Cultura - 26 settembre 2026, 09:45

FOTO E VIDEO. L’arte, la natura e il lavoro che è anche la bellezza di stare bene: una formula magica nel parco del Ticino

Il World Trade Center a Lonate Pozzolo da quest’anno ha aperto le porte offrendo spazi per valorizzare la cultura del territorio. Un calendario fitto e l’esempio della mostra “Dialogues for Nature” che recentemente ha confermato i segreti di un’alchimia

foto di Pier Bottini

foto di Pier Bottini

L’arte e la natura, un incontro che sprigiona armonia: a maggior ragione, se ciò avviene in un luogo che rispecchia questo spirito, immerso nel parco del Ticino. Un luogo dove lavoro significa anche la bellezza di stare bene e il piacere accanto al dovere.

La mostra “Dialogues for Nature”, organizzata da Contemporary Arte&Ambiente e a cura di Fabrizia Buzio Negri, recentemente ha svelato e confermato i segreti di un’alchimia, raccontando ciò che sussurra il territorio (e non solo) attraverso tante voci: ciascuna carica della sua sensibilità e della sua esperienza, ma capace di confluire in un coro dall’univoco messaggio. È l’ascolto che fa la differenza,  il che significa lasciar entrare la luce di ciò che ci circonda: come accade al World Trade Center, a Lonate Pozzolo.

L'ascolto e lo sguardo

L’arte ha trovato una cornice in questo centro, nato dalla partnership con la Royal Schiphol Real Estate e caratterizzato dall’incontro tra l’atmosfera internazionale della società olandese e la dimensione locale. Il World Trade Center – spiegano i responsabili Alessandro Zampella e  Luca Aspesi – ha aperto le porte e offerto spazi alle mostre dalla scorsa primavera con la rassegna “Riflessi di resine: dai rifiuti all’icona” a cura di Roberto Carullo e Andrea Genovese: da allora, un susseguirsi di adesioni da parte degli artisti e si è giunti a un calendario già fitto di eventi fino al marzo 2028, calendario peraltro in continuo aggiornamento. Complici la creatività e l’entusiasmo di Pier Bottini, che ha portato tutta la sua passione per la cultura e le arti a definire questa formula magica.

C’è tutto uno spettacolo, quello della natura appunto, da vivere ogni giorno nelle sue molteplici sfumature, attraverso le vetrate del business center: riecheggia in queste mostre, che trasmettono la ricerca e la capacità di interrogare e interrogarsi. Dopo la prima rassegna, altre si sono susseguite: “Luce negli occhi” di Chiara Cerri, “I colori dell’acqua” di Maria Grazia Cardani, “ICONE” di Ettore Rossi, “Fuori di tela” di Danilo Bergaglio, “La bellezza salverà il mondo” di Roberto Cattoretti.

Quindi, la già citata “Dialogues for Nature”, un viaggio in cui i contenuti, la tecnica, i materiali stessi (anche attraverso il recupero, atto di amore verso Madre Terra) emanano il medesimo amore per la natura, attraversando spazio e tempo, offrendo l’opportunità di “Perdersi nel nulla nei passaggi della Poesia” – come recita una storia poetica del direttore artistico della mostra, Fabrizia Buzio Negri – e nella realtà affascinante tutt’attorno.

Proprio da parte di Fabrizia Buzio Negri e del presidente di “Arte&Ambiente Aps” Carlo Pezzana, si è voluta esprimere la riconoscenza per l’ospitalità: il World Trade Center racconta la propria vocazione all’innovazione anche con questa apertura degli spazi, come risposta a un bisogno nel territorio e a una necessità di chi lavora qui.

Creatività ed efficienza camminano insieme con naturalezza, hanno rimarcato gli artisti all’inaugurazione della mostra che chiude domenica 27 settembre. Ottobre (a partire dal 3) sarà dedicato a “Plurale Donne” di Pierangela Cattini. E il racconto continua, mese dopo mese.

Uno scambio di energie

Quello che si può sperimentare in questo centro è un vero e proprio scambio di energie: accogliere per valorizzare e anche per crescere.

La filosofia del World Trade Center invita a ribaltare il concetto tradizionale di spazio di lavoro: non solo un luogo dove freddamente produrre. Piuttosto, uno spazio con un’anima, in cui bellezza, comodità e comfort siano un cardine non meno cruciale del ritorno economico.

«E questo non è solo un vezzo estetico – si precisa al business center – È provato che l'ambiente influenzi direttamente i livelli di cortisolo (stress) e, di conseguenza, la capacità cognitiva. Al centro del progetto, quindi, non solo le aziende ma le persone che vivono il Centro ogni giorno e per molte ore».

La modernità si manifesta in questa convinzione: dovere e benessere non solo convivono, bensì confluiscono l’uno nell’altro, fino a dissolvere ogni confine: anche di tempo. Terminato quello che è l’orario canonico d’ufficio, si può trarre un respiro più consapevole da eventi come le mostre appunto o come le feste a tema. In questo modo, non sono solo “affari”, non si attraversano esclusivamente uffici, ma si incontra un polo culturale che attira talenti e consente di vivere insieme esperienze. Non un costo, bensì un investimento, che non si fa intrappolare in cifre: va oltre.

I numeri dipingono sì il World Trade Center, considerando che comprende 40 società e mille persone come presenze quotidiane: un mondo nel mondo, visto che sono rappresentati 15 Paesi. Ma in questo fermento, in questa dimensione internazionale, il territorio ha una funzione determinante nel concludere l’affresco. Fin dal verde che abbraccia il centro e invita a uscire, a fare un picnic, a respirare. Il ritorno? Non si vede strettamente nei bilanci, forse negli sguardi. Che si posano anche su queste opere, su colori che inducono a riflettere, a trovarsi, a cercare un’armonia.

COME RAGGIUNGERE IL WTC

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