Cinque volumi, centinaia di dettagli e un patrimonio artistico che attraversa cinque secoli di storia. Tra miniature dai colori vivaci, eleganti decorazioni floreali, stemmi e scene religiose, i corali della Biblioteca Capitolare di San Giovanni restituiscono uno spaccato prezioso del Rinascimento bustese. Un tesoro che non racconta soltanto la storia della musica liturgica, ma anche quella di una città capace di esprimere, in un'epoca segnata da guerre e pestilenze, una sorprendente vitalità culturale.
È stato questo il filo conduttore della conferenza «I corali miniati della Capitolare: un importante episodio del Rinascimento bustese», tenuta da Aldo Greco mercoledì 14 ottobre al Museo del Tessile, nell'ambito degli incontri dell'Università Cittadina per la Cultura Popolare.
Cinque volumi, un patrimonio da scoprire
Protagonisti dell'incontro sono stati i cinque volumi miniati che custodiscono i canti destinati alla liturgia. Greco ne ha illustrato la struttura, soffermandosi sia sugli aspetti materiali sia sul contenuto artistico: dalla copertina in cuoio, impreziosita da decorazioni e stemmi, alle pagine interne, dove i pentagrammi si alternano a miniature e ornamenti di grande raffinatezza.
I corali, ha spiegato il relatore, sono libri liturgici destinati a raccogliere i canti utilizzati durante le celebrazioni. Ma questi manoscritti sono molto più di semplici strumenti per la preghiera: rappresentano autentiche testimonianze della cultura figurativa del primo Cinquecento.
Le immagini proiettate durante la conferenza hanno permesso al pubblico di avvicinarsi a particolari difficilmente apprezzabili senza un'osservazione ravvicinata: le decorazioni policrome, le bordure ricche di fiori e frutti, le iniziali miniate e gli stemmi che accompagnano le pagine, trasformando ogni volume in un'opera d'arte.
Un Rinascimento nato in tempi difficili
Per comprendere il valore dei corali è necessario collocarli nel contesto storico in cui furono realizzati. Gli inizi del Cinquecento furono infatti un periodo particolarmente tormentato per Milano e il suo territorio, attraversati da conflitti dinastici e militari che coinvolsero la Francia, gli Asburgo e le principali potenze italiane.
Greco ha ripercorso le vicende delle guerre per il controllo del Ducato di Milano, soffermandosi sulla discesa in Italia di Carlo VIII, sulle alleanze che si formarono per contrastarne l'avanzata e sul ruolo di protagonisti come Ludovico il Moro e il condottiero Gian Giacomo Trivulzio, legato alla Francia.
Il Ducato fu teatro di continui cambiamenti di potere. Le guerre portarono con sé devastazioni, carestie e pestilenze, lasciando profonde ferite nella popolazione. Anche Busto Arsizio subì le conseguenze di quelle vicende: nelle cronache locali, ha ricordato il relatore, si trovano testimonianze di una peste particolarmente devastante, attribuita al passaggio delle truppe imperiali.
Un periodo difficile, dunque, nel quale la vita quotidiana era segnata dall'incertezza. Eppure, proprio mentre la politica e le armi sconvolgevano il territorio, l'arte e la cultura continuavano a svilupparsi.
Dalla corte di Ludovico il Moro alla Busto del Cinquecento
La stagione culturale della corte di Ludovico il Moro, alla quale è legato anche il nome di Leonardo da Vinci, contribuì a diffondere un clima di rinnovamento artistico. Un fermento che non rimase confinato a Milano, ma coinvolse anche i centri del territorio.
Busto Arsizio partecipò a questa stagione, come testimoniano le opere architettoniche e artistiche realizzate tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Greco ha richiamato, tra gli esempi più significativi, la costruzione della chiesa di Santa Maria, avviata nel 1517 e completata nel 1531, con i suoi portali e le decorazioni interne, frutto del lavoro di diverse maestranze, tra cui quelle legate alla bottega di Gaudenzio Ferrari.
Un altro importante segno della vivacità culturale cittadina fu la fondazione della Biblioteca Capitolare di San Giovanni, istituita nel 1506 e sostenuta economicamente dalla famiglia Crespi.
È proprio in questo ambiente che si collocano i preziosi corali, espressione di una comunità capace di investire nella cultura, nella devozione e nella qualità artistica. Non a caso, lo storico Pio Bondioli avrebbe dedicato attenzione al fenomeno del Rinascimento bustese, riconoscendo il valore delle testimonianze artistiche maturate in città.
Francesco Crespi De Roberti, la mano dietro i manoscritti
Un capitolo centrale della conferenza è stato dedicato alla figura di Francesco Crespi De Roberti, l'amanuense al quale si deve la scrittura degli antifonari.
Sacerdote legato alla chiesa di San Giovanni, Crespi De Roberti emerge dalle pagine dei codici come una figura di notevole preparazione. La sua scrittura, ha evidenziato Greco, si distingue per un tratto «elegante e pulito», segno di una straordinaria padronanza calligrafica.
Non soltanto copista, dunque, ma uomo di cultura, profondo conoscitore del canto ambrosiano e coinvolto anche nella realizzazione delle miniature. La sua attività si inserisce nel più ampio mondo della produzione libraria del tempo, nel quale la trascrizione dei testi e la decorazione delle pagine richiedevano competenze differenti e una lunga esperienza.
La documentazione ricordata durante l'incontro attesta inoltre la sua presenza nella vita religiosa cittadina: nel 1524 compare tra i beneficiari di somme destinate alla chiesa di Santa Maria, dove avrebbe ricoperto un ruolo sacerdotale. La sua vicenda personale si concluse durante una delle epidemie di peste che colpirono il territorio.
La sua opera rimane però affidata a questi volumi, nei quali scrittura, musica e pittura si fondono in un'unica testimonianza artistica.
Dall'immagine di Sant'Ambrogio al Giudizio universale
La parte più suggestiva della conferenza è stata quella dedicata all'esame delle miniature, presentate e commentate attraverso una serie di immagini.
Tra le prime opere illustrate, la raffigurazione di Sant'Ambrogio accostato a Sant'Agostino, due figure centrali della tradizione cristiana. Poi gli stemmi, le decorazioni floreali e le composizioni dai colori intensi, che rivelano la ricchezza dell'apparato ornamentale dei codici.
Le pagine si trasformano in un racconto per immagini: compare Davide musico, raffigurato con la lira da braccio, accanto a Davide in preghiera. Seguono scene popolate da personaggi e figure simboliche, come il putto che si arrampica su un albero, il cavaliere omicida e il padre che consegna al figlio una verga.
Non mancano le rappresentazioni di carattere religioso, tra cui Cristo tentato da Satana, la nascita e il martirio di San Giovanni Battista, con la decapitazione del Precursore. Una sequenza di immagini che testimonia la capacità dei miniatori di condensare episodi biblici, riferimenti simbolici e dettagli narrativi nello spazio limitato di una pagina.
Particolarmente ricca è la raffigurazione del Giudizio universale, una delle miniature più importanti illustrate da Greco.
Al centro della scena domina Cristo giudice, affiancato dall'intercessione della Vergine e di San Giovanni Battista. Più in basso, San Michele pesa le anime, mentre un demonio tenta di afferrare il piatto della bilancia che grava sotto il peso del peccato. La composizione si apre quindi sui due destini ultraterreni: da una parte i beati accolti in Paradiso, dall'altra i dannati destinati all'Inferno.
L'intera scena è racchiusa nella grande lettera «L», che diventa parte integrante della composizione. La decorazione non è un semplice abbellimento, ma contribuisce a costruire il significato dell'immagine, guidando lo sguardo e rafforzando il messaggio religioso.
La Natività e l'incanto dei dettagli
Altrettanto affascinanti le miniature dedicate alla nascita di Cristo. Greco ha mostrato le scene dell'Annuncio ai pastori, dell'Adorazione dei pastori e dell'Adorazione dei Magi, accompagnate da bordure nelle quali fiori e frutti si intrecciano in composizioni minuziose.
Ogni pagina custodisce un universo di particolari: le figure, gli atteggiamenti, gli elementi naturali e le decorazioni si combinano in un equilibrio che rivela la perizia degli artisti.
Tra le immagini presentate anche la figura dell'Onnipotente, il tema del nuovo giorno e lo stemma della famiglia Crespi, insieme a motivi ornamentali come i tritoni alati. Un repertorio variegato che testimonia la ricchezza della cultura figurativa dell'epoca e la capacità di fondere riferimenti religiosi, simbolici e decorativi.
La memoria di una città custodita nei libri
La conferenza di Aldo Greco ha così restituito al pubblico il valore di un patrimonio che unisce storia locale, arte sacra, musica e tradizione libraria. I corali della Capitolare non sono soltanto testimonianze della liturgia del passato: raccontano una comunità, le sue famiglie, la sua fede e la sua capacità di produrre bellezza anche in un'epoca segnata da profonde inquietudini.
Nelle loro pagine, la precisione della scrittura di Francesco Crespi De Roberti si accompagna alla fantasia dei miniatori, mentre gli stemmi e le decorazioni mantengono vivo il legame con la storia di Busto Arsizio.
Un patrimonio prezioso, dunque, che invita a guardare con occhi nuovi alla Biblioteca Capitolare di San Giovanni e alle testimonianze del Rinascimento bustese, una stagione culturale che merita di essere conosciuta e valorizzata.





