Sport - 01 settembre 2026, 17:10

Ciao Sergio, la promessa del Tigrotto: «Porteremo avanti tutto quello che hai creato»

Il cordoglio del mondo Pro Patria per la scomparsa del 67enne storico tifoso: dai Tigers Supporters all’edicola di corso Europa colorata di biancoblù. Il ricordo commosso degli amici di sempre. «Per la nostra generazione è stato come un fratello maggiore». Le testimonianze di Simone Lamperti, Lele Magni, Giovanni Pellegatta e Orazio Tallarida

Busto Arsizio e il popolo tigrotto piangono la scomparsa di Sergio Marra, nato il primo novembre 1958 e spentosi, questa notte, all'età di 67 anni. La notizia della sua perdita ha scosso profondamente l’intera comunità biancoblù, lasciando un vuoto in generazioni di tifosi che hanno condiviso con lui chilometri in trasferta, riunioni di club e l’amore incondizionato per la Pro Patria.

Figlio d’arte – il papà Luigi era stato un apprezzato dirigente che, insieme a Giannino Galazzi, accompagnava i giovani tifosi al seguito della squadra –, Sergio è stato una colonna portante del tifo organizzato bustocco. Dai primi passi mossi nel Pro Patria Club, di cui è stato a lungo consigliere oltre che firma del periodico «Il Tigrottino», fino alla fondazione dei «Tigers Supporters» a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, per poi dare vita nella stagione 2008/09 al club «Il Tigrotto».

Chiunque percorresse corso Europa non poteva non notare la sua storica edicola: un chiosco su cui Sergio aveva voluto dipingere, sulle saracinesche marroni, due strisce bianche e blu per manifestare pubblicamente la propria fede sportiva. Una gestione faticosa, fatta di sveglie alle 4 del mattino, portata avanti fino a circa dieci anni fa, prima che le difficoltà del settore lo portassero ad altre mansioni.

Il ricordo di chi ha condiviso la guida del club è affidato all'attuale presidente de «Il Tigrotto», Simone Lamperti: «Siamo profondamente tristi per quello che è successo. Faremo di tutto per mandare avanti al meglio il club in onore di Sergio e di tutto quello che ha fatto. Personalmente mi sento molto legato a lui perché mi ha lasciato l’eredità della realtà che ha fondato e a cui teneva tantissimo. Da parte nostra ci sarà tutta la voglia di fare il massimo affinché il Tigrotto prosegua nel migliore dei modi per onorare la sua memoria».

Parole cariche di emozione arrivano anche da Lele Magni: «Sergio è stato il fondatore dei Tigers Supporters negli anni, tra fine '70 e inizio '80, che portarono alla promozione del 1982. Proprio di quel campionato, restano indimenticabili alcuni momenti, come quelli della preparazione della celebre partita contro la Carrarese, decisiva per l'esito del torneo. Essendo più grande di noi, per la nostra generazione era una sorta di fratello maggiore. Al club si viveva in simbiosi: ci si trovava tre sere a settimana, si giocava a pallone, si mangiava insieme. Sergio ha poi fondato Il Tigrotto nell'annata in cui la Pro sfiorò la Serie B, per creare un punto d'incontro tra il club storico e il tifo della curva. Purtroppo negli ultimi anni la vita non è stata semplice per lui, ma fino all'ultimo ha mantenuto la sua dignità e la sua passione».

Un legame lungo una vita intera è quello testimoniato da Giovanni Pellegatta, presidente del Pro Patria Club: «Ci conoscevamo da tantissimi anni, eravamo un gruppo affiatatissimo; ora Sergio ha raggiunto in cielo Alberto "Fino" e Giannino Gallazzi. Abbiamo fatto insieme tutte le partite in casa e innumerevoli trasferte, oltre alle vacanze. Era una persona generosa ma sfortunata, rimasta senza parenti stretti dopo la perdita dei genitori. Negli ultimi giorni, ci siamo mobilitati per non lasciarlo solo neppure nel momento dell'ultimo saluto».

Anche il consigliere comunale Orazio Tallarida ripercorre gli ultimi istanti e un'amicizia nata sotto il segno della stessa classe anagrafica: «Eravamo nati entrambi nel novembre del 1958, a soli tredici giorni di distanza l'uno dall'altro. Sono andato a trovarlo venerdì nella sua abitazione a Borsano: era lucido, mi ha riconosciuto ed era contento. Abbiamo parlato della nostra amata Pro Patria, ma anche del suo cagnolino, un meticcio a cui era affezionatissimo e che ora è stato affidato alle cure del canile. Negli anni ho cercato di stargli vicino, per tutti noi resta il compagno di mille trasferte storiche e di un percorso ultradecennale iniziato sugli spalti dello Speroni».

Rimasto senza legami familiari diretti, Marra ha affrontato l'ultimo periodo circondato dall'affetto della cerchia di amici tigrotti, degno della sua storia personale e sportiva.

Giovanni Ferrario


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