Passa l'estate e ci si tuffa a piena mani, nell'autunno - per carità, nel bel tempo si spera tuttora e stando ai resoconti dei Contadini e di moltissimi Enologi, la Vendemmia, l'hanno anticipata e ha dovuto subire le scelte cambiate, rispetto a qualche anno fa. Quindi, non più, in settembre/ottobre, ma addirittura anticipata al dopo Ferragosto - buon per tutti noi, il risultato di questa decisione.
Uve pronte alla lavorazione completa e, "novello" già pronto sul mercato, preludio di un altro record e di alto gradimento, per i nostri vini, di questa meravigliosa Italia (antica Enotria) da parte degli addetti ai lavori, ma soprattutto di Produttori e Degustatori.
Giusepèn (lo vedo con entusiasmo) ne è lieto al massimo. Lui sa che la mia conoscenza sul vino, quale "prodotto finito" si basa su due concetti: ...mi piace o non mi piace e lui, Giusepèn, sghignazza e si limita a dire "l'è'l bucatu ca ga conta" (è il gusto al... gusto che conta) per spiegare meglio che "ul bucatu" non è l'insieme di indumenti o stoffe da lavare, ma è proprio l'olfatto unito al gusto che determinano la... delizia del bere sano. Giusepèn scivola sulla "brenta" (mastello di legno) quando ha espresso la parola "bucatu", ma so bene che intendeva chiarire quanto espresso.
"A Busti s'à'n tendàn da ven" (a Busto Arsizio, si intendono di vino) e Giusepèn tira in ballo …. Carlo Porta, poeta milanese che ha scritto un libro sul "ven da Busti" - non solo, Giusepèn cita pure Ugo Foscolo, letteralmente "innamorato" dei vini (bianchi-rossi-frizzanti-mossi-rosè-morbidi) che si producevano proprio qui, nelle nostre campagne. Giusepèn tira in ballo pure, la "nascita" della nostra Busto Arsizio, quando i Liguri disboscarono questa "langa" inadatta a pastorizia e agricoltura e resero possibile la creazione di una nuova città, tutta differente da quelle erette dai Celti che si interessò pure di vini!
Quindi, Busto (dal romanico combustum, significa arso e bruciato) e Arsizio, deriva dal Ligure "ardia" (sottile filo di ferro duttile) che ha dato inizio alla... nuova meccanica.
Per dirla tutta, moltissime città della Lombardia hanno quale desinenza -ano e -ate ed è possibile constatarle dalla toponomastica (Milano, Legnano, Cardano, Brusimpiano e Gallarate, Lentate, Cadrezzate. Cermenate).
E' a questo punto che Giusepèn tira in ballo il mio nuovo libro sul Dialetto Bustocco da strada che, da circa un mese è disponibile in Amazon e che si può acquistare direttamente - mi chiede, Giusepèn, a quando, la Presentazione Ufficiale in Libreria - lo rassicuro. Ci sarà (e lo renderemo pubblico, entro questo mese) e ci saranno pure gradite sorprese. Una (ad esempio) grazie al mio amico Roberto Armiraglio che mi ha messo a disposizione il nuovo "plesso" che sarà adibito a "eventi particolari" e... sarà "ul Giusepèn" ad inaugurarlo, con l'ingresso GRATUITO per tutti, dove ovviamente, si parlerà del mio nuovo libro che ha mantenuto lo stesso Titolo del primo libro dedicato al Dialetto Bustocco da strada, a cui ha fatto seguito "Giusepèn e Maria". A proposito, grazie a quei Lettori che hanno reso possibile un grande successo editoriale!
Quindi, TRE libri sul Dialetto Bustocco da strada, con storie nuove, vocaboli nuovi, riscoperti con la mente fervida di Giusepèn e situazioni nuove - si potranno gustare vocaboli della vecchia-Busto che solo chi è nato Bustocco e che ha imparato prima il Bustocco, poi la Lingua Italiana, conosce.
Direte... "e gli altri?" cioè, coloro che prima hanno imparato l'Italiano e solo dopo i trent'anni hanno imparato il Bustocco, che fanno? - la risposta la offre lo stesso Giusepèn: "imprendàn che Busti l'è gnua granda, par chèla genti là, càn saù lauò pulidu e tegni 'na patlòa genuina ca la fèi grandi Busti" (impareranno che Busto Arsizio è grande, per la sua gente, che ha saputo lavorare e trattenere -oltre la Legge che proibiva il Dialetto, ma imponeva l'Italiano- la propria Parlata genuina, tal è il Dialetto Bustocco da strada). A presto, dunque!




