Ieri... oggi, è già domani - 05 ottobre 2026, 04:40

“Cin ghèi da pu, ma russu” - “cinque centesimi di più, ma rosso”

Lo dice subito, Giusepèn, per non creare dubbi: nessuno compie apologia di reato, o inneggia alla Politica, ma quel "cin ghèi" è riferito a quanto si  vuole pagare di più, per ottenere del buon vino rosso

“Cin ghèi da pu, ma russu” - “cinque centesimi di più, ma rosso”

Lo dice subito, Giusepèn, per non creare dubbi: nessuno compie apologia di reato, o inneggia alla Politica, ma quel "cin ghèi" è riferito a quanto si  vuole pagare di più, per ottenere del buon vino rosso. Per una semplice ragione. Il Territorio scoperto dai Liguri, fitto di boscaglia, poi dato alle fiamme, non era "buono" sia per l'Agricoltura, sia per la Pastorizia; quindi, occorreva dissodarlo, per ottenere il giusto spazio per viverci.

Fu così che si provvide a bruciare l'intero spazio, affinchè si potesse dar corpo a una comunità, proveniente dalla Liguria, dentro un Territorio occupato dai Celti-Barbari. Fu così che prese corpo, la "legittima occupazione" di una terra dura e poco fertile, dentro cui abitarci. Per effetto del grande incendio, si pensò allo spazio bruciato e, il primo nome da offrire all'insediamento dei Liguri, fu quello di Busto che significa nel detto "romanico", Territorio arso e bruciato. Che non coinvolgeva il resto del Territorio Celto-Barbaro che occupava l'intera attuale Lombardia (da cui prese il nome di quel Popolo.. Solo dopo (più o meno cento anni), si aggiunse al nome Busto (combustum), il nome della specialità Ligure; vale a dire l'ardia (duttile e finissimo filo di ferro) da cui deriva un altro nome; Arsizio. Ecco così la nuova città, dentro la Lombardia, ma con Tradizioni Liguri, chiamata Busto Arsizio.

All'epoca, Busto Arsizio era sotto la Pieve di Dairago, Comune confinante, per poi, dal Clero, essere aggiunto alla Pieve di Olgiate Olona (anch'essa confinante con Busto Arsizio) che poteva far valere le proprie credenziali: più gente, maggior sviluppo delle attività commerciali e maggiore prospettiva rivolta al futuro. Sino al 1864 quando Busto Arsizio superò la cifra di 30.000 Residenti che consentì al Governo Italiano di promuoverò l'antico Borgo, al livello di Città. Oggi, Busto Arsizio, supera i Residenti - siamo a quota 85.000 più della città e provincia, COMO.

La Storia su Busto Arsizio, la si può leggere sui libri degli antichi Autori dell'epoca, sino alle più incisive pubblicazioni, editi dalla GMC Editore che mostra lo sviluppo della Città, sino a farla divenire la PRIMA città non-Provincia nell'ambito nazionale - non solo; Busto Arsizio, oggi, vanta il "primato" di essere nel contempo, la Quarta città della Lombardia (dietro a Milano, Brescia e Bergamo) e tuttora Prima città non-Provincia italiana.

Per ritornare al "cin ghèi", occorre far riferimento al vino prodotto a Busto Arsizio. C'erano alcuni vini bianchi "deboli" e il rosso (mericanèl) che possedeva qualche grado alcoolico maggiore dei vini bianchi e, quando l'acquirente voleva un "buon vino", gli si mostrava il prezzo-unico, con una vezzo che gli intenditori apprezzavano: "se t'e voi, con cin ghèi da pu" (con cinque centesimi in più) " a podu dòti un mericanèl, ul ven russu" (posso vendetti il vino rosso) - così, quando si andavs a comprare il vino, l'oste rispondeva alla richiesta "dòmi ul ven" (dammi il vino), rispondeva "biancu o cun cen ghèi da pu?", con implicita la risposta "vino bianco, o con cinque centesimi in più, vino rosso?"

Fu così che prese-piede il detto dei "cen ghèi" e lo si utilizzò in ogni acquisto, quando si chiedeva una qualsiasi qualità di merce, lasciando presagire l'opportunità di acquistare lo stesso prodotto, ma con una maggiore qualità.

Carlo Porta (Poeta e Scrittore milanese) parla den "vèn da Busti", specie quando il "sommo" Poeta e Scrittore, Alessandro Manzoni veniva a Busto Arsizio, a far visita all'Esimio Cardinale Tosi e pure il grande Ugo Foscolo, si inebria di questo nettare, esaltandolo nei suoi scritti.

Oggi, (ed è da tempo) non ci sono a Busto Arsizio, viti e viticoltori che si dedicano alla produzione del vino; anche per un fatto concreto: ci si è dedicati all'Industria che ha occupato (ben pagata) la mano d'opera in cerca di Lavoro. Tuttavia, visto la penuria di chi valorizza la Parlata Bustocca,  è vitale dar credito a chi non vuole far-morire il Dialetto Bustoccoda strada. Visti i tempi, Giusepèn commenta amaramente: "morti nogn, ca moei ul nostàr parlò" (morti noi -Giusepèn ed io-  muore il nostro supremo, superlativo Dialetto Bustocco da strada).  E Busto Arsizio susciterà una specifica domanda: "come hanno fatto, i Liguri ad innamorarsi di questo Territorio, pur rimanendo fra i "reduci" di un mondo Celto-Barbaro?"  - ci saranno talune risposte, ma per chi NON conosce il nostro Dialetto, saranno risposte evasive, superflue e per nulla autentiche!

Gianluigi Marcora

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