Domani, venerdì 4 settembre, il governo di Giorgia Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana, superando il secondo esecutivo di Silvio Berlusconi.
Un risultato «importantissimo» e «sensazionale», per usare le parole di Andrea Pellicini, deputato, presidente provinciale di Fratelli d’Italia a Varese e, dallo scorso maggio, di nuovo sindaco di Luino, che aveva già guidato per due mandati.
In questa intervista, Pellicini si sofferma sui risultati del governo e sulle prossime elezioni, dalle provinciale alle grandi città della nostra provincia al voto nel 2027, tra alleati, Vannacci, terzo mandato e ambizioni di Fratelli d’Italia.
Il governo Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana. Onorevole Pellicini, che cosa significa questo risultato per il partito della premier, Fratelli d’Italia?
«È un risultato importantissimo, sensazionale sotto alcuni aspetti. Se pensiamo che la media dei governi in Italia è stata di circa un anno di durata, avere il governo che si avvia a essere di legislatura e il più lungo della storia repubblicana, è sicuramente sensazionale. Quando venimmo eletti, nel 2022, le opposizioni dicevano “non dureranno più di sei mesi; Giorgia Meloni non sarà accolta dalle cancellerie europee…”. Invece le cose sono andate in modo completamente diverso: Giorgia Meloni è ormai considerata uno dei più importanti leader europei, il governo ha acquisito davvero grande stima internazionale dal punto di vista politico e grande considerazione dal punto di vista dei cosiddetti mercati, basti guardare la riduzione dello spread».
E che cosa significa far parte di questa legislatura per lei, da sempre esponente della destra del nostro territorio?
«Ha un grande significato. Io faccio parte di Fratelli d’Italia dall’inizio, quindi avere passato questi anni nell'organizzazione territoriale del partito e avere avuto la possibilità di far parte di questo Parlamento che sostiene il governo più longevo della storia è un motivo d'orgoglio. Lo è anche in termini di coerenza personale».
Quali risultati di questa legislatura la inorgogliscono di più?
«Sicuramente il fatto che è aumentata notevolmente l'occupazione, la diminuzione della disoccupazione, anche giovanile, sono aumentati i contratti a tempo indeterminato. Oggi gli occupati sono oltre un milione in più rispetto al 2022. Questi dati, insieme alla riduzione dello spread, dimostrano che l'Italia ha un'economia di tutto rispetto e che quindi il governo sicuramente ha introdotto delle misure che hanno fatto bene all'economia».
Con uno slancio di sincerità: quali sono, invece, le cose che si sarebbero potute fare meglio? C’è qualche recriminazione?
«Non penso, devo dire che in tutti i settori si è lavorato al massimo delle forze, anche il contrasto all'immigrazione clandestina sta portando risultati considerevoli, ogni anno si abbassa il numero delle persone che arrivano clandestinamente in Italia, quindi stanno funzionando gli accordi che il governo, in prima persona il presidente Meloni, ha fatto con importanti paesi africani, come la Tunisia. In tutti i settori in cui si è lavorato, i risultati sono stati ottenuti».
C’è grande attenzione per le elezioni comunali del 2027, ma prima si terranno le provinciali. Subito dopo il voto amministrativo dei mesi scorsi, lei ha messo nel mirino Villa Recalcati. Crede nel ribaltone?
«Faccio una premessa: sono affezionatissimo a Villa Recalcati, perché ci ho passato otto anni da assessore provinciale, quindi sono sempre interessato a quello che succede, perché la Provincia è un ente importantissimo che è stato purtroppo maltrattato con la riforma Delrio.
Devo dire che ho un buon rapporto anche con l'attuale presidente Magrini, che ha lavorato sicuramente con impegno. Ciò premesso, ritengo che ci siano le condizioni per esprimere un presidente dell'area di centrodestra, anche perché le cose sono cambiate rispetto al passato, con due comuni, Luino e Somma Lombardo, passati al centrodestra, che se la può giocare se rimane compatto e unito.
Noi come Fratelli d'Italia alle ultime elezioni abbiamo eletto tre consiglieri provinciali, quindi contiamo di conseguire un risultato altrettanto importante se non di migliorare».
Il vostro nome per il presidente è quello di Marco Colombo, sindaco di Daverio?
«Noi abbiamo diversi sindaci, Marco Colombo è uno di questi. Poi possiamo contare su un altro sindaco molto bravo come Pietro Zappamiglio di Gorla Maggiore e altri ancora, per esempio Emanuele Antonelli che purtroppo è in scadenza, a meno che ci sia il terzo mandato, ma non ci credo molto».
Lei “da Roma” dubita che andrà in porto questa possibilità?
«Non sono così ottimista per chi auspica il terzo mandato. Mi farebbe piacere perché potremmo confermare Antonelli e per Busto Arsizio questa sarebbe una bella notizia perché ha dimostrato in questi dieci anni di essere un ottimo sindaco. Però penso che difficilmente possa passare».
Apriamo una parentesi romana. I “nostri” esponenti sono tutti rispettati e stimati, da lei a Giorgetti, Gadda, Alfieri e così via. Come vede gli altri rappresentanti della provincia di Varese, a partire dal ministro Giorgetti?
«Innanzitutto, Giorgetti ha qualche responsabilità nella mia ricandidatura a sindaco di Luino. Ad agosto 2025 lui era a una festa dell’Alpone sopra Luino quando all’improvviso mi scrisse: “Ho deciso che rifarai il sindaco di Luino”. Dopo un quarto d’ora mi scrisse la Meloni che mi disse: “Guarda che Giorgetti dice che devi fare il sindaco di Luino, sono affari tuoi”. Giorgetti è un ministro stimato dai varesini, ma penso anche da gran parte degli italiani che vedono in lui una persona seria, coscienziosa, un ministro dell'Economia che amministra lo Stato come un buon padre di famiglia. Il miglior ministro dell'economia che Giorgia Meloni potesse trovare. Poi ho un ottimo rapporto con Stefano Candiani, con il quale abbiamo condotto diverse battaglie, sia sul frontalierato, sia sulla lotta allo spaccio nei boschi in provincia di Varese.
Tra i parlamentari dell'opposizione, devo dire che stimo molto Maria Chiara Gadda, che fa parte di un piccolo partito e proprio per questo interviene spesso in aula su vari argomenti. Le dico sempre che è quasi onnisciente perché è tenuta a prepararsi sempre su tutto. Ho un rapporto anche di simpatia con il deputato dei 5 Stelle, Ferrara, che è un politico interessante, in quanto su alcuni argomenti dimostra di essere preparato. Con Alfieri c'è una lunga conoscenza; in primo luogo è un politico del nord della provincia, perché la sua famiglia viene da Cunardo, suo padre è stato un segretario comunale di prim'ordine, a Luino è stato anche commissario prefettizio, quindi è una di quelle persone che hanno fatto la storia della pubblica amministrazione. Con Alessandro il confronto è sempre aperto, a prescindere dagli schieramenti.
Veniamo a Varese. Sembra che il partito con i maggiori voti nel centrodestra, Fratelli d’Italia, sia anche quello più “moderato” nel rapporto con l’amministrazione.
«È un po' il nostro stile in provincia di Varese. A Luino, dopo aver fatto dieci anni il sindaco, per cinque anni ho fatto un'opposizione “all’inglese” al centrosinistra e quando ci siamo ricandidati li abbiamo nettamente battuti, quindi non è che gridando e con un'opposizione sguaiata si ottengano grandi risultati. A Varese il partito è ben condotto da Enrico Argentiero che è persona moderata e sia nel rapporto con gli avversari sia nel rapporto con gli alleati sa mantenere un certo tipo di comportamento dialogante».
La partita di Varese è difficile…
«È sicuramente difficile. Secondo me i partiti del centrodestra hanno troppi candidati. Prendendo sempre ad esempio Luino, lì tutti i partiti del centrodestra hanno indicato me come candidato sindaco.
Qua ogni partito sembra indicare un candidato, forse noi non siamo così insistenti nel candidare i nostri. Questo è un po' il problema. Tant’è che quando nei giorni scorsi è venuta fuori l'ipotesi di Fontana, si è visto come tutti i partiti della coalizione si sono detti pronti a fare un passo indietro. Non so cos’abbia in testa Attilio Fontana, ma io mi auguro che ci sia, perché avrebbe la capacità di far fare un passo indietro a tutti i candidati. Che sono tutti di valore: Marsico, Puricelli, Cattaneo, i candidati della Lega. Sembra che non ci sia una soluzione di coalizione, il problema secondo me è ancora questo».
A Varese, ma anche a livello nazionale, la situazione della Lega è difficilissima. Fratelli d’Italia e il centrodestra come vedono questa crisi?
«È strana questa cosa, soprattutto in provincia di Varese, perché qui la Lega storicamente ha avuto una classe amministrativa di prim’ordine, quindi non può essere una crisi che parte da questo, perché ci sono ancora tanti sindaci della Lega davvero bravi e di primo ordine. Probabilmente il problema è una crisi nell'essere passati da partito territoriale a partito nazionale. Dopo il boom con il primo periodo del governo gialloverde, sono andati in crisi. Oggi si vede questo contrasto tra una parte della Lega che vuole tornare ad avere una prospettiva nordista e una parte che vuole tenere una prospettiva nazionale. Dal mio punto di vista, finché questa situazione non verrà risolta, ci sarà questo equivoco.
Ho un affetto particolare nei confronti della Lega e spero che possa tegn dur, come diceva Bossi».
A Busto, che si prepara ad accogliere la festa provinciale del partito, Fratelli d’Italia col segretario Falciglia ha detto di ambire ad avere ancora il candidato, magari in accoppiata con Gallarate. Ma anche la Lega dopo tanti anni ha questa ambizione (e nomi pesanti). Come si trova l’equilibrio?
«Se fosse soltanto per Busto Arsizio, dal mio punto di vista non ci sarebbe discussione, perché siamo sicuramente il partito più forte, abbiamo diversi consiglieri comunali, il sindaco, il vicesindaco, il presidente del Consiglio comunale. Fratelli d’Italia, per merito di un partito ben condotto da Falciglia e del grande lavoro che ha fatto il sindaco in questi anni, è sicuramente molto forte. Poi ci sono delle logiche che nascono dal fatto che si vota in tre comuni e quindi dovremo trovare una sintesi con gli alleati. Però fanno bene Falciglia e il circolo di Busto a reclamare per sé il sindaco, perché hanno i numeri, una storia consolidata in questi anni e hanno raggiunto un certo peso politico».
È noto, invece, che Francesca Caruso terrebbe ad avere un candidato di FdI nella sua Gallarate. Per voi il nome deve essere quello di Marco Colombo?
«Sicuramente a Gallarate siamo storicamente forti. Lo siamo sempre stati come destra nel nord della provincia e nel gallaratese, adesso lo siamo anche a Busto. Quindi è normale che a un certo punto la destra rivendichi la candidatura a Gallarate. Io posso dire che sosterrò in tutte le sedi questa candidatura e l'ipotesi di Marco Colombo è un'ipotesi su cui il partito scommetterà, perché ha tutti i titoli per essere candidato».
Come guarda invece a Vannacci? È un interlocutore o un avversario a destra?
«Io prendo atto che Vannacci ha più volte votato contro il governo insieme alla sinistra, quindi in questo momento sta contrastando l'azione del governo e rischia di fare un grosso favore alla sinistra.
Un conto è dire che la Meloni ha fatto bene e c’è la volontà di dare un contributo per rendere questa azione ancora migliore. Un’altra cosa è invece portare avanti degli attacchi che rischiano soltanto di favorire il centrosinistra».
Concludiamo con la sua Luino. Come sono stati questi primi mesi da sindaco?
«Sono stati molto belli, abbiamo organizzato bene la squadra, siamo partiti con grande entusiasmo. C'è un clima ottimo. Abbiamo utilizzato un importante avanzo di amministrazione per portare avanti un piano delle asfaltature bis, abbiamo cercato di ridare ordine e lavorare sul decoro urbano e abbiamo messo in campo delle prime opere pubbliche significative. Devo dire che è assolutamente positivo il primo periodo».