(Adnkronos) - "È vero che i lavoratori dipendenti pagano le tasse ma, come dimostra la scomposizione per fasce di reddito, si tratta soprattutto di quadri, funzionari e dirigenti, categorie ormai scarsamente rappresentate sia dalla politica sia dai sindacati, che invece concentrano le proprie proposte su ulteriori riduzioni di imposte e contributi sociali a favore delle fasce di reddito più basse le quali però, dati alla mano, già oggi versano poco o nulla". Così Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, commentando l'ultimo osservatorio dall’ultimo osservatorio sulle entrate fiscali, presentato questa mattina al Cnel nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.
Secondo l'osservatorio, "un grande paradosso riguarda poi la narrazione politico-sindacale che vuole le imposte, e soprattutto l’Irpef, corrisposte dai soli (o quasi) dipendenti". "Anche in questo caso i dati restituiscono però un quadro parzialmente diverso: il 61,4% dei lavoratori subordinati dichiara redditi fino a 26mila euro e paga quindi il 12,64% dell’Irpef che, per i redditi fino a 15mila euro, viene sostanzialmente azzerata dal Tir e dalle altre deduzioni/agevolazioni. Il grosso del carico Irpef, il 79,66% viene così a gravare sul 29,96% con redditi da 29mila euro in su e, in particolare, su quel 16,46% che dichiara oltre 35mila euro, corrispondendo il 63,14% dell’Irpef della categoria", spiega.
Per Itinerari previdenziali "discorso simile" vale "per i pensionati: quelli con redditi fino a 26mila euro lordi annui sono il 66% e versano il 26,64% del totale Irpef(all’interno di questa fascia si concentrano del resto le prestazioni parzialmente o totalmente assistite); il grosso delle imposte (66,19%) grava quindi sui pensionati con redditi dai 29mila euro in su e, ancora di più oltre i 35mila euro, i quali versano il 49,7% dell’Irpef pur rappresentando solo il 16,4% del totale", si sottolinea.
"Per quanto riguarda gli autonomi, infine, sopra la soglia dei 35mila euro si conta il 36,89% dei contribuenti che pagano quasi tutta l’Irpef della categoria, ben l’88,88%. Una situazione di grave squilibro, difficile da sostenere nel tempo: il totale dell’IRPEF pagata dai lavoratori autonomi è pari a 25,64 miliardi di euro, cioè l’11,86% del totale del gettito 2024, benché la categoria raccolga solo il 5,12% dei contribuenti dichiaranti e circa 600mila autonomi godano di regimi fiscali agevolati", spiegano dall'Osservatorio.
"Ora è indubbio che resti fondamentale abrogare la flat tax che, oltre a presentare profili di incostituzionalità, alimenta senza dubbio fenomeni di sommerso - spiega Brambilla - ma le cifre dimostrano che la comune vulgata secondo cui le tasse le pagano i dipendenti non è totalmente vera".
Con un ulteriore errore: trascurare i salari i quali, anche a causa di un sistema contrattuale vetusto, più propenso alla ricerca di sgravi fiscali che di stimoli per la produttività, sono rimasti al palo davanti all’impennata inflazionistica degli ultimi anni. Secondo l’Ocse, l’Italia è il Paese peggiore tra le grandi economie avanzate: il potere d’acquisto delle nostre retribuzioni è sotto del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021", conclude.




