Sono state stampate e verranno presto distribuite le prime copie di “Un sorso di cura”, la rivista dedicata alle persone affette da demenza, ai loro familiari e a tutti coloro che vogliono conoscere questa realtà e dare il proprio contributo.
A realizzarla è “A Casa di Bartolo”, associazione nata nel 2024 con l’intento di offrire supporto a malati e caregiver, creando una rete territoriale (leggi qui la storia). Fondatrice e presidente è Stefania Verderame, operatrice socio-sanitaria che ha ideato il progetto dopo l’esperienza vissuta accanto al padre Bartolo, affetto da Alzheimer giovanile.
L’iniziativa della rivista, stampata in 600 copie, ha ricevuto il patrocinio e un piccolo contributo da parte dell’amministrazione comunale. E il “grazie” dell’assessore all’Inclusione sociale Paola Reguzzoni: «Ho sposato subito questo progetto di un’associazione che non si occupa solo del malato, ma dell’intero nucleo familiare», spiega durante la presentazione a Palazzo Gilardoni.
Il lancio di “Un sorso di cura” si terrà domenica 13 settembre in occasione di BA Cuore Insieme, la grande festa del volontariato in programma in tutto il centro di Busto Arsizio (leggi qui).
La rivista
La pubblicazione contiene testimonianze, servizi, contributi di professionisti e realtà locali e le schede di stimolazione cognitiva realizzate in collaborazione con la dottoressa Paola Zagato. Sono previste ulteriori tre uscite, a dicembre, marzo e giugno.
«La rivista nasce come una sfida – racconta Stefania Verderame –. Seguiamo alcune e famiglie e, attraverso il passaparola, ne raggiungiamo tante altre. “Un sorso di cura” è uno strumento in più per sensibilizzare anche chi non ha a che fare con la demenza, creando una rete che possa essere d’aiuto ai caregiver».
Di questa rete fanno già parte alcune attività come la lavanderia ValeStira Express, che si prende cura della bianchetta delle persone fragili, e il panificio Frangipane, che realizza “I biscotti di Bartolo”. «Abbiamo in programma dei “caffè sospesi” per dare la possibilità alle persone di sedersi attorno al tavolo con chi vive la stessa situazione o con chi vuole essere d’aiuto. Magari mangiando un biscotto o prendendosi del tempo per sfogliare la rivista, che può essere anche una occasione di “gioco” tra la persona con demenza e i propri figli o nipoti».
L’impegno
«I numeri di questa malattia sono in crescita – ricorda l’assessore Reguzzoni –. Le famiglie si sentono sole, ma così non è. Anche il nome stesso della patologia provoca discriminazioni o vergogna e non deve più essere così».
Proprio per questo, rivela l’esponente di giunta, «mi piacerebbe lavorare sull’accettazione della diagnosi. Il supporto in tal senso non è sempre fornito e sarebbe importante colmare questa lacuna. Così da vedere un giorno i malati al ristorante insieme alla famiglia, senza timori o imbarazzi per il giudizio altrui».
“Un sorso di cura” può essere uno strumento importante per aiutare le famiglie a orientarsi dopo lo spaesamento e i timori dovuti alla diagnosi. «La useremo anche per veicolare i servizi del Comune», fa sapere l’assessore Reguzzoni. Che lancia un appello: «Mi piacerebbe che a interessarsi del tema non fosse solo chi oggi è toccato dalla malattia. È importante che l’intera comunità capisca come rapportarsi con queste situazioni. Non dobbiamo escludere le persone malate. Cerchiamo di essere solidali e non lasciare solo nessuno». Obiettivo: «Fare rete e vincere l’isolamento». Anche sfogliando una rivista.
Per farne parte o per saperne di più: www.acasadibartolo.it; acasadibartolo@gmail.com.