Una chiesa gremita, gli amici, i motociclisti e la famiglia stretta attorno a quel figlio, fratello e nipote che non c’è più. Oggi, 16 settembre, nella chiesa prepositurale dei Santi Stefano e Lorenzo di Olgiate Olona, è stato il giorno dell’ultimo saluto a Giuseppe Cassetti, 24 anni, morto sabato scorso nel tragico incidente in moto sulla statale 65 della Futa, nel territorio di Barberino del Mugello (LEGGI QUI).
Giuseppe viaggiava con una comitiva di motociclisti quando ha perso il controllo della sua Ktm affrontando una curva a «S» in discesa. La moto ha urtato violentemente il guardrail e il giovane è stato sbalzato nella scarpata. L’impatto è stato fatale. Inutili i soccorsi e l’intervento dell’elisoccorso. Con lui, in quella giornata, anche il papà Angelo, che ha assistito alla tragedia.
A Olgiate, quattro giorni dopo, gli amici motociclisti hanno voluto esserci con le loro moto. Fuori dalla chiesa anche i palloncini lanciati verso il cielo dagli amici di sempre e un grande lenzuolo bianco con la scritta «Buon viaggio compà». Sopra, le fotografie dei momenti felici vissuti insieme e le mani stilizzate con i nomi e i soprannomi: un modo per tenere stretto ciò che resta, i ricordi e un legame che continua oltre il tempo.
Durante l’omelia il parroco, don Giulio Bernardoni, si è rivolto alla famiglia: «Enza, Angelo, Fabrizio, mai avremmo voluto essere qui oggi. Ma davanti all’amore di Dio nulla può separarci. E allora, come si fa? È la fede che ci viene in aiuto e ci dice che non tutto finisce, ma da qui riparte un cammino insieme a coloro che abbiamo amato»».
Un pensiero particolare è andato al compleanno di Giuseppe, che sarebbe stato domani. «Domani Giuseppe avrebbe vissuto il suo ventiquattresimo compleanno e noi vorremmo accompagnarlo verso questa festa eterna», ha detto don Giulio, parlando di una festa diversa, quella nella quale Dio «fa festa perché accoglie amici, fratelli». Poi il riferimento alla fotografia scelta per il funerale: «Vedete, i suoi occhi ricercano l’azzurro». In quell’immagine, ha spiegato il sacerdote, c’è il racconto di una vita vissuta attraverso le relazioni: «Lui ha espresso capacità di vivere relazioni belle».
«Gesù non ci imbroglia e ci dice che c’è un’altra vita, quella eterna», ha proseguito il sacerdote. «E noi vogliamo crederlo: in questa festa e, in tanti modi diversi, dall’alto sarà ancora presente nelle nostre vite. A noi Gesù chiede soltanto di crederci, per poter ripartire nella nostra vita».
E c’è una frase che resta più forte di tutte: «Sappiamo che Giuseppe ha vissuto tutto con intensità».
Prima dell’ultimo abbraccio ha parlato il fratello Fabrizio: «Ciao fratellone. Oggi tutte queste persone sono qui per te, per dirti grazie per tutti gli insegnamenti di una persona buona e gioiosa». «Beppe, un po’ sono arrabbiato, ma come ogni nostra litigata so che tra cinque minuti mi passerà. Tanto sappiamo che sarai sempre con noi, come me, con mamma e papà. Non ti rompo più, come tu non mi rompevi sapendo quanto mi piaceva dormire. Tuo per sempre, Fabrizio».
Fuori dalla chiesa ci sono ancora gli amici, le moto, le fotografie, quel grande «Buon viaggio compà» e i palloncini che si allontanano nel cielo.







