Busto Arsizio - 30 settembre 2026, 14:57

Tutto il bene dello sport: San Carlo Istituto Clinico è Centro di Medicina sportiva

Il riconoscimento arricchisce la gamma dei servizi con visite e certificazioni per attività agonistiche e non, anche per atleti paralimpici e master. Il dottor Giuseppe Monti: «Ci capita di incontrare bambini che non vanno mai dal medico e adulti con coronaropatie, anche precoci. L’attività fisica fa bene ma va praticata con consapevolezza e senso di responsabilità». Le info per le prenotazioni e l’elenco delle discipline

Il dottor Giuseppe Monti

Il dottor Giuseppe Monti

Gli sportivi, o quanti vogliono approcciare una disciplina, hanno una nuova porta d'ingresso al campo, alla palestra, alla piscina. È San Carlo Istituto Clinico che Ats ha recentemente riconosciuto “Centro di medicina sportiva”. L'abilitazione amplia il ventaglio dei servizi offerti e poggia sul rafforzamento della squadra con specialisti in Medicina dello Sport e tesserati Fmsi.

Il Centro eroga visite per certificare l’idoneità a una vasta gamma di attività, a tutela della salute e con approccio di prevenzione e cura. San Carlo può rilasciare certificazioni secondo i protocolli previsti per le diverse discipline sportive, anche “di nicchia”, e per atleti paralimpici o master. Il sito dell’Istituto ha attivato un’articolata pagina (vedi QUI) che riporta informazioni sulle visite per attività non agonistica e agonistica (in casi particolari potrebbero essere necessari esami e approfondimenti in più rispetto al protocollo base), i contatti per le prenotazioni e una lista dettagliata delle certificazioni e delle specialità, dalla “A” di “Adaptive surf”, variante del surf per atleti con disabilità, alla “W” di “Wushu kung-fu talou”.

In mezzo, gli sport più popolari e praticati, dal calcio al volley, dallo sci al ciclismo, dall’atletica al tennis, con altri che sono appannaggio di pochi adepti (tecnicamente, dalla categoria A1 alla B6). «Alcune attività – ricorda il dottor Giuseppe Monti, new entry in San Carlo, esperienza anche in società professionistiche – necessitano di accertamenti ad hoc. È ovvio: chi sale su un ring è soggetto a sforzi e sollecitazioni differenti rispetto a un giocatore di basket. Pensiamo poi a esposizioni al rumore, prolungato o improvviso, cui è esposto un pilota. O un tiratore, al poligono. Per questo, e vale anche per gli atleti paralimpici e master, occorre sapere in partenza, con precisione, quale attività si intenda iniziare o proseguire».

Alla base, un principio: lo sport va affrontato con senso di responsabilità, valutare l’idoneità della persona a una certa disciplina e verificare in generale le sue condizioni fisiche sono passaggi richiesti dalle norme e dal buon senso. Vale per l’agonista, vale per il semplice praticante.

«Nella maggior parte dei casi fila tutto liscio - rassicura il dottor Monti - ma non è detto che sia sempre così». Esempio di pochi giorni fa: «Tesserato, non un atleta, si sottopone a visita su sollecitazione della sua società. I risultati hanno suggerito un ulteriore passaggio dal cardiologo. Il diretto interessato, che all’inizio era riluttante, ci ha ringraziato. Ma purtroppo esistono anche casi opposti. Ovvero persone che, in presenza di dati e segnali meritevoli di approfondimenti, svicolano e si rivolgono altrove, nella speranza di arrivare a esiti diversi».

Evidente il valore diagnostico e preventivo che, in generale, la Medicina dello Sport può assumere. «Approssimando – prosegue lo specialista - possiamo individuare un paio di macrocategorie. La prima: bambini e ragazzi. Oggi la medicina nelle scuole è praticamente estinta, le visite pediatriche sono spesso ultra-dilazionate, non ci sono nemmeno più i tre giorni prima del militare. Risultato: capita di incontrare giovani e giovanissimi che dal medico non vanno praticamente mai. E di riscontrare, per esempio, patologie della vista o anche cardiovascolari di cui la famiglia non aveva sentore». Il secondo insieme include adulti e master: «Ovviamente sono fasce di età più esposte al rischio cardiovascolare. Applichiamo un protocollo particolarmente attento, non solo con test da sforzo ma anche valutando, fra l’altro, la colesterolemia. Quanto serva questo rigore lo dicono i risultati: riscontriamo patologie delle coronarie più frequenti e più precoci rispetto al passato».

Dati che dovrebbero fare riflettere anche tutti coloro che praticano attività fisica “fai da te”, magari improvvisandosi ciclisti o runner. «Lo sport – conclude il dottor Monti – è come un farmaco. Fa bene.  Ma occorre conoscere le condizioni di partenza e definire modi, quantità, tempi di somministrazione».

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