Trasporti - 29 settembre 2026, 08:40

Odissea siciliana per un viaggiatore di Maccagno: bloccato dall’Etna, tenta il rientro via treno tra ritardi e coincidenze perse

Il racconto di un 43enne, partito sabato sera da Catania e arrivato ieri all'ora di cena a Malpensa: «Traffico aereo in tilt, ma anche il sistema ferroviario ha mostrato gravi criticità. Sono esausto, non vedo l'ora di arrivare a casa»

L'Etna (foto d'archivio)

L'Etna (foto d'archivio)

Doveva essere un tranquillo rientro a casa, un normale fine settimana di fine settembre concluso con il rientro a Malpensa. Si è trasformato invece in una vera e propria odissea, che è durata oltre 48 ore e che si è conclusa solo nella serata di ieri, lunedì 28 settembre. Il protagonista di questa disavventura è un viaggiatore, un 43enne di Maccagno, rimasto intrappolato in Sicilia a causa dell'eruzione dell'Etna che ha paralizzato l'aeroporto di Catania Fontanarossa in questi giorni.

La vicenda ha inizio sabato sera, quando il 43enne si reca in aeroporto per il volo che lo avrebbe dovuto riportare a Milano. La situazione sullo scalo etneo è critica ormai da giorni: come confermato anche dalle autorità aeroportuali della SAC, l'incessante emissione di cenere lavica ha imposto la chiusura degli spazi aerei C1 e B3, portando a una prolungata sospensione di tutti i voli in arrivo e in partenza, inizialmente prevista fino a mezzogiorno di sabato e poi estesa fino alla mezzanotte di oggi.

Il volo di sabato sera viene cancellato, così come quello previsto per la mattina successiva. È l'inizio del calvario. La compagnia aerea, a fronte della cancellazione, non riesce a fornire assistenza per la sistemazione alberghiera. L'uomo tenta una prenotazione autonoma online, ma a causa di un probabile bug nel server, il sistema accetta una prenotazione per una struttura chiusa da ben due anni. Solo grazie all'intervento del provider si riesce a trovare una soluzione alternativa: una sistemazione alle pendici dell'Etna, a circa 20 minuti da Catania, dove il viaggiatore riesce ad arrivare esausto solo alle 23:30.

Vista l'impossibilità di volare, con lo scalo di Catania bloccato e i dirottamenti su Palermo che saturano i collegamenti, l'uomo decide di intraprendere il lungo viaggio di ritorno via terra e mare. Domenica pomeriggio, alle 15:50, sale su un treno regionale diretto a Messina. Anche qui, i disservizi si sommano all'emergenza. Il convoglio accumula un ritardo di 70 minuti, facendo perdere la coincidenza con il traghetto delle 17 per Reggio Calabria. Il viaggiatore è costretto ad attendere il collegamento successivo, fissato per le 23, trascorrendo la notte a Reggio Calabria.
L'odissea prosegue ieri mattina. Il treno in partenza da Reggio Calabria alle 7:15 accumula subito 40 minuti di ritardo alla partenza. Durante il tragitto verso nord, il ritardo aumenta ulteriormente di altri 40 minuti, causando la perdita della coincidenza a Napoli, prevista per le 13:30. Nonostante i disagi, il maccagnese riesce a salire su un Frecciarossa diretto a Milano Centrale, partito però con 20 minuti di ritardo alle 14:25.

L'arrivo nel capoluogo lombardo è avvenuto alle 19:35. A quel punto, mancherebbe solo l'ultimo tratto, quello verso l'aeroporto di Malpensa. Se tutto fosse andato secondo i piani originari, il viaggiatore avrebbe preso il Malpensa Express delle 17:30. A causa dei molteplici ritardi accumulati lungo tutto il tragitto, ha dovuto invece ripiegare sul convoglio delle 20, con arrivo al Terminal 1 previsto per le 20:48. Solo allora ha potuto recuperare l'auto parcheggiata e mettersi alla guida per l'ultimo tragitto verso casa.

Un viaggio estenuante, che l'uomo commenta con un misto di rassegnazione e ironia amara, pensando alla conclusione del tragitto: «Traffico aereo in tilt, ma purtroppo devo constatare che anche il sistema ferroviario ha mostrato gravi criticità. Sono esausto, non vedevo l'ora di arrivare a casa e “schiantarmi” sul divano». Una battuta che ben rende la frustrazione di chi, nel 2026, si trova ancora a fare i conti con una mobilità che, tra natura e disservizi, diventa un'impresa a ostacoli.

Giovanni Ferrario

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