Busto co-capoluogo con Varese? La proposta lanciata lo scorso giugno da Simone Orsi, capogruppo della Lega in consiglio comunale, e dell'ex ministro ed europarlamentare Francesco Speroni (LEGGI QUI) si trasforma in un primo passo ufficiale. Proprio Orsi ha infatti depositato una mozione con i colleghi di maggioranza (lui è primo firmatario), con la finalità di ottenere questo status per la città, e sarà discussa nel prossimo consiglio comunale, convocato per martedì 29 settembre.
L'idea è dunque di partire, con massima apertura anche verso l'opposizione che può offrire il suo contributo.
Nella mozione si inizia con le riflessioni sulle trasformazioni degli ultimi decenni del Paese e nelle province, dove esistono città come Busto che hanno più abitanti e un tessuto produttivo più vivace del capoluogo. Ciò ha portato a «una paradossale e ingiusta sperequazione territoriale». Non è solo questione di prestigio: «Alcuni comuni di primaria importanza si trovano a dover sostenere oneri urbanistici, sociali, sanitari e infrastrutturali nettamente superiori a quelli della città capoluogo, proprio a causa di un bacino d’utenza molto più vasto. Alcune città che fungono da centri nevralgici per il loro territorio sono costrette a erogare servizi pubblici a una platea di utenti molto più ampia rispetto ai soli residenti ufficiali».
Altro effetto, una penalizzazione finanziaria: «La legislazione attuale e il sistema di riparto dei fondi riservano spesso ai soli comuni capoluogo di provincia premialità o riserve esclusive nell’ambito di bandi pubblici nazionali, europei e regionali, come i fondi per la rigenerazione urbana o il Piano nazionale di ripresa resilienza, escludendo ingiustamente comuni in cui risiedono comunità popolose, private di risorse fondamentali». Infine, la sicurezza: «Si evidenzia come i Comuni non capoluogo con una popolazione superiore a quella del capoluogo di provincia risentano spesso di criticità del territorio pari o maggiori. Ciononostante, a differenza del Sindaco del Comune capoluogo, membro di diritto del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, i Sindaci di tali enti non possono partecipare in modo permanente alle sedute del Comitato, venendo convocati unicamente quando si trattano questioni inerenti al rispettivo territorio».
Di qui l'esigenza di «un riequilibrio istituzionale e di un adeguato riconoscimento dello status amministrativo del nostro Comune». In prospettiva, con più chance garantite da questo status di capoluogo, «dal punto di vista economico, sociale e per cittadini e imprese nonché del maggior numero di finanziamenti e investimenti che si renderebbero possibili sul territorio».
Ultime riflessioni sulle «peculiarità locali, del tessuto sociale, del tessuto produttivo e del terzo settore della città di Busto Arsizio e del suo comprensorio, che concorrono alla definizione dell’identità della Provincia di Varese», ricordando che appunto già si era parlato della possibilità «di portare all’attenzione dei rappresentati del Parlamento la possibilità di presentare una proposta di legge, come riportato sulla stampa locale, per l’istituzione dei co-capoluoghi di provincia nelle città non capoluogo che hanno popolazione superiore al rispettivo capoluogo».
Così scaturisce l'impegno che si chiede al sindaco Emanuele Antonelli e alla giunta, quello di «attivare canali di interlocuzione nelle sedi istituzionali competenti al fine di promuovere le opportune iniziative legislative per giungere alla definizione di Busto Arsizio quale città sede di capoluogo di Provincia, congiuntamente con il Comune di Varese».




