, i partecipanti hanno potuto vivere un’esperienza lontana dai consueti contesti professionali, nella quale la natura è diventata una chiave di lettura per comprendere meglio se stessi e gli altri.
«Il benessere passa attraverso tanti canali: la convivialità, lo stare insieme, la possibilità di incontrarsi in un posto bellissimo, dove ogni dettaglio è curato e il verde fa da padrone - ha spiegato Elena Codini, coordinatrice di Erba Fina - Portare le aziende in un contesto insolito aiuta a creare nuove occasioni di relazione».
Un prato come metafora del mondo del lavoro
A raccogliere l’invito sono stati professionisti provenienti da Busto Arsizio, dal territorio circostante, da Milano e dal suo hinterland. Imprenditori e rappresentanti di realtà molto diverse: dalla tessitura alla finanza, dal settore bancario alla chimica, dalla logistica agli studi professionali, con aziende di dimensioni differenti. Una partecipazione trasversale, che ha confermato quanto il tema del benessere organizzativo riguardi tutti, indipendentemente dal settore o dalla grandezza di un’impresa.
L’idea alla base dell’incontro costruito dallo staff di Erba Fina - Luca Valota, Christian Valota, Elena Codini, Sofia Colombo, Luisa Terrana, Paola Colombo, Giulia Colombo, Michele Bertoni - è semplice quanto efficace: proprio come un prato, anche un gruppo di lavoro è un ecosistema composto da elementi diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche e necessità. Per crescere in modo armonioso ha bisogno di nutrimento, attenzione, manutenzione e capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Da qui il filo conduttore della serata: le radici, i semi, la diversità delle essenze, la collaborazione e la cura. Concetti che, trasportati nella quotidianità professionale, diventano domande sul modo in cui si lavora insieme, si affrontano le difficoltà e si costruiscono relazioni capaci di generare benessere.
«Ci piacerebbe che ciascuno potesse portarsi a casa una domanda nuova», è l’auspicio di Coaching Farm, la rete di coach ed esperti di sviluppo personale e organizzativo coinvolta nel progetto.
Dalla cura del prato alla cura delle persone
Ad aprire il percorso è stato Michele Bertoni, agrotecnico di Erba Fina, con l’intervento «Il mondo dentro al prato». Un viaggio alla scoperta delle caratteristiche del tappeto erboso, delle diverse essenze e delle condizioni necessarie per mantenerlo in salute. Bertoni ha illustrato le differenze tra le specie microterme e macroterme, spiegando come ciascuna si adatti a condizioni climatiche differenti e come i cambiamenti del clima rendano sempre più complessa la gestione del verde.
Ma il cuore del suo intervento è andato oltre gli aspetti tecnici, offrendo spunti che si prestano a essere trasferiti anche nel mondo delle organizzazioni. «In funzione di un obiettivo e di un risultato si fanno delle scelte», ha osservato, sottolineando quanto sia importante conoscere ciò di cui ci si prende cura e intervenire con costanza. Anche nella manutenzione di un prato, infatti, non conta soltanto ciò che si aggiunge, ma soprattutto l’attenzione quotidiana e la capacità di individuare gli interventi più adatti. La manutenzione, ha spiegato, può fare la differenza più dei concimi e dei trattamenti: è la continuità delle cure a contribuire alla formazione di un tappeto erboso equilibrato.
Una lezione che richiama da vicino la vita professionale. Anche le relazioni hanno bisogno di attenzione nel tempo, di interventi mirati e di un lavoro costante. Non bastano iniziative occasionali per costruire un ambiente nel quale le persone possano esprimere le proprie capacità e sentirsi parte di un progetto comune.
I partecipanti sono stati quindi invitati ad avvicinarsi al prato, a osservare e toccare le diverse essenze, entrando in contatto diretto con il luogo che li ospitava. Un’esperienza sensoriale che ha preparato il terreno al successivo laboratorio.
Disegnare il proprio prato per raccontare il lavoro
A guidare il momento di riflessione e confronto sono stati i coach del network Coaching Farm: Barbara Oliveto, Iris Vinci e Daniela Piccolo. Il prato è diventato così una metafora del proprio ambiente professionale, uno spazio da immaginare, disegnare e raccontare.
«Un prato può essere un ambiente nel quale trovare benessere, accogliere le persone e lavorare con più piacere», hanno spiegato, invitando i presenti a lasciarsi guidare dalla creatività e a ritagliarsi uno spazio per riflettere su se stessi.
La domanda di partenza ha riguardato il rapporto con il proprio lavoro e con le sfide quotidiane. Quanto piacere proviamo quando ci troviamo davanti a un nuovo obiettivo? E quali condizioni ci permettono di affrontarlo con energia e motivazione?
Attraverso disegni e parole, ciascuno ha rappresentato il proprio prato professionale, individuandone gli elementi essenziali: l’erba, i fiori, l’acqua e tutto ciò che contribuisce a renderlo vivo. Poi è arrivata la domanda decisiva: quali interventi di manutenzione servono per farlo crescere e renderlo più bello?
Divisi in piccoli gruppi, i partecipanti hanno condiviso i propri elaborati, raccontando esperienze, difficoltà, aspettative e valori. Ne è nato un confronto autentico, nel quale persone che fino a quel momento non si conoscevano hanno trovato punti di contatto e occasioni per sostenersi reciprocamente.
Tra le parole emerse durante il laboratorio, rispetto, empatia, costanza e pazienza. Ma anche la capacità di assecondare le proprie passioni, lasciare andare ciò che non è essenziale, dare alle cose il giusto spazio, gestire il tempo e aprirsi alle novità.
Il valore dell'esercizio è stato proprio questo: scoprire che, pur provenendo da settori diversi, molti professionisti condividono le stesse domande e incontrano difficoltà simili. E che raccontarle, ascoltarsi e confrontarsi può contribuire a costruire un clima di fiducia.
Un’esperienza che ha favorito un’immediata vicinanza tra i partecipanti, dimostrando come uscire dai ruoli professionali abituali possa aprire nuove possibilità di dialogo.
«Tutto nasce da un seme»: il gusto diventa occasione di incontro
La serata è proseguita con «Il Prato in tavola», il percorso gastronomico ideato da Fabio Longhin, maestro pasticciere della Pasticceria Chiara di Olgiate Olona.
Anche in questo caso il filo conduttore è stato il seme, simbolo di un progetto che comincia a svilupparsi, mette radici, trova il coraggio di farsi strada nella terra e cresce grazie alle condizioni favorevoli e alla relazione con ciò che lo circonda.
Longhin ha raccontato il valore della sperimentazione e di un progetto avviato nel 2006 in Sicilia, legato alla ricerca e alla selezione delle varietà di semi, con il coinvolgimento di realtà attente alla qualità e a un approccio etico alla produzione.
«Tutto nasce da un seme», ha sottolineato, richiamando l'immagine di qualcosa di piccolo che, attraverso un percorso di crescita, può trasformarsi in un progetto più grande. Un concetto che si intreccia con il tema della serata: anche le relazioni professionali possono nascere da un incontro, svilupparsi attraverso la fiducia e consolidarsi grazie alla collaborazione.
Il menù, pensato appositamente per l’occasione dalla brigata della Pasticceria Chiara (Rebecca Longhin, Giovanni Raillo, Fabiana Pianura, Edoardo Colombo, Pia Nufrio, Francesca Dambrogio), ha seguito la suggestione del campo e del verde, con preparazioni ispirate ai prodotti della terra, proposte gastronomiche ricercate e assaggi che hanno accompagnato i partecipanti in un percorso di gusto, tutto caratterizzato dal colore verde: cinque finger food (mini cannolo salato ricotta di pecora e spinacino, tartelletta di sfoglia, macaron al basilico, mini cheesecake al prato, gambero nel prato), tre isole (uovo in purgatorio con salsa di pomodoro verde stracciatella e terra di olive; risotto alla Nerano; selezione di panificati e latticini) e il dolce (sablé con texture di agrumi, biscuit al cacao, namelaka al the matcha e terra di cacao).
La convivialità ha così completato il lavoro iniziato nel prato, offrendo un'ulteriore occasione per conoscersi, scambiare idee e creare legami tra professionisti che operano in ambiti differenti.
La cura come scelta quotidiana
A Erba Fina il tramonto ha fatto da cornice a una serata che ha unito natura, riflessione e gastronomia, trasformando un prato in uno spazio di incontro e consapevolezza.
L'esperienza ha lasciato ai partecipanti una riflessione che va oltre il singolo appuntamento: il benessere sul lavoro non si costruisce soltanto attraverso strumenti e strategie organizzative, ma anche prestando attenzione alle persone, riconoscendo le differenze e coltivando le relazioni.
Come accade in un prato, non esiste una formula valida per ogni situazione. Occorre conoscere il terreno, comprendere ciò che serve, rispettare i tempi di crescita e intervenire con costanza.
E soprattutto ricordare che la cura non è un gesto isolato, ma un impegno quotidiano. Perché anche nei luoghi di lavoro, come in natura, sono le attenzioni ripetute nel tempo a fare la differenza.














